lunedì 13 luglio 2009

Orso in mare

Diario del capitano. Data bestiale 13.07.09. Ho trovato per caso questa foto in giro e ho voluto subito condividerla. Con il caldo torrido di questo mese di luglio, tutti i pensieri per la testa, la voglia di mare, di svago e di libertà... questo scatto sembra cogliere un istante dei sogni ursini più meravigliosi. Un orso, la natura. Un bel tuffo nella vita.
Buona estate a chi può. Woof!

Fucked Up LIVE at the Pool Parties

domenica 12 luglio 2009

Bear Fiction: BOLOGNA (di GigiBear5)

BOLOGNA

Racconto di GigiBear5

Stazione Centrale, primo pomeriggio d’inizio maggio, piove di brutto. Sto tornando a casa in licenza premio dopo due mesi. Il primo treno utile arriverà tra tre ore. Nonostante i portici una passeggiata con questo tempo è senza storia. Ho già riletto il quotidiano e mi sono rimaste solo le pagine d’economia di cui non m’interessa una mazza. Stiracchio le gambe e guardo la piccola scucitura in mezzo alle gambe, s’intravede il bianco delle mutande. Ci sto crepando dentro a questa divisa ed e’ la taglia più grande che avevano. Se dovessi fare un movimento brusco o dieci passi di corsa mi troverei col culo in piazza.
Tamburello la panza guardando l’orologio che non vuole correre. ”E muoviti maledetto… che voglio arrivare a casa e rivedere gli amici!”
Vado a svuotare la vescica.
I bagni pubblici sono a sinistra vicino al capolinea della Est. Bagni enormi.
Mi accomodo a gambe larghe davanti al pisciatoio in angolo, slaccio cintura e bottoni. Entra e si piazza a due posti di distanza una figura ingombrante.
Il movimento che colgo con la coda dell’occhio mi incuriosisce, mi giro. E’ un frate, non riconosco l’ordine, non mi hanno mai interessato i religiosi.
Si tira il lembo del saio alla bocca e lo tiene colle labbra. Arcua il corpo in avanti per non pisciarsi sui piedi scoprendo abbondanti porzioni di cosce e polpacci.
Gambe pelose e robuste. I peli gli arrivano fino ai piedi, mi ritrovo a fissare il suo alluce destro sormontato da un delizioso ciuffettino nero che sporge dai sandali.
Sento il suo sguardo addosso, salgo con gli occhi a cercare i suoi. Occhi marroni scuri, brillanti, un ulteriore guizzo ed un leggero ammiccamento mi va avvampare il viso. “…impossibile mi stia battendo… avrà un tic… E’ un frate!!!”
Altra schermaglia di sguardi, non li abbassa mai, fa sul serio. “...ed ora che succede?… Mica posso farmi un frate QUI! nei bagni della stazione”.
Arretra leggermente ruota i fianchi verso me, mi mostra il cazzo, sotto non porta niente. Decisamente ci sta provando, sono imbarazzatissimo.
Mi attizza un macello ma vorrei scappare a gambe levate.
Mi salva un rumore di passi di qualcuno che sta entrando. Apre la bocca e lascia scivolare il lembo. Ora che ha la bocca vuota mi sorride. Ha un gran bel faccione tondo e solare, barba e baffi, scuri come i capelli che porta cortissimi.
Allunga il collo sbirciando la mia evidente erezione. S’infila in un bagno, l’ultimo in fondo, lasciando la porta socchiusa. Sento i suoi occhi perforarmi la nuca.
Richiudo i bottoni e mi avvio verso il lavandino, deciso ad andarmene. Il terzo uomo se ne va e sento il cigolio dei cardini. Si è tirato nuovamente su il saio e lo tiene al petto con una mano. Si strofina cosce e palle facendo sballonzolare il cazzo che ha già duro e pulsante. Mi invita con tutto il corpo e fa un gesto osceno con la lingua. La ruota lentamente leccandosi le labbra.
Vorrei fuggire ma è irresistibile. “…se arriva la pula come me la sfango?
“CazzoCazzoCazzo!”
E’ pericoloso ma mi scoppiano le mutande.
Mi avvicino, scivola all’interno trascinandomi dentro. Si tira il saio fino alle ascelle. Ha pelo riccio e folto su tutto il petto ed una pancia rotonda che non riuscivo ad immaginare così compatta e ben fatta.
Mi invita ancora con un movimento imperioso del capo a richiudere la porta.
Sto tremando di eccitazione. Si avvicina. Occhi dolci ma pieni di libidine.
Potrebbe essere mio padre, avrà 45 anni ,forse 50. Mi accarezza e mi calma. Scende con le mani e mi sbottona lentamente. Ha un tocco leggero, mi fa rabbrividire, slaccia anche la cintura, mi fa allargare le gambe e lascia che i calzoni si affloscino ai polpacci.
