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sabato 8 giugno 2002

SEGUI LE ORME - Parte Quinta (Conclusione)

Parte 5: CONCLUSIONI – MORFOLOGIA DI UN’IDENTITA’ SESSUALE TRA CULTURA DEL CONFLITTO ED ISTITUZIONALIZZAZIONE.

Francesco Macarone Palmieri (Warbear)

In questa sede si vuole tracciare una riflessione conclusiva sul concetto di orso come figura sociale, culturale, sessuale altalenante tra una energetica conflittuale, antagonista, disintegrativa rispetto al panorama omosessuale dominante e una dinamica integrativa che tende alla sussunzione di tale aritmia espressiva rispetto alla norma sessuale popolare. Ron Suresha si interroga sugli stimoli della nascita di una cultura sessuale, o meglio omosessuale, al di fuori di quegli schemi g-uppy (gay yuppy) che definiscono le dinamiche di relazione e le identità sociali ancor prima della nascita e sedimentazione della scena. E’ interessante seguire le orme all’indietro per fermarsi su un’icona storica di tutti i movimenti controculturali occidentali: Allen Ginsberg. Poeta, sovversivo, omosessuale ma soprattutto grosso, sovrappeso, barbuto, imponente, irsuto, sensuale, forte, dolce e spirituale, Allen Ginsberg sembra rappresentare la sorgente di quella storia che ci interessa attraversare qui. Il suo contributo a quella generazione distonica-maledetta del beat, la ritmica di devianti e deviati che hanno dato vita a musica e parole libere, critica ed azione diretta, sembra essere parallelamente il contributo a quella scena al di là da venire 25 anni dopo, in grado di trasformare il panorama omosessuale piatto e ordinato in un ruggito animalesco fatto di dolcezza ed individualismo.

