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venerdì 16 novembre 2012

X - (Bear) Nerd

 

Sono piccole soddisfazioni.
Soddisfazioni da nerd, ovviamente. Anzi, da X-Nerd. Meglio ancora! X- (Bear) Nerd.
Stiamo parlando ovviamente di X-Nerd, il fumetto prodotto dall'associazione culturale Annexia e firmato da Emiliano Pagani (uno dei responsabili nella creazione del sulfureo Don Zauker) e Laca, artista che in fatto di caratterizzazioni ursine non le manda a dire. E per dirla tutta, la postfazione al volume (appena presentato alla fiera di Lucca Comics and Games 2012) è del sottoscritto (Perdido per gli amici). Non è un caso. Infatti, Pagani e Laca hanno scelto deliberatamente di caratterizzare il loro fumetto (satirico, politico, e rivolto a un pubblico variegato purché abbia una mente aperta) in stile Bear Friendly. Provare per credere.

Gli orsi di Laca sono fantastici e le allusioni brillanti. Serviva un commento, e una nota esplicativa per i non addetti ai lavori. Si è pensato a me, e la cosa non può che farmi piacere.
Ordinate il volume, dunque, e non ve ne pentirete. Tra frecciate impietose alla nostra politica e personaggi monumentali che non disdegnano un eros alternativo, X-Nerd è un fumetto underground politicamente scorretto quanto basta per fare la gioia di chiunque ami la nona arte, l'umorismo intelligente e - in questo caso - gli orsi gay. Per la postfazione dovrete acquistare e leggere il libro (ricordiamo, edito da Annexia). Una prima recensione, quando il primo capitolo fu pubblicato dalle edizioni 001 la trovate qui.
Un grosso Woof! e buona lettura.



mercoledì 3 ottobre 2012

Chiattoni al fresco e grissini scaduti...



Diario del Capitano. Data bestiale 3 ottobre 2012.

E’ un po’ che non ci si sente su queste pagine. E sì, la lunga estate torrida ci ha schiantati, per non parlare dei mille grattacapi esistenziali e responsabilità che ci hanno fatto correre su e giù.
Che dire dopo questa pausa? Notiamo con un certo dispiacere che se nel web le realtà ursine si moltiplicano ogni giorno, queste sono sempre meno varie e sempre più standardizzate. Cresce il numero delle gallerie dove foto (molte delle quali ormai classiche) si inseguono a ripetizione, mentre si riducono commenti e riflessioni. Ci dispiace per la chiusura del sito www.bearotic.com rimasto uno dei pochi a sforzarsi di fare informazione. Ci rallegra, invece, l’esordio e il successo di Where the Bears Are, webseries che riesce a concentrare in una confezione televisiva di buona fattura tutti i miti e i codici del mondo ursino, grazie anche alla simpatia dei quattro attori protagonisti.


E WOOF!? Beh, noi andremo avanti. Forse con un’energia smorzata rispetto agli esordi (il da fare è tanto), ma con costante passione. Siamo affezionati a questa strana bestia, prima su carta ora aleggiante nella blogosfera. Ci piace pensare di aver fatto qualcosa di vagamente sovversivo quando, ormai parecchi anni fa, fondammo un magazine autoprodotto che accostava la divulgazione all’erotismo senza remore, l’attivismo LGBT alla goliardia. Ci piace, lo amiamo, e andremo avanti finché le forze ci sosterranno.


Anche il mondo continua a girare. E l’Italia continua a piangere, sotto il tacco di personaggi che un tempo Alberto Sordi ci mostrava come maschere grottesche, ma che albergano – ci rendiamo conto – anche nella sinistra realtà. Questo blog, WOOF!, è il luogo ideale per discutere brevemente delle contraddizioni che il quotidiano ci sottopone, e della catena di ragionamenti che da questi scaturiscono. Ieri, Franco Fiorito, ex capogruppo del PDL, è stato arrestato per ordine della procura di Roma in quanto accusato di peculato, ovvero uso di denaro pubblico per scopi personali.
State leggendo un blog a tema gay bear, pertanto non è una sorpresa se affermiamo che (ne abbiamo avuto riscontro) la vicenda politica e giudiziaria ha regalato a Fiorito un’inattesa popolarità nell’ambiente orsofilo. Insomma, da queste parti non sono pochi a pensare che Fiorito sia carino, al di là della ripugnanza che atti e atteggiamenti dello stesso possono suscitare (e l’appellativo di er Batman è un oltraggio per tutti i fans dell’Uomo Pipistrello).