Mi bacia il collo, strofina la barba sul mio petto e si ferma a fare mulinelli attorno ai capezzoli, subito rigidi. Li lecca, li lavora con cura, nessuno mi ha regalato tanta emozione solo toccandomi. Accelero il respiro, con improvvise apnee quando mi fa sentire i denti.
Mette una mano sulla mia bocca, sto mugolando senza accorgermene.
Si stacca sorride e fa segno di stare zitto. Annuisco.
Riprende, mi sta facendo godere solo con la lingua, ancora non mi ha toccato lì, nel mio orgoglio di ventenne arrapato e sento l’umidiccio del precum contro le mutande.
Apre la camicia completamente e gioca con le mie reni ripassando con la barba qua e là facendomi sobbalzare. Slaccia il cordone e sfila il saio, agganciandolo alla porta. Mi mostra le spalle, è uno spettacolo indimenticabile, un mare di peli che non si arresta fino al retro delle ginocchia per riprendere fino alle caviglie. Ha un sedere alto e rotondo in cui vorrei affondare. Sente i miei occhi frugarlo, si gira con un sorriso complice.
Mi schiaccia contro il muro e riprende la sua inesorabile discesa. Arriva fino all’altezza della cintura poi scende fino alle ginocchia risalendo, strusciando barba e baffi, mi allarga le ginocchia e passa la testa in mezzo. Mi lecca l’interno cosce, provocandomi contrazioni.
“...sali! ...sali! SALI e succhiami il cazzo, mi hai spogliato quasi nudo ed ancora non me lo hai toccato. Non capisci che mi fai impazzire?!”.
Sembra sentire il mio desiderio, risale fino alle palle, titillandole, leccandole.
Benedette mutande tattiche, così larghe da permettere alla sua lingua di arrivare fino all’attaccatura delle gambe. Mi intriga quel contatto parziale, la sua faccia nascosta nelle mie mutande. Vorrei facesse in fretta ma intuisco che sa perfettamente come condurre il gioco.
Prende le mutande e le sfila lentamente in basso baciandomi il monte di venere, potrei venire anche solo al pensiero del contatto delle sue labbra. Gli prendo la testa e lo obbligo ad alzarsi. Lo guardo intensamente e lo bacio. Chiude gli occhi, ricambia e si abbandona.
Ci stringiamo accarezzandoci schiena e fianchi , sento il suo uccello puntare contro la mia coscia , sensazione di umido. Con la destro lo tengo contro di me e con la sinistra lo accarezzo, a mano aperta, lo frugo, lo esploro, indago tra tutti quei peli.
La caccia ha successo trovo il suo capezzolo, grande come una matita , puntato verso l’alto. Abbandono la sua bocca per divorarglielo, ora è lui a mordersi le labbra per non emettere suoni. Passo all’altro lo sento guizzare, gli accarezzo le cosce, sfiorandolo a mani aperte, ogni pelo una piccola scarica elettrica.
Scendo con la bocca ma non sono paziente, punto subito al bersaglio grosso, gli succhio il cazzo srotolando la lingua. Ho il suo sapore dolciastro in bocca.
Mi ferma la testa, me la guida tra le gambe, cerco le palle. Sono grandi, allungate e profumano di maschio. Soffoco nel tentativo di metterle in bocca entrambe. Prendo fiato e ritento, stavolta funziona, si fa scappare un mugolio. Gliele massaggio mentre il suo cazzo mi preme contro il naso, le vibrazioni delle sue gambe mi fanno capire che è una delle sue zone sensibili.
Allungo le mani a sfiorare la pancia, ne seguo il profilo tenendo le dita ben aperte, sussurra qualcosa. Questo silenzio obbligatorio mi eccita maledettamente. Passo una mano dietro e ripeto il gioco di stuzzicargli i peli. Quando raggiungo il sedere lo sento vibrare, piccole velocissime contrazioni. Passo con le dita tutto il solco fino all’attaccatura delle palle, gli spasmi diventano velocissimi.
Ripasso appoggiando le dita con un poco di pressione, lo spacco si apre e mi ingloba due dita. E’ caldo e leggermente sudato, le dita si umettano al passaggio e sento la palpitazione del buchetto.
Ci gioco senza mollargli le palle, raccolgo la saliva che mi sbava dagli angoli della bocca e gli bagno il buco, spalanca le ginocchia per darmi campo. Ha la faccia contratta, mi prende la mano e la guida dentro facendomi sentire la cedevolezza del suo sfintere. Mi monta una voglia imperiosa di farlo mio.