Orsi e controculture, questo è il doppio passo che sembra incarnare Ginsberg come icona simbolica del cambiamento radicale indicandoci la strada per l’analisi a seguire. Suresha ricerca le origini destabilizzanti del movimento degli orsi vent’anni prima la sua nascita attraverso un altro percorso socioculturale, ovvero il movimento dei "radical fairies". Esso è stato, secondo lui, il letto di quel fiume di peli-pance-barbe e attitudine al cambiamento sviluppatasi successivamente. Tale movimento si esprimeva tramite valori tipicamente anarchici-rurali della scena hippy dei primi anni sessanta in chiave omosessuale quali l’uguaglianza di genere, la libertà sessuale, la vita country organizzata su base comunitaria (la comunità "short mountain collective" in Tennessee). Ciò viene testimoniato dalla loro pubblicazione "RFD: a country journal for gaymen everywhere ". Lo stimolo più grosso di questo movimento è stato nella creazione di quel senso di naturalità nell’approccio psicologico, culturale e sociale alla diversità sessuale quindi nella definizione del concetto di "natural man". RFD è stata l’unica pubblicazione, sebbene non dedicata esclusivamente agli uomini sovrappeso ed irsuti, a parlare di alterità sessuale, mostrando modelli alternativi a quelli che venivano proposti nella società occidentale. La celebrazione della barba diviene, attraverso il lavoro dei fairies un atto di sovversione simbolica o stravolgimento di quell’estetica clean, dominante che vedeva la sua crescita come un rifiuto dell’ordine. Non solo, i fairies uniscono alla barba e capelli lunghi vestiti ultracolorati, tipici sempre della cultura hippy, spesso giocati su un collasso dei codici poiché simbolicamente identificanti il genere femminile. I fairies portano avanti durante gli anni ‘70 una critica radicale a tutti gli istituti politici e sociali del panorama occidentale, rifiutando l’idea di famiglia, proponendo e praticando invece l’idea di sesso libero e vita in
comune. Il termine, oggi inflazionato, di " transgender" come riflessione sul genere e sui suoi attraversamenti oltre l’idea biologica di sesso, discende direttamente dal loro pranksterism simbolico fatto di barbe e rossetti, vestiti da donna e vite da contadino definiti "genderfuck". Le differenze fondamentali tra il postumo movimento degli orsi e i radical fairies si basa sulla dialettica rurale/urbana. Gli orsi secondo Suresha sono un’espressione tipica della metropoli occidentale al contrario dei valori country ecologisti, hippy dei radical fairies. Il continuo flirt degli orsi con la scena leather, poi, ne è palese testimonianza. L’ironia contraddittoria è che in alcune tracce di analisi sociologica all’interno del "bear book" si è resa palese, per quanto a mio avviso anche retorica, una grossa appartenenza degli orsi a quella fascia white collar, middle-upper class spesso conservatrice che gioca sessualmente in forma classista sulla feticizzazione di quell’estetica prolet americana fatta di boots, levis portati senza underwear, camicette di flanella e cappelli da baseball. Ma, come è evidente, una caratterizzazione analitica del genere lascia il tempo che trova proprio nel momento in cui il movimento degli orsi diviene una cristallina testimonianza dei processi di globalizzazione, mostrandosi come movimento mondialmente omogeneo e, nello stesso momento, localmente eterogeneo ed esplosivo, contenente quindi nel suo ventre quella molteplicità socio-culturale esponenziata, tipica della postmodernità. Come già detto, è chiara anche quell’influenza data dal movimento femminista-lesbico radicale che è partita proprio dal corpo per rivendicare una sessualità distinta e libera dalla schiavitù della visione politica patriarcale nella sfera occidentale. Così come il corpo della donna e il separatismo ha portato ad una rottura, anche e sopratutto nel panorama politico ed ideologico di sinistra spezzando quell’idea machista rivoluzionar ia attraverso la proposizione di modelli sessuali alternativi, anche il corpo maschile degli orsi, sovrappeso, peloso, barbuto chiaramente non conforme a nessun modello dominante, è entrato in diretto conflitto con le schematiche rappresentazioni sociali dell’identità omosessuale, dilatandole fino a spezzarle. Non solo, nei movimenti lesbici femministi, c’è sempre stata un’area di rivendicazione dell’obesità femminile come forma di bellezza precedente alla nascita degli orsi, il cui messaggio era "we are big, fat (below) -average looking people who love others of the same sex – and we are just as worthy of love and respect as anyone else in this world ". Radical fairies e femministe lesbiche "fuori forma" sembrano aver rappresentato il mindfield di controcultura sessuale che ha dato vita al movimento ursino. Tutto ciò ha aperto la strada a quell’esplosione del molteplice citata prima, di cui il movimento degli orsi ne è simbolo chiaro ed imponente, espresso nella valorizzazione del tema della diversità. Suresha afferma che "...il movimento di liberazione lesbica dei primissimi ’80 ha rappresentato la prima idea non-patriarcale non-eterosessuale non-bianca di correttezza politica votata verso una destigmatizzazione di ciò che, per la cultura popolare, era percepito come vergognoso o tabù. Non solo ne scaturì un cambiamento del linguaggio inglese-americano e non solo da parte delle ‘siddette minoranze marginali, quanto un più grosso cambiamento nelle attitudini e nelle azioni della società americana nella sua interezza. L’incrementata valorizzazione del tema della diversità ha caratterizzato l’azione della controcultura sessuale. Questo significativo slittamento socioculturale ha creato una base comune per l’amplificazione della diversità etnica, religiosa, per i portatori di handicaps e tutti i gruppi costituitisi in base alla loro specificità. Tale enfasi nella controcultura sessuale, nelle sue continue diversificazioni, si è espressa in una vasta gamma di pubblicazioni (di cui ancora una volta BEAR magazine è grossa testimonianza) in forma di fanzine o più patinate: nel mercato gay maschile si trovano fanzines per orsi, obesi, gay hippies, latini, feticisti di prepuzi, feticisti di minidotati, computer nerds, etc". L’alba del movimento ursino viene qui rappresentata da una forte carica di rifiuto, di gaudenteribellione e piacevole abbandono di tutto ciò che era codificabile come cultura gay. Questo spirito è ben rintracciabile in una pratica immediatista e spontanea nei primi bearhug parties. Animati dal desiderio del contatto, in una sorta di approccio Do It Yourself, alcuni orsi si riunirono per aprire spazi di socialità sessuale creando una rete ramificata di parties bearhug/BAREHUG no-profit, per il puro piacere di relazionarsi con i loro simili, iniziando direttamente dalle loro case, con una offerta libera per sostenere il costo delle feste. Sam Gancazaruc, uno dei fondatori del BearHug afferma " ..chiedevamo contributi alla porta per le spese della festa e degli inviti. Non intendevamo assolutamente far diventare queste feste un impresa commerciale". Dalla fine degli anni ottanta ad oggi, il percorso del movimento ursino si è sviluppato sedimentando un panorama culturale vasto ed articolato ma in continua e caotica mutazione, con le sue strutture e i suoi confini identitari continuamente alterati. L’europa ha sempre vissuto per eco e reintepretato a seconda delle culture nazionali tale scintilla sessual-libertaria che, comunque, ha iniziato il suo percorso di sedimentazione istituzionale e di addomesticamento politico-economico. Oggi che la definizione di orso, pur nelle sue infinite varianti si è strutturata in un nucleo specifico, essere eletto "Mister Bear" significa, avere ed esercitare il potere del bello, avere ed esercitare quindi il potere economico che ne deriva ed i relativi status ruoli sociali e politici, ricostruendo le stesse dinamiche di dominio ed emarginazione da cui gli orsi nascono come sche ggia libertaria. Qual’è il futuro del movimento? Riuscirà il movimento ad essere liberamente indipendente dal panorama omosessuale che, in un ottica politica, economica, sociale e culturale tende alla continua omogeneizzazione tramite la ricostituzione della norma espressa in conformismo omosessuale? Riferendosi al fenomeno degli orsi come rappresentazione dei processi di globalizzazione - intesi come costituzione di una cultura mondiale omogenea ed esplosione interna dei localismi culturali eterogenei - alla domanda finale dell’introduzione di Less Wright "cosa succederà quando il tribalismo del primo mondo incontrerà il villaggio globale?" possiamo solo rispondere che, oltre ogni sottomissione subculturale e dialettica controculturale, sarà la continua ricerca del farsi uomo amante di sé al di fuori di ogni assoluto, godendo enfaticamente delle continue differenze e perdendosi nella xenofilia della continua alterità, a reinventare una mascolinità dislocata da quelle norme autoritarie e repressive che hanno accompagnato le identificazioni di genere fino ad oggi. Il perseguimento di valori antiautoritari e libertari - i quali hanno dato scintilla di vita alla mostruosa bellezza di creature idiosincratiche rispetto ad un panorama che le rifiutava - sarà la chiave di lettura per questa tempesta d’amore che continuerà a tutelare e ad esponenziare la diversità radicale. (FINE)

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venerdì 8 marzo 2002

SEGUI LE ORME - Parte Quarta


Parte Quarta

RADICI E STORIA DI UN'ALTERITA' OMOSESSUALE

di Francesco Macarone Palmieri (Warbear)

