mercoledì 5 dicembre 2001

SEGUI LE ORME - Parte Terza


UN'INTRODUZIONE AL " BEAR BOOK – Readings in the History and Evolution of a Gay Male Subculture "

di Francesco Macarone Palmieri (Warbear)

Terza parte


Ripartiamo dalla domanda principale: cos'è un orso? Le risposte possono assumere una molteplicità di forme significative, tante quante sono le idee sull’estetica, sulla cultura, sul linguaggio e sulla socialità ursina da parte di tutti gli interlocutori diretti o indiretti del BearDom. Les Wright imprime le sue orme sul tema muovendo dall’idea dell’attrazione sessuale sulla stessa base di genere, non solo come un semplice input biologico bensì, nella sua realizzazione, come costrutto sociale e culturale. Se il coming out può essere rappresentato da un dialogo interiore o narrativa del sé, quindi il continuo elaborare e mutuare una politica di genere delle relazioni sessuali, percepirsi come orso significa espandere, esponenziare questo processo in una dialettica narrativa ancora più profonda e complessificata all’interno di ciò che viene definito come gay mainstream o panorama dell’omosessualità dominante, in tutti i suoi lati. L’infosfera omosessuale ha continuato a riprodurre gli stessi codici interpretativi sessuali per la lettura dei rapporti tra persone dello stesso sesso su un’identificazione ferrea dei due generi maschile/femminile. Il percorso identitario bipolare tracciato da Les Wright tende a destabilizzare questa dialettica. Esso parte dai primi decenni del novecento, negli Stati Uniti d’America, dal rapporto tra "wolves" e "fairies". Spostandoci nei sessanta ritroviamo la stessa polarizzazione reinterpretata sulle identità culturali dei "machos leathermen" e delle "queens". Nel 1969 questa bipolarità viene sbilanciata attraverso la scintilla che dà vita al movimento omosessuale, in tutte le sue caratteristiche politiche, sociali e culturali, attraverso l’episodio eclatante dei riots allo Stonewall Inn, creati in risposta alla continua repressione poliziesca Newyorkese in quel di Christopher street. Storicamente riconosciuto come momento di nascita del movimento gay, lo Stonewall Inn ha rimescolato i codici, essendo partecipato da crossdressers, transessuali e omosessuali comunque non riconoscibili e ascrivibili alle precedenti interpretazioni identitarie bipolari, proponendo un immaginario hippy androgino, che nell’arco di 15 anni si sedimenta come l’identità omosessuale dominante definita "clone". Les Wright parte da questo background per esprimere esteticamente, culturalmente e socialmente il concetto di "orso"; questa volta in una polarizzazione dialettica negativa di superamento dell’estetica "twinky" o, appunto, il "twinky clone" di diretta provenienza del gay mainstream. Il twinky è inteso come esteticamente giovane, biondo, magro, glabro, palestrato, surfista, leggermente effeminato. La costruzione sociale dell’ "orso" è in diretta opposizione e superamento di questo tipo di estetica nonché dei suoi modelli culturali, norme sociali e strategie politiche ad esso associate. Essa si muove a sua volta, sempre secondo Les Wright in un’ennesima bipolarizzazione.