Noi di WOOF! non abbiamo mai fatto mistero del nostro orientamento politico come di quello sessuale. Messo da parte quello che per alcuni di noi è sex appeal, Franco Fiorito non è un personaggio che suscita simpatia. Nato come militante dell’MSI, protagonista del lancio di monetine al Bettino Craxi caduto in digrazia, cambiata pelle politica (mica tanto) e passato al PDL, Fiorito è quello che è. Un personaggio cresciuto nel brodo di coltura della destra berlusconiana, con tutto il suo bagaglio di disonestà e arroganza. Il suo fascino ursino, per noi, decade sotto il peso di una condotta e un carattere che non potrebbe essere più in contrasto con la nostra visione del mondo.

Ma allora di che parliamo?
Parliamo perché è successo ancora, succede sempre e non è un segnale confortante. Parliamo del fatto che Fiorito è un ciccione, e per molti questa sua caratteristica è paradigma della sua repellenza morale.
Al momento dell’arresto, Fiorito ha commentato sorridente, con la consueta spocchia: «In prigione non incontrerò gente peggiore dei miei colleghi di partito!»
Non si è fatta attendere una vignetta del grande Makkox, sempre in agguato e sempre con una battuta al vetriolo pronta in canna. Nella vignetta sentiamo (fuori campo) Fiorito ripetere la frase sopra citata a un brutto ceffo appena incontrato in cella. Il detenuto gli risponde: «Certo, certo… Tu, comunque, stasera sei la mia troia!»

Una fantasia degna dei manga SM di Kumagoro, cui Fiorito forse meriterebbe di finire, alla maniera di quell’episodio di Ai confini della Realtà, in cui il bambino che compie prodigi si vendica della sorella maggiore dicendole: «Ti manderò nel mondo dei cartoni animati…»
Ma se a noi, omosessuali e orsofili, la vignetta di Makkox suggerisce delizie e l’espiazione di un borioso sexy bear sottomesso a piaceri di cui non sospetta nemmeno l’esistenza, la realtà ben più cruda della rete e dell’Italietta si è fatta presto viva su Facebook, commentando la vignetta di Makkox nel modo più scontato (e discriminatorio) possibile: «Comunque ci vuole stomaco per bombarsi Fiorito. Anche se sei in carcere.»



 
OK, va da sé che Fiorito sia un personaggio riprovevole, e non è certo nostra intenzione parlare in sua difesa. Quel che ci disturba, dal punto di vista del linguaggio e dell’urbanità, è la consueta generalizzazione del ciccione additato come essere disgustoso, senza riflettere che si offende una vasta fetta di popolazione appartenente a una determinata categoria fisica. L’abbiamo timidamente fatto notare, ma (Facebook è così) riuscendo solo a scatenare l’ennesimo troll che interloquisce con sussiego: «L'obesità, come dato in sé, è una condizione non salutare, a volte invalidante, ed è percepita come antiestetica, c'è poco da fare. Ma non è solo il "dato in se" a fare una persona. Fiorito è antiestetico per tutta una serie di altri motivi, altre al fatto che è un chiattonedimmerda. Nero Wolfe invece è altrettanto grasso ma simpatico, affascinante, brillante etc.»


 Peccato che Nero Wolfe non esista, e che per trovare un ciccione simpatico, il nostro amico abbia dovuto ricorrere a un personaggio di fantasia per fare i suoi distinguo, oltre a snocciolare una sequela costernante di luoghi comuni. Inoltre, troviamo veramente pessima la pretesa di giustificare un insulto con la sua origine “sociologica”. Anche gli epiteti razzisti contro la gente di colore discendono dalla mentalità coloniale dei nostri antenati, dal fatto che i neri siano stati spesso associati a una vita primitiva (secondo alcuni vicini a una condizione bestiale), per non parlare delle implicazioni storiche di tipo superstizioso. I neri, in quanto tali, erano considerati creature perverse e vicine al diavolo. Si può argomentare come si vuole, fare gli equilibristi per cadere sempre in piedi, ma ciò non toglie che se insulti un uomo di colore, dandogli dello “sporco negro”, anche se questi è un delinquente comprovato, commetti un atto di razzismo e offendi l’intera comunità afro. Vallo a spiegare all’ennesimo grissinosifilitico... grissinoscaduto (è questo il contraltare di chiattonedimmerda? Siamo aperti ai suggerimenti) spocchioso che gonfia il petto su Facebook. Prova a fargli notare che se Berlusconi dà della “culona inchiavabile” ad Angela Merkel e si rende colpevole di sessismo, non è molto diverso. Che se insulta la femminilità di Rosy Bindi (suscitando giustamente solidarietà nei confronti di questa) non fa che attingere al più becero maschilismo italiota. Vagli a spiegare a questa massa di omologati, cui piace sciacquarsi la bocca con parole come chiattonedimmerda, che non sono poi così diversi dall’oggetto del loro vituperio. Ci vanno anzi a braccetto con la medesima irriducibile tracotanza.