Le origini storiche della nascita identitaria ursina sono ignote. Anche in questo caso possiamo adottare una prospettiva molteplice alla ricerca storica andando a tracciare una delle nascite possibili del movimento attraverso la scelta del simbolo. Possiamo risalire agli inizi degli anni ‘80 in America e contestualizzare la nostra ricerca attraverso l’uso del simbolo dell’orso come riferimento di identificazione omo-sessuale attraverso la pratica dell’hanky code nelle feste leather. La scena leather/sm comunque rappresentava l’alterità - sebbene oramai interiorizzata dalla cultura omosessuale - rispetto al panorama del gay mainstream e in questo senso era terreno fertile per chi si sentiva altro dal suddetto senza avere spazi/tempi aggregativi. I parties leather, come in ogni forma culturale, avevano al loro interno un sistema semantico basato sull’estetica, quindi sul posizionamento di una serie di accessori che comunicavano le preferenze sessuali in relazione alle pratiche di una omosessualità non convenzionale rispetto ai parametri dominanti. L’hanky code rappresenta questo sistema segnico di individuazione microidentitaria nell’enorme arcipelago leather. Il sistema si basa sull’uso di fazzoletti di colori diversi messi in posizioni differenti nelle tasche, rappresentanti per il rosso il fist fucking, per il nero il feticismo della pelle, per il giallo l’amore per l’urina etc. Gli orsi, all’interno di questo sistema segnico, avevano inserito una variante che andava controcorrente rispetto al significato duro e radicale delle pratiche proposte; essi indossavano un piccolo teddybear a zampe aperte nel taschino delle loro camicette di flanella o tutine di jeans per testimoniare la loro diversità, intesa come ricerca del bearhug, o l’abbraccio; sia esso poderoso e lottatore o co ccola. Il teddybear secondo alcuni teorici , è stato la scintilla che ha dato il via alla definizione identitaria sessuale degli orsi caratterizzandoli rispetto alla precedente scena leather che comunque già sviluppava il culto del genere maschile nella costruzione dell’identità sessuale dedicata a feticismo dei peli e barbe oltre che della pelle, sigari e tutti gli elementi simbolici che radicalizzano la mascolinità. La domanda di fondo “cos’è un orso” esprime ancora una volta la sua creatività nell’assenza di una risposta unica ed unilineare, se non in una duplice prospettiva iniziale definita da Les Wright: Orso come immagine e Orso come attitudine. Nel primo caso, l’orso come immagine suggerisce la visione di un uomo con un grosso corpo peloso mentre nel secondo, la concezione dell’orso come attitudine rappresenta un uomo con un appetito epicureo, un’atittudine all’imperturbabilità, una forte stabilità nell’autoaccettazione e consapevolezza della sua condizione di alterità estetica e sessuale quindi culturale e sociale. Il movimento di liberazione omosessuale ursina dalle definizioni sociali come stereotipi imposti prende stimoli dai precedenti movimenti di liberazione, siano essi per i diritti civili degli african americans, quelli femministi, quelli omosessuali da Stonwall in poi, o, ancor prima, dei movimenti pacifisti contro la guerra in Vietnam. Il processo di autoidentificazione ursina viene definito, come sovraesposto, il secondo coming out. Ciò avviene, quasi per risposta, nello stesso momento in cui i rivoltosi hippy androgini di Stonwall si trasformano in quello stereotipo di gay yuppies, intesi come figure socialmente integrate. Gli orsi quindi nascono come l’alternativa spontanea e contemporaneamente audace al mondo gay consolidato e dominante sulle omosessualità presunte minoritarie. L’alba ursina sorge come ultima luce di definizione di quell’identità maschile orientata sessualmente verso lo stesso genere. Le prime radici dell’identità ursina, secondo Les Wright, possono essere raccolte dissotterrando la storia omosessuale fotografica americana orbitante intorno ad un certo “Old reliable“ il quale usava modelli che incarnavano il concetto di “natural man” inteso come come rude uomo urbano di origini “blue collar”, chiaramente proletarie. La ricerca storico-documentaristica mostra alcuni reprotages di piccoli bear parties nei garages delle grosse discoteche. Nel 1979 venne pubblicato un articolo su “ The Advocate “- una rivista a tematica gay - il primo in assoluto che rifletteva sugli orsi sia da un punto di vista estetico che da un punto di vista comportamentale. In ogni caso la prima ondata ursina può essere storicamente contestualizzata in un periodo che va dal 1986 al 1989. La prima data rappresenta un momento topico poiché sottolinea la ricostruzione di una socialità omosessuale da parte degli orsi in piena epidemia di sindrome da immunodeficienza acquisita; in questo senso il beardom si riconfigura come spazio di socialità senza un forzato richiamo alla pratica sessuale. La sedimentazione della cultura ursina tracciata nella metà ottanta, ridà vita a quella dialettica di composizione identitaria di genere maschile su un piano omosessuale, emarginata dalla presenza di quei modelli divenuti dominanti da parte del gay mainstream. Essa viene chiaramente espressa dall’orbita maschile che parte nei primi del novecento