Il primo polo è rappresentato da ciò che Rychard G. Powers definisce " natural man", inteso come essere umano che entra in contatto con la sua insita alterità e mascolinità, vista come altra appunto dai modelli culturali quindi estetici dominanti. In questo caso siamo posti davanti ad un bivio estetico culturale: da una parte fioriscono "heavyweights, chubbies" ovvero i Girth ‘n’ Mirthers - network di socialità e sessualità obesa che ha una scena a se stante sebbene convergente in più punti e dialogica rispetto a quella ursina; dall’altra il panorama si apre su un link diretto a ciò che è stata controcultura e alterità diffusa in America negli anni 60 e 70. Mi riferisco qui a tutto l’ambito biker/hippy/punk e freaks/weirdos (intesi come mostri quindi altri dal concetto di normalità sociale culturale sessuale) tagliato fuori da una socialità omosessuale rispetto ai canoni dominanti. In questa prospettiva, creando un forte squilibrio simbolico nelle interpretazioni eterosessuali - sussunte a loro volta come strumenti di autolettura da parte dello scenario omosessuale - e fuoriuscendo dall’identità "twinky" come imposizione sempre da parte del gay mainstream, gli orsi con la loro estetica , la loro produzione culturale e sociale autonoma e indipendente, hanno distrutto i confini di emarginazione continua dovuta alla loro diversità, sfidando in modo dolce e violento le egemonie di potere. Il secondo polo invece rappresenta l’istituzionalizzazione del movimento ursino. Les Wright lo definisce il polo del "glamour bear". Concependo l’idea di "glamour" come una forma di accrescimento ed esercizio del potere attraverso l’appartenenza della bellezza come valore dominante e quindi come " the pleasure to be envied ", la prospettiva precedente viene ribaltata completamente e l’estetica ursina, si presenta sedimentata, codificata ed istituzionalizzata come un modello di riferimento che ricostruisce gerarchie e rapporti di dominio. Ancora, non è così semplice; gli orsi, come vedremo in seguito, incarnano lo spirito della complessità e della contraddizione anche nel loro simbolismo. Essi possono essere rappresentati simbolicamente nel panorama culturale occidentale come creature terrificanti, aggressive, violente, distruttive nell’immagine dei Grizzlies e contemporaneamente come teneri, morbidi, caldi, riappiccicanti pelouches nell’immagine dei teddybears. Un orso tende alla costruzione e definizione di quella naturalità intesa come entrata in contatto con il sé, come altro dai modelli interpretativi correnti in ambito della sessualità, siano essi femminil-orientati da parte della percezione eterosessuale bipolare, siano essi omosessual-orientati nella percezione del "twinky clone " o del "leather macho". Non è possibile intervenire su una classificazione sociale degli orsi poiché, specialmente nella primissima ondata, gli spazi sociali ursini auto-organizzati come i bearhugz parties per esempio, erano partecipati attivamente da tutto ciò che era lo scarto, la non accettazione da parte del panorama omosessuale dominante quindi dall’alterità radicale motivata dal desiderio di orientare i propri rapporti sessuali sulla base dello stesso genere in un molteplice composto da bikers, obesi, feticisti del pelo , uomini di colore, blue collars (il proletariato americano definito dal colore blue delle tute da lavoro, opposto ai white collars ovvero il ceto medio con il colletto bianco della camicia) urbani e country men. Il trait d’union di questo lumpen proletariat sessuale era il suo non conformismo alla normalizzazione sessuale imposta dallo scenario omosessuale mainstream. Ciò viene testimoniato dal fatto che , la prospettiva inclusiva di questi meetings , era proprio data dalla negazione del dress code che definiva le strategie di esclusione sociale , nei vari locali omosessuali e nelle feste leather. La naturalizzazione sessuale del genere maschile si rifletteva nel motto " Be, Don’t act" .Il concetto del " being natural " per altro è stato derivato da quella teoria femminista che ha lavorato sul rifiuto, da parte delle figura oppressa, di sottomettersi ai valori del patriarcato, quindi ai suoi valori sociali , politici e ai suoi modelli culturali-estetici. In questa prospettiva il femminismo è parallelo al movimento ursino in forma scalare, dal momento in cui lo stesso ha ripreso un altro concetto caro alle precedenti forme di liberazione ovvero quello di " safe space " , che le femministe hanno portato nel suo piano più radicale al separatismo. Il tema di lavoro era creare uno spazio di socialità per l’ursinità rifiutata che desiderava riconoscersi nella propria diversità. Il "beardom " non è altro che un’applicazione ursina alla precedente idea di spazio "salvo" dai precondizionamenti culturali inerenti alla sessualità; uno spazio di socialità per orsi o il mindscape identitario nomade in espansione che definisce interazioni sessual-sociali e culturali su costrutti di genere maschile.