Mi allontana la faccia , gli libero le palle. Mi tira in piedi e finalmente mi abbassa le mutande, piega il tronco e mi succhia con avidità, lecca meticolosamente lasciando il suo rotondo culo peloso in piena vista. Bagno e faccio scivolare un dito dentro, è burro bollente, non smette nemmeno un istante di divorarmelo, aggiungo un dito, stavolta stringe, inarca la schiena e sbuffa a bocca piena.
Vorrei già schizzargli in bocca, ma mette le dita ad anello e mi stringe palle e cazzo. Sento che mi si ingrossa. Lo guardo sorpreso, sto imparando molte cose da lui oggi.
Ho la cappella viola, lucida come vetro, puntata verso l’alto.
Mi spinge contro il muro, si mette in posizione divaricando le gambe e lentamente arretra con leggeri colpi delle reni. Sento il calore del suo culo avanzare lentamente mentre mi inghiotte centimetro per centimetro. Inesorabile spinge finchè sento le sue anche cozzare contro le mie pelvi. Muove la testa annuendo in segno di obbiettivo raggiunto, si appoggia meglio al muro di fronte e comincia a scopare.
Rotea le chiappe per allargarsi e stantuffa all’indietro, lasciandomi muto interessatissimo spettatore. Fa un massaggio coi visceri per accompagnare il ritmo della scopata. Mi sento un giocattolo, il suo giocattolo, sono solo un cazzo. Mi piace e voglio partecipare. Comincio a seguire il suo ritmo, enfatizzando i colpi. Gradisce, smette di usarmi e lascia che sia io a decidere la velocità dell’inculata.
Ritmo che si fa presto indiavolato, rilassa completamente lo sfintere mentre lo monto con passione. Gli tengo le spalle, e sento salire i miei succhi pronti ad esplodere. Il respiro soffocato ma affannoso lo avverte del momento, stacca per un attimo una mano dal muro per farmi segno di star zitto. Annuisco. Si masturba.
Stringe di colpo i muscoli anali provocandomi un orgasmo immediato. Schizzo dentro di lui, sento il calore del mio seme irradiarsi, mi mordo le labbra per non urlare, soffoco a fatica i rumori che vorrei emettere .
Continua a stringere e si masturba. Sento le ondate del suo piacere straziarmi il cazzo, mentre brividi gli corrono su tutta la schiena. Si rilassa e lentamente mi lascia uscire. Ho il cazzo duro come quando abbiamo iniziato, come se non fossi venuto. Srotola carta igienica, mi pulisce, mi massaggia il corpo con dolcezza, sono appoggiato al muro svuotato d’energia. Mi aiuta a rivestirmi, mi fa l’occhiolino, sorride con uno sguardo birichino e divertito, sblocca la porta, sbircia e mi spinge all’esterno.
Esco e mi siedo su una panchina del giardinetto interno a rifiatare, mentre la pioggia finalmente chetatasi ticchetta sulle vetrate. Esce, mi vede e fa uno strano saluto a metà tra un ciao e una benedizione. Trotterella via.

Non ci siamo detti nulla, non ho sentito com’è la tua voce, non so come ti chiami, non so da dove vieni, non so niente di te…
…ma so che sto bene.

martedì 7 luglio 2009

DISNEY CRUISE 2009 - I'M ON A BOAT!

lunedì 6 luglio 2009

Fantasie marinare

Diario del capitano. Data bestiale 6 Luglio 2009. Fa caldo. E la crisi non ci dà tregua. Le zanzare neanche, e la moneta scarseggia. Qualcuno va a mare, altri lo sognano soltanto. A chi resta a casa, con tutti i suoi diavoli quotidiani in testa, dedichiamo queste immagini serena e sexy. Un daddy marinaro, per una luce di ottimismo in questo torrido deserto.

sabato 4 luglio 2009

Wolverine by GianOrso e Nerobear



mercoledì 24 giugno 2009

Dopo le ombre... Xander Beaverhousen

Un omino calvo, soffuso di un timido colore azzurrino, muove un passo incerto. Il capo chino, come a suggerire la profonda incertezza della sua andatura e una fragilità di fondo. La vulnerabilità dell’essere umano. Eppure è ancora diritto, e procede per la sua strada, tempestato dallo stesso azzurro che modella la sua sagoma. Un mondo ostile che è parte di lui. Di cui lui è parte. Una selva luminosa quanto oscura, che dovrà comunque attraversare.