dai “wolves” e successivamente nei 50/60 dai “machos”. Gli orsi hanno rappresentato uno slittamento semantico rispetto alla definizione di una mascolinita’ filtrata da quelle caratteristiche violente ed autoritarie della sua visione eterosessuale. In questo senso gli orsi ancora una volta incarnano le due anime del grizzly e del teddybear. La metà degli anni ottanta è la culla storica di nascita del movimento ursino nel processo di autoidentificazione attraverso 3 interventi: la te cnologia comunicativa su base digitale; la nascita dei social clubs; l’editoria tematica. Una volta stabilitasi e democratizzatasi, la tecnologia dell’informazione ed internet in seguito, si sviluppò nel 1986 una rete di Bulletin Board Systems che diede vita a quel safe space telematico per orsi definito, con un gioco di parole, il cyBEARspace. Questo network ovviamente ebbe la sua trasformazione spontanea in una mailing list mondiale chiamata “BML” ovvero Bears Mailing List appunto matrigna di chat rooms interni all’Internet Relay Chat di cui “BearCave” il più famoso e, infine, del grosso database mondiale di informazioni riguardante la cultura ursina chiamato “Resources 4 bears”. Oggi, con la cultura telematica dell’immagine assistiamo all’espandersi delle videoconferenze con servers dedicati agli orsi all’interno di softwares specifici. La condivisione di massa dell’idea di orso attraverso la rete è stata coadiuvata da una nascita rizomatica di bearclubs in tutta l’america facendo San Francisco il pivot della scena. Questo periodo rappresenta la nascita della seconda ondata ursina databile intorno al 1989; anno in cui il primissimo club fu fondato nell’IOWA sotto il nome di BEARPAWS. L’ “international directory of bears organization” definisce le tappe della ramificazione dei clubs passando dal 1994, in cui se ne erano stabiliti 40 sul territorio americano, arrivando nel ‘96 a 137 sulla superfice mondiale calcolando l’area Girth and Mirth e quella leather friendly. Di qui in poi si iniziarono ad organizzare grossi meetings – come l’Octobearfest , i Bearbusts, il Bearpride di Chicago, l’EBMC (European Big Men Conve rgence), il Bear Roundup texano e l’International Bear Rendezvous di San Francisco per citarne alcuni – ed eventi mondiali che creassero dei volani di comunicazione nella molteplicità delle scene ursine supportate dai singoli clubs i quali, a loro volta operavano su un indirizzo non profit per creare una socialità e cultura della differenza (tramite feste, mostre, incontri, dibattiti, camping estivi, etc a seconda degli interessi di ogni club) e occupandosi contemporamente del recupero fondi per supportare la ricerca sull’aids sostenendo le istituzioni sanitarie che se ne occupavano. La terza scintilla è dedicata all’espressione ursina in campo editoriale. Il tema dei media, come abbiamo visto, in ambito di teconologie dell’informazione ancor prima che in quello pubblicistico tradizionale, ha rappresentato l’interfaccia per la divulgazione o quantomeno l’apertura al dibattito sul concetto di orso. Ciò fa sì che lo stesso sia un chiaro prodotto di una cultura postmoderna, una cultura sessuale della comunicazione o, ancor di più, un’erotizzazione della comunicazione visuale. Ora, se la postmodernità è definita dal mediascape come infosfera omnipervasiva composta da un’ibridazione mediatica tra vecchi e nuovi media, la cultura ursina, nei suoi percorsi individuali, ne è il diretto prodotto. La testimonianza di quanto detto è data dal suo ambito pubblicistico. L’impossibilità di una identificazione nei modelli proposti dai media, da parte di chi consuma informazione, impone un passo doppio ovvero la frustrazione dovuta all’impossibilità di costruire il proprio sé spinge gli irredenti dei processi mediatici di potere, verso costruzione del proprio medium. Così lo è stato per “BEAR”, pubblicata da Richard Bulger; la rivista cardine de l movimento che nasce come fanzine nell’ordine di quaranta copie a numero, fotocopiate a costo zero, ora trasformatasi in una rivista patinata mainstream che, nel suo processo di consolidamento editoriale ha aperto la strada ad una catena di pubblicazioni le quali espandono il concetto dell’alterità ursina in molteplici sfumature. Agli inizi degli anni novanta, un big bang informativo a tematica ursina è esploso nelle pagine di riviste quali Big Ad, Husky, Daddy, DaddyBear, GRUF, Bulk Male, American Bear. La ramificazione mediatica ovviamente si è espansa in rete trasformando in forma elettronica-ipertestuale le precedenti pubblicazioni spostandosi sempre di più sull’immagine mandando per altro i suddetti in crisi economica. Gli episodi contemporanei più esplicativi sono i siti generalistici dedicati alla tematica ursina di cui, come ho precedentemente detto, il primo e più omnicomprensivo è Resources4bears. A seguire, una rete di siti dedicati all’informazione ursina e chub come il network di Girth ‘n’ Mirth, o grossi portali ursini continentali quali bearpess (ora bear-pics) o eurobear; successivamente i siti dei social clubs a livello mondiale e i siti che raccordano le presenze ursine nazionali, spesso a loro volta networks di websites personali di orsi raggruppati in rings. [Continua]