La costruzione sociale della mascolinità omosessuale è coinvolta con quella egemonica eterosessuale, quindi in una difficile e insanabile contraddizione con tutte le norme sociali pertinenti a tale identità quali il potere , l’autoritarismo, la violenza , la misoginia etc . Gli orsi incarnano la contraddizione di sentirsi maschi mescolando omosocialità ed omosessualità , al di fuori di quelle definizioni identitarie di genere dominanti che coinvolgono i suddetti valori, quindi in questo senso , creando un forte clash simbolico nelle interpretazioni di ciò che si definisce come dominante; e nel panorama culturale più vasto e in quello più direttamente omosessuale .Il secondo coming out - inteso come autoidentificazione nelle relazioni sessuali orientate sul genere maschile, nel rifiuto del gay mainstream – rappresenta un doppio passo nei processi di liberazione dalla mimesi sociale imposta rispetto alle identità sessuali proposte. Questo percorso narrativo in progress nella definizione del sé, è concettualizzabile, secondo Les Wright , in una prospettiva emancipativa-libertaria come "nazionalismo queer ", inteso come la continua ricerca di autonomia sessuale. La rielaborazione della mascolinità come identità sociale fa si che gli orsi siano i produttori della loro stessa storia, rifiutando il ruolo di vittime delle codifiche sociali stabilite. Sebbene il concetto di nazionalismo in sé sia pertinente ad una categorizzazione tradizionale e , significativamente repressiva nella critica sociologica, l’idea di autonomizzazione rispecchia l’idea di postmoderno della fine della storia come strutturazione del potere di chi la elabora definendo il presente in tutte le sue sfere. La morte della storia come frutto della dissolvenza delle strategie di potere nelle continue cittadinanze, siano esse politico-sociali o sessuali, permette un respiro alla molteplicità delle storie e in questo caso ad una storia sessuale che rivendica o , meglio , lavora nella definizione dei suoi stessi scenari attraverso il distacco sempre più veloce e sempre più dissolutivo, delle identificazioni poste come dominanti. Su questo piano innovato, la rilettura del "Beardom "come spazio di socialità e produzione culturale altra , rappresenta l’abbraccio delle tensioni irrisolte nell’oscillazione continua tra globalizzazione e tribalizzazioni o localismi culturali nei processi relazionali mondiali. L’identità ursina è dissolvente in una mutazione costante e squilibrante, in continua elaborazione tra due piatti della bilancia: i social clubs di orsi con il desiderio di associazionismo e il forte senso di individualismo prodotto da questo tipo di cultura. Un altro fattore profondamente caratterizzante la nascita del movimento è stato il suo prodursi come risposta alla grossa ondata dell'Aids. La prima datazione della comunità ursina può essere riportata alla prima metà degli anni ’80; lo stesso periodo storico che segnò il più violento attacco dell’epidemia dell'Aids nel panorama mondiale, distruggendo completamente la comunità omosessuale assolutamente impreparata – in primis culturalmente poiché l’idealtipo omosessuale rappresentava l’edonista forzato o partyguy dedito ad ogni tipo di droga e sesso non protetto – ad uno sconvolgimento del genere. Questo scenario diede vita ad una caccia alle streghe interna rispetto a chi aveva il marchio di Caino del virus , creando un completo split emarginante di due aree diverse rispetto alla positività o negatività del test immunologico. Il network ursino ha dato vita ad una nuova integrazione, tra hiv - e hiv+ facendo gioco-forza proprio sul tema dell’alterità radicale che l’identità ursina rappresentava e quindi nel rispetto e tutela della diversità come negazione dell’idea di minoranza (in questo caso non più obesa e pelosa quanto infetta) e della susseguente emarginazione. Il bearlook, inteso come fisicità ursina pelosa, barbuta e sovrappeso, ha avuto un'amplificazione erotica proprio perché antitetico all’idea di malattia fattasi corpo magro e prostrato (sebbene anche questo sia uno stereotipo). Il beardom può essere definito a tutti gli effetti la nuova realtà omosessuale costruita su valori libertari dalle rovine del gay mainstream.
[Continua]

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