Lo stesso omino. Qualche passo più avanti. O forse qualche passo fa. Il verde che lo illumina potrebbe richiamare la gioventù e l’inizio della vita. Momento di grandi promesse, ma anche tunnel irto delle peggiori paure. Il capo, sempre chino, è in parte violaceo, in parte bianco gesso. E’ il momento delle domande e della ricerca di un’identità. Istante possente e lacerante, che sembra far esplodere un’anima di sangue intorno al pellegrino. Egli si muove in un contesto illuminato da un chiarore dorato, ma sembra non curarsene. Forse perché è al principio che si teme di più l’arrivo della fine. Eppure va. Il suo passo umile continua a spingerlo avanti.


Il passo successivo tocca la tragedia, e la memoria a essa collegata. I colori si fanno cupi intorno all’omino che avanza stoicamente. Un triangolo rosa si è acceso sul suo petto come una ferita dai colori delicati, ma non per questo meno sanguinante. Testimonianza di una piaga storica da non dimenticare. La sua figura è ora di un triste blu che non manca però di luce, segno di una speranza irriducibile. Le vampe color ruggine che lo assediano contribuiscono a definirne i contorni, e gli donano un incedere epico. Inarrestabile. Muto. Dignitoso.

E’ uno straordinario ciclo sequenziale del giovane artista sardo che si firma Xander Beaverhousen. Il mondo bear sta imparando a conoscerlo con il nome di Grandaddy all’interno dello pseudoreality “Desperate Bears”, dove gareggia in simpatia con altri giovani orsi. Ma la sua vena pittorica è distante anni luce dalla goliardia che pure non disdegna in contesti differenti. I temi che tratta nelle sue opere appaiono profondi e serissimi. Le tecniche miste, che integrano la pittura canonica con l’assemblaggio di materiali di scarto, dimostrano che Xander ha già alle spalle un percorso artistico vissuto con grande consapevolezza.

Come molti figli degli anni 80, Xander ha scoperto la sua attitudine al disegno imitando lo stile degli anime giapponesi e intraprendendo gli studi superiori presso il Liceo Artistico. Quindi ha cominciato molto presto ad allestire mostre nella sua città. Tra queste ricordiamo, nel 2008 presso il Vintage Club di Cagliari, “Placatis umbris” (“Dopo aver placato le ombre”), collettiva in cui cinque artisti erano chiamati a esprimersi sul tema dell’avversità e della sopravvivenza.
«Ho partecipato anche a un importante concorso nazionale», racconta lo stesso Xander. «Il Premio Terna per l’Arte Contemporanea. Non posso dire di aver vinto. Ma considerando che mi sono classificato al 162esimo posto su 3156, ricevendo tra l’altro ben 200 voti... Beh. Credo di aver ragione nel sentirmi incoraggiato.»


E la sua arte, in effetti, è in crescita. L’uso dei materiali assemblati, trattato a volte alla stregua di palinsesto su colorazioni acriliche, permette a Xander di squarciare la pelle della sua stessa opera, spezzarne i sigilli più superficiali e mostrarne a tutti l’aspetto profondo. Il pasto nudo metaforizzato da William Burroughs. L’idea spogliata dalle convenzioni ed esibita nella sua forma più intima. La plastica deformata, lo spago attorcigliato apparentemente alla rinfusa, diventano finestre spalancate sulle idee dell’artista. Non manca una vena surrealista, che echeggia in alcune delle opere forse meno sperimentali, ma di sicura suggestione. Colori caldi per rischiarare ambienti dalle architetture aliene, e tocchi fumosi per celebrare la relazione tra pianta e essere umano. Entrambi radicati nella terra, entrambi aspiranti al cielo. Un destino comune incerto, suggerito dalla luce di un tramonto (o è un’alba?) caliginoso.

Dopo aver firmato anche scenografie per spettacoli teatrali, attualmente Xander sta portando avanti un nuovo progetto.
"Xander Beaverhousen for Radiohead", una serie di lavori ispirati alle canzoni della band Radiohead. Ma è in fase di preparazione anche una serie di illustrazioni destinate a libri per ragazzi e altro ancora.
«Sto pensando a una nuova mostra, stavolta personale», racconta con entusiasmo. «Intendo stravolgere la concezione canonica di quadro. Non sempre è necessaria o sufficiente una tela per rappresentare quel che si ha dentro. Vedrete. Sarà un’installazione che mixerà pittura, musica e scultura. Un’espressione artistica oltre i limiti.»
Gli auguriamo di cuore di raggiungere presto il traguardo che si propone. Finora le sue opere hanno mostrato una capacità di maturazione molto veloce e una passione pittorica dirompente. Teniamo le dita incrociate affinché la sua stella cominci a brillare, e nonostante le asperità culturali del nostro paese, possa portare una ventata d’aria fresca in un panorama artistico mai come adesso bisognoso di talenti in crescita.



Crea le tue foto ed immagini come Slideshow per eBay, Netlog, MySpace, Facebook o la tua Homepage!Mostrare tutte le immagini di questo Slideshow