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mercoledì 5 dicembre 2001

SEGUI LE ORME - Parte Terza


UN'INTRODUZIONE AL " BEAR BOOK – Readings in the History and Evolution of a Gay Male Subculture "

di Francesco Macarone Palmieri (Warbear)

Terza parte


Ripartiamo dalla domanda principale: cos'è un orso? Le risposte possono assumere una molteplicità di forme significative, tante quante sono le idee sull’estetica, sulla cultura, sul linguaggio e sulla socialità ursina da parte di tutti gli interlocutori diretti o indiretti del BearDom. Les Wright imprime le sue orme sul tema muovendo dall’idea dell’attrazione sessuale sulla stessa base di genere, non solo come un semplice input biologico bensì, nella sua realizzazione, come costrutto sociale e culturale. Se il coming out può essere rappresentato da un dialogo interiore o narrativa del sé, quindi il continuo elaborare e mutuare una politica di genere delle relazioni sessuali, percepirsi come orso significa espandere, esponenziare questo processo in una dialettica narrativa ancora più profonda e complessificata all’interno di ciò che viene definito come gay mainstream o panorama dell’omosessualità dominante, in tutti i suoi lati. L’infosfera omosessuale ha continuato a riprodurre gli stessi codici interpretativi sessuali per la lettura dei rapporti tra persone dello stesso sesso su un’identificazione ferrea dei due generi maschile/femminile. Il percorso identitario bipolare tracciato da Les Wright tende a destabilizzare questa dialettica. Esso parte dai primi decenni del novecento, negli Stati Uniti d’America, dal rapporto tra "wolves" e "fairies". Spostandoci nei sessanta ritroviamo la stessa polarizzazione reinterpretata sulle identità culturali dei "machos leathermen" e delle "queens". Nel 1969 questa bipolarità viene sbilanciata attraverso la scintilla che dà vita al movimento omosessuale, in tutte le sue caratteristiche politiche, sociali e culturali, attraverso l’episodio eclatante dei riots allo Stonewall Inn, creati in risposta alla continua repressione poliziesca Newyorkese in quel di Christopher street. Storicamente riconosciuto come momento di nascita del movimento gay, lo Stonewall Inn ha rimescolato i codici, essendo partecipato da crossdressers, transessuali e omosessuali comunque non riconoscibili e ascrivibili alle precedenti interpretazioni identitarie bipolari, proponendo un immaginario hippy androgino, che nell’arco di 15 anni si sedimenta come l’identità omosessuale dominante definita "clone". Les Wright parte da questo background per esprimere esteticamente, culturalmente e socialmente il concetto di "orso"; questa volta in una polarizzazione dialettica negativa di superamento dell’estetica "twinky" o, appunto, il "twinky clone" di diretta provenienza del gay mainstream. Il twinky è inteso come esteticamente giovane, biondo, magro, glabro, palestrato, surfista, leggermente effeminato. La costruzione sociale dell’ "orso" è in diretta opposizione e superamento di questo tipo di estetica nonché dei suoi modelli culturali, norme sociali e strategie politiche ad esso associate. Essa si muove a sua volta, sempre secondo Les Wright in un’ennesima bipolarizzazione.

Il primo polo è rappresentato da ciò che Rychard G. Powers definisce " natural man", inteso come essere umano che entra in contatto con la sua insita alterità e mascolinità, vista come altra appunto dai modelli culturali quindi estetici dominanti. In questo caso siamo posti davanti ad un bivio estetico culturale: da una parte fioriscono "heavyweights, chubbies" ovvero i Girth ‘n’ Mirthers - network di socialità e sessualità obesa che ha una scena a se stante sebbene convergente in più punti e dialogica rispetto a quella ursina; dall’altra il panorama si apre su un link diretto a ciò che è stata controcultura e alterità diffusa in America negli anni 60 e 70. Mi riferisco qui a tutto l’ambito biker/hippy/punk e freaks/weirdos (intesi come mostri quindi altri dal concetto di normalità sociale culturale sessuale) tagliato fuori da una socialità omosessuale rispetto ai canoni dominanti. In questa prospettiva, creando un forte squilibrio simbolico nelle interpretazioni eterosessuali - sussunte a loro volta come strumenti di autolettura da parte dello scenario omosessuale - e fuoriuscendo dall’identità "twinky" come imposizione sempre da parte del gay mainstream, gli orsi con la loro estetica , la loro produzione culturale e sociale autonoma e indipendente, hanno distrutto i confini di emarginazione continua dovuta alla loro diversità, sfidando in modo dolce e violento le egemonie di potere. Il secondo polo invece rappresenta l’istituzionalizzazione del movimento ursino. Les Wright lo definisce il polo del "glamour bear". Concependo l’idea di "glamour" come una forma di accrescimento ed esercizio del potere attraverso l’appartenenza della bellezza come valore dominante e quindi come " the pleasure to be envied ", la prospettiva precedente viene ribaltata completamente e l’estetica ursina, si presenta sedimentata, codificata ed istituzionalizzata come un modello di riferimento che ricostruisce gerarchie e rapporti di dominio. Ancora, non è così semplice; gli orsi, come vedremo in seguito, incarnano lo spirito della complessità e della contraddizione anche nel loro simbolismo. Essi possono essere rappresentati simbolicamente nel panorama culturale occidentale come creature terrificanti, aggressive, violente, distruttive nell’immagine dei Grizzlies e contemporaneamente come teneri, morbidi, caldi, riappiccicanti pelouches nell’immagine dei teddybears. Un orso tende alla costruzione e definizione di quella naturalità intesa come entrata in contatto con il sé, come altro dai modelli interpretativi correnti in ambito della sessualità, siano essi femminil-orientati da parte della percezione eterosessuale bipolare, siano essi omosessual-orientati nella percezione del "twinky clone " o del "leather macho". Non è possibile intervenire su una classificazione sociale degli orsi poiché, specialmente nella primissima ondata, gli spazi sociali ursini auto-organizzati come i bearhugz parties per esempio, erano partecipati attivamente da tutto ciò che era lo scarto, la non accettazione da parte del panorama omosessuale dominante quindi dall’alterità radicale motivata dal desiderio di orientare i propri rapporti sessuali sulla base dello stesso genere in un molteplice composto da bikers, obesi, feticisti del pelo , uomini di colore, blue collars (il proletariato americano definito dal colore blue delle tute da lavoro, opposto ai white collars ovvero il ceto medio con il colletto bianco della camicia) urbani e country men. Il trait d’union di questo lumpen proletariat sessuale era il suo non conformismo alla normalizzazione sessuale imposta dallo scenario omosessuale mainstream. Ciò viene testimoniato dal fatto che , la prospettiva inclusiva di questi meetings , era proprio data dalla negazione del dress code che definiva le strategie di esclusione sociale , nei vari locali omosessuali e nelle feste leather. La naturalizzazione sessuale del genere maschile si rifletteva nel motto " Be, Don’t act" .Il concetto del " being natural " per altro è stato derivato da quella teoria femminista che ha lavorato sul rifiuto, da parte delle figura oppressa, di sottomettersi ai valori del patriarcato, quindi ai suoi valori sociali , politici e ai suoi modelli culturali-estetici. In questa prospettiva il femminismo è parallelo al movimento ursino in forma scalare, dal momento in cui lo stesso ha ripreso un altro concetto caro alle precedenti forme di liberazione ovvero quello di " safe space " , che le femministe hanno portato nel suo piano più radicale al separatismo. Il tema di lavoro era creare uno spazio di socialità per l’ursinità rifiutata che desiderava riconoscersi nella propria diversità. Il "beardom " non è altro che un’applicazione ursina alla precedente idea di spazio "salvo" dai precondizionamenti culturali inerenti alla sessualità; uno spazio di socialità per orsi o il mindscape identitario nomade in espansione che definisce interazioni sessual-sociali e culturali su costrutti di genere maschile.

La costruzione sociale della mascolinità omosessuale è coinvolta con quella egemonica eterosessuale, quindi in una difficile e insanabile contraddizione con tutte le norme sociali pertinenti a tale identità quali il potere , l’autoritarismo, la violenza , la misoginia etc . Gli orsi incarnano la contraddizione di sentirsi maschi mescolando omosocialità ed omosessualità , al di fuori di quelle definizioni identitarie di genere dominanti che coinvolgono i suddetti valori, quindi in questo senso , creando un forte clash simbolico nelle interpretazioni di ciò che si definisce come dominante; e nel panorama culturale più vasto e in quello più direttamente omosessuale .Il secondo coming out - inteso come autoidentificazione nelle relazioni sessuali orientate sul genere maschile, nel rifiuto del gay mainstream – rappresenta un doppio passo nei processi di liberazione dalla mimesi sociale imposta rispetto alle identità sessuali proposte. Questo percorso narrativo in progress nella definizione del sé, è concettualizzabile, secondo Les Wright , in una prospettiva emancipativa-libertaria come "nazionalismo queer ", inteso come la continua ricerca di autonomia sessuale. La rielaborazione della mascolinità come identità sociale fa si che gli orsi siano i produttori della loro stessa storia, rifiutando il ruolo di vittime delle codifiche sociali stabilite. Sebbene il concetto di nazionalismo in sé sia pertinente ad una categorizzazione tradizionale e , significativamente repressiva nella critica sociologica, l’idea di autonomizzazione rispecchia l’idea di postmoderno della fine della storia come strutturazione del potere di chi la elabora definendo il presente in tutte le sue sfere. La morte della storia come frutto della dissolvenza delle strategie di potere nelle continue cittadinanze, siano esse politico-sociali o sessuali, permette un respiro alla molteplicità delle storie e in questo caso ad una storia sessuale che rivendica o , meglio , lavora nella definizione dei suoi stessi scenari attraverso il distacco sempre più veloce e sempre più dissolutivo, delle identificazioni poste come dominanti. Su questo piano innovato, la rilettura del "Beardom "come spazio di socialità e produzione culturale altra , rappresenta l’abbraccio delle tensioni irrisolte nell’oscillazione continua tra globalizzazione e tribalizzazioni o localismi culturali nei processi relazionali mondiali. L’identità ursina è dissolvente in una mutazione costante e squilibrante, in continua elaborazione tra due piatti della bilancia: i social clubs di orsi con il desiderio di associazionismo e il forte senso di individualismo prodotto da questo tipo di cultura. Un altro fattore profondamente caratterizzante la nascita del movimento è stato il suo prodursi come risposta alla grossa ondata dell'Aids. La prima datazione della comunità ursina può essere riportata alla prima metà degli anni ’80; lo stesso periodo storico che segnò il più violento attacco dell’epidemia dell'Aids nel panorama mondiale, distruggendo completamente la comunità omosessuale assolutamente impreparata – in primis culturalmente poiché l’idealtipo omosessuale rappresentava l’edonista forzato o partyguy dedito ad ogni tipo di droga e sesso non protetto – ad uno sconvolgimento del genere. Questo scenario diede vita ad una caccia alle streghe interna rispetto a chi aveva il marchio di Caino del virus , creando un completo split emarginante di due aree diverse rispetto alla positività o negatività del test immunologico. Il network ursino ha dato vita ad una nuova integrazione, tra hiv - e hiv+ facendo gioco-forza proprio sul tema dell’alterità radicale che l’identità ursina rappresentava e quindi nel rispetto e tutela della diversità come negazione dell’idea di minoranza (in questo caso non più obesa e pelosa quanto infetta) e della susseguente emarginazione. Il bearlook, inteso come fisicità ursina pelosa, barbuta e sovrappeso, ha avuto un'amplificazione erotica proprio perché antitetico all’idea di malattia fattasi corpo magro e prostrato (sebbene anche questo sia uno stereotipo). Il beardom può essere definito a tutti gli effetti la nuova realtà omosessuale costruita su valori libertari dalle rovine del gay mainstream.
[Continua]

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domenica 2 settembre 2001

SEGUI LE ORME - Parte Seconda

UN'INTRODUZIONE AL " BEAR BOOK – Readings in the History and Evolution of a Gay Male Subculture "
di Francesco Macarone Palmieri (Warbear)

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DOMANDE: WHAT IS A BEAR?


Cos’è un orso? Questa è la domanda focale intorno alla quale ruota tutto il lavoro di Less Wright. La prima e più immediata risposta è: non vi è risposta a tale domanda, o meglio: non vi è una definizione unica e condivisa dell’identità ursina se non quella data da visioni in bilico tra i pensatori e i partecipanti alla scena mondiale. Questa è la ragione, in linea con la metodologia dei Cultural Studies, per la quale viene sviluppato un approccio multidisciplinare al tema centrale del libro. Less Wright introduce il concetto di "orso" con un taglio sociologico, storico, filosofico, narrativo e di analisi massmediatica. Spaziando attraverso la sua poliedria, egli apre la definizione identitaria su tre sezioni quali: " History"; "Bears Images "; "Bears Spaces"; muovendo dissolvenze analitiche tra i tre spazi paratestuali. Superando l’intro dell’autore, il primo articolo, scritto da Michael Ramsey, un assistente ricercatore in geologia all’università dell’Arkansas, è dedicato alla mitologia totemica nord-americana dell’orso in una prospettiva simbolica rispetto alle credenze e le leggende popolari. Il secondo articolo rappresenta ciò che gli orsi definiscono "the second coming out from the closet" ovvero il secondo coming out come orso rispetto al precedente, come omosessuale. Si tratta di una short story con un taglio autobiografico narrativo e analitico redatto da Scott Hill, il fondatore di "burgbears" uno dei primi social clubs di orsi negli U.S.A. situato a Pittsburg.

Il capitolo numero cinque, scritto da Robert Ridinger, un antropologo culturale dell’Università dell’Illinois, è dedicato allo sviluppo della cultura ursina, letto in una quadruplice prospettiva: storica, sociologica, antropologica ed estetica. Il sesto contributo è dato da Robert Ridinger, un docente di Social and Cultural Studies a Berkley. Esso tratta del precedente tema, dedicandosi all’identità ursina come un fenomeno di attraversamento sociale o socialmente obliquo, riflettendo sull’estetica proletaria-blue collar dell’orso come una forma di feticizzazione sessuale. Concludendo la prima sezione, che dissotterra e scandaglia le radici del movimento, si entra in una successiva dedicata strettamente all’immaginario ursino. Il capitolo sette mostra una profonda analisi di contenuto induttiva sui modelli estetici americani dominanti rappresentati in vecchi e nuovi media, partendo dai modelli mainstream per arrivare ai media prettamente inerenti alla scena degli orsi. Questo saggio è stato elaborato da Philip Lock, uno specialista di analisi mediatica nonché scrittore di fiction ursina su "bear magazine" la testata di riferimento del panorama editoriale del movimento. A seguire, Rychard G. Powers, un filosofo free lance, focalizza l’idea dell'orso" come un uomo, sessualmente orientato verso lo stesso genere, che entra in contatto con la sua vera natura rompendo le barriere di condizionamento sociale agenti nel panorama omosessuale dominante. Egli poggia la sua analisi sul tema del "natural man", tratta dal mito greco del "green man", definendo successivamente il "beardom" come il suo "safe space" o spazio sicuro di socialità, sessualità e cultura ursina. L’identità estetica degli orsi può esser ironicamente e profondamente giocata su un nuovo linguaggio codificato, definito da Bob Dohuane, uno degli orsi che più ha lanciato la prima ondata del movimento in rete creando ciò che oggi è definito il Cybearspace tramite la "BML" (Bears Mailing List) e il sito "Resources4bears" (il più grande ipertesto informativo sugli orsi, con una grossa credibilità e partecipazione ursina). Ultima, ma non inferiore in termini di importanza, nella sezione "bears images" troviamo una grossa intervista con Jhon Rand, uno dei primi fotografi di orsi negli Stati Uniti che vanta un carnet enorme di pubblicazioni in molteplici testate quali "BulkMale"; "Bear"; "American Bear".

L’ultima sezione è anche la più pragmatica e geografica. "Bear Spaces" si apre alle strutture ursine mondiali e alle figure che più hanno dato stimoli, energia e vita al "BearDom" mondiale. La geografia cultural-sessuale parte da un intervista alla stessa figura che ha elaborato il "bearcode" ovvero Bob Douhane, come già detto promotore del "cybearspace". Subito dopo, il percorso editoriale attraversa e definisce il primo e più forte epicentro ursino ovvero San Francisco con un triplice intreccio: i Bearhugz Parties, il Bear Expo e il Lone Star Saloon, riconosciuto mondialmente come la mecca ursina. Il network successivamente si apre toccando i nodi australiani con una testimonianza degli Ozbears e della loro scena, i Kiwibears e la scena neozelandese fino ad arrivare all’esplosione europea in una "chain reaction" che attraversa il Regno Unito come paese europeo più esposto alle influenze americane, la Germania, soprattutto nell’area nordovest con una focalizzazione dei Bartmanners a Colonia, il Belgio con la nascita del Girth ‘n’ Mirth, che concentra nel suo operato sui chubbies quindi sul rapporto tra obesità ed omosessualità, l’Olanda, la Francia e l’Italia. [Continua]

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martedì 12 giugno 2001

SEGUI LE ORME - Parte Prima

"Segui le Orme" è un saggio ideato dal sociologo (nonché fondatore del gruppo Epicentro Ursino Romano) Francesco Macarone Palmieri (noto anche come Warbear) come introduzione al volume americano "Bear Book - Reading in the History and Evolution of a Gay Male Subculture" . WOOF! ha pubblicato l'intero saggio a puntate partendo dal numero datato Giugno 2001. Per visualizzare l'intera opera, fare click sul''etichetta "Segui le Orme" in calce all'articolo.

SEGUI LE ORME: UN'INTRODUZIONE AL " BEAR BOOK – Readings in the History and Evolution of a Gay Male Subculture "

Prima parte

BEARS ARE THE SIGN THAT SIGN IS THE SIGNLESS , AND SINCE THE SIGN CANNOT BE SIGNIFIED , IT CANNOT BE OBJECTIFIED - A BEAR IS THE SUBJECT MOVING FREELY THROUGH A SYSTEM HE BECOMES ONE WITH AND RELINQUISHES ALL FORMS OF OTHERNESS, AND SO IS NOT OBJECTIFIED BUT UNIVERSALLY SUBJECTIFIED ,UNIVERSALLY AWARE AND THEREFORE UNIVERSALLY SUBJECT . THE CURIOUS ASCRIPTION TERMED BEAR TRANSCEND ITS OWN MEANING , AND IT’S THEREFORE MEANINGLESS BUT THE PURPOSE OF THE MYTHE NAMED ‘BEAR’ NONTHELESS REMAINS DIVINE. "

BearDom - Rychard G. Powers.

Il "Bear Book " nasce dal desiderio di concentrare lo sguardo su un nuovo campo della sessualità maschile, orientata verso lo stesso genere, definito il movimento degli orsi. Less Wright, l’autore nonché editore del Bear Book è assistente universitario e ricercatore al "Boston College" dove insegna soprattutto "Cultural Studies". Attivista coinvolto nei Gay Studies dagli anni 70, egli è il fondatore e curatore del "Bear History Project ", un enorme archivio d'informazioni sul movimento ursino, con un accesso gratuito ed aperto alla consultazione in Internet. Less Wright è un sopravvissuto a lungo termine dell’HIV. Egli sta conducendo gli studi su " la storia popolare di Castro", la famosa area metropolitana G. B. L. T. La sua figura rappresenta, nel panorama accademico e non, il più forte punto di riferimento teorico inerente al movimento degli orsi; il motore propulsivo di riflessione e produzione di letteratura analitica tematizzata su molteplici riviste e libri, relazionando il tema degli orsi ad un più vasto progetto in cui è coinvolto come corresponsabile per la Commissione per la Storia americana gay e lesbica come branca dell’Associazione Storica Americana. Il " bear book" può essere contestualizzato all’interno del campo di riflessione dei Cultural Studies; specificatamente dedicato a quella corrente di pensiero che riflette sui temi della sessualità e del genere.
La definizione dei Cultural Studies prende spunto dal "Center of Contemporary Cultural Studies " fondato nel 1963 nell’Università di Birmingham. Questo tipo di studi affonda le sue radici soprattutto nella critica letteraria, potenziata da una grossa forza antagonista alla tradizione accademica; specialmente nel panorama concettuale della sociologia dei processi culturali. Gli stimoli più grossi alla formazione di tale attitudine critica provengono da un panorama ibrido di filosofia, sociologia, linguistica, antropologia culturale nelle figure di Gramsci, Althusser, la scuola di Francoforte, il decostruzionismo di Derrida e la critica letteraria decostruzionista di De Mans. La corrente dei Cultural Studies si sviluppa negli U.S.A. come la nuova ala di riflessione della sinistra radicale, concentrandosi su temi quali il neocolonialismo, la sessualità, il genere, i mass media, i movimenti sociali e culturali, i rapporti interetnici, la cultura popolare. Il punto di partenza dei Cultural Studies è il valore dato al concetto d'interpretazione. Partendo da una critica dell’ontologia e successivamente al concetto di scienza, ovvero dall’idea che non esiste verità assoluta al di fuori dell’universo linguistico quindi, c onsequenzialmente, essendo la realtà completamente percepita, sagomata e ricostruita attraverso una mediazione linguistica come forma d'interazionismo simbolico, la conclusione porta alla parzialità della conoscenza. L’approccio metodologico ricercato per la produzione del sapere è quello multidisciplinare, per raggiungere una molteplicità complessa ed interattiva di punti di vista su un oggetto di studio nella sua poliedria. Questo abbattimento radicale o ridefinizione dei concetti scientifici di metodo, oggetto, verità e realtà, sono il manifesto portante dei Cultural Studies opposti alla disciplina d’analisi scientifica istituzionale. Come già detto, grosso spazio è dedicato a temi quali la sessualità e il genere specificatamente nello studio del femminismo e dell’omosessualità. A quest’ultimo è legata la nostra analisi inerente al "Bear Book "; più specificatamente, nell’esacerbare le sue definizioni tradizionali e pratiche di potere insite nel suo scenario culturale, sociale, politico ed economico. [Continua]

Francesco Macarone Palmieri - > WARBEAR > warbear1@tin.it

!) Per consultare l’archivio del Bear History Project, il suo indirizzo web è http://www.bearhistory.com/