Abbiamo detto che Fiorito è cresciuto nel brodo di coltura della destra sdoganata dal berlusconismo, e lo confermiamo. Ma è raccapricciante vedere come tanta gente, convinta di militare altrove, abbia appreso le stesse modalità di comunicazione e gli stessi identici codici. Ormai nessuno sbaglia, nessuno usa parole fuori posto, nessuno sa più quando è il momento di fermarsi. E non importa il loro orientamento politico. Fanno i grilli parlanti. Ti spiegano perché si sono espressi in quel modo, con la medesima arroganza di un Fiorito che va in galera con un sorriso di merda stampato in faccia. Ti rispondono che certe parole vanno bene così e te le devi ingoiare… chiattonedimmerda. Complimenti! Non c'è storia. L’insulto relativo all’aspetto fisico non è riconosciuto come discriminazione. Fiorito ha già vinto, il suo ispiratore ha vinto. E’ dentro di voi, solo che ancora non lo capite. E questo ci fa tremare. Sul serio.

Forse, tutto sommato, c’è ancora una ragione perché WOOF! Bear Blog continui a esistere. Un isolotto in cui i cliché sono ribaltati sarà sempre più rivoluzionario e democratico di chi proprio non riesce a scrollarsi di dosso determinate, volgari convenzioni.
Benvenuti, dunque, “chiattonidimmerda”. Questa è casa vostra.

E come sempre… Woof!

sabato 4 febbraio 2012

Quegli amici degli amici... che non sono amici miei!

 

Diario del capitano. Data bestiale 04 febbraio 2012...

mancano circa dieci mesi (visto che dovrebbe verificarsi a metà del prossimo dicembre) alla tanto annunciata, strombazzata, ridicolizzata apocalisse predetta dai Maya. Fine del mondo o radicale cambiamento, a seconda dei punti di vista e delle differenti letture. Senza che una cosa escluda l’altra, aggiungeremmo. Nuovo anno, dunque, e punto della situazione con un po’ di ritardo. Fretta, lavoro che viene, lavoro che va (per lo più via), accadimenti vari e tanta stanchezza. Il nostro blog “per una cultura degli orsi” continua a esistere, a tanti anni di distanza, ormai, dalla chiusura della mitica fanzine cartacea che ha gettato il seme ursino in terra di Sicilia, favorendo i natali del gruppo Orsi Siculi, delle sue periodiche serate, e altro ancora. Questo sarà anche il terzo anno consecutivo che a Palermo verrà svolto un Gay Pride. Sorvoliamo, per favore, sull’infelice logo che ricalca la Paramedic Cross, e che ha tuttavia suscitato un diffuso, miope apprezzamento. Sintomo che, in realtà, sulla percezione dei simboli, sugli strumenti culturali e il rapporto mediatico con la comunità (ma anche con se stessi) c’è ancora tanto da lavorare. Il terzo anno di un Pride, dicevamo, che rappresenta di per sé un traguardo significativo per una città arida e arretrata come Palermo, ma che tutt’oggi non ha ancora avuto modo di vedere una partecipazione organizzata e riconoscibile della comunità Bear. Troppo timida, forse, troppo poco strutturata, o in qualche caso ancora troppo poco consapevole.


Sul web, invece, dopo anni di post e dopo la chiusura della storica fanzine, è inevitabile chiedersi se ha un senso continuare a tenere in vita WOOF! come blog in una rete dove i contenuti Bear si sono andati moltiplicando a dismisura. Proprio l’innovativo e pratico strumento del blog ha permesso il proliferare di gallery dedicate ai nostri nudi preferiti, alle rassegne di Bear Art, alla Bear Fiction, alla condivisione di fumetti gay ursini, alla raccolta di news piccole e grandi, costituendo una massa di materiale che ci spinge a chiederci se abbiamo ancora una nostra identità. O, se preferiamo, se c’è ancora bisogno di WOOF! e non è piuttosto stato soppiantato da una miriade di siti magari più professionali. La domanda ovviamente è retorica, e WOOF! andrà avanti finché al sottoscritto (e qui abbandono il “noi”, retaggio del corso di giornalismo) non verranno meno le forze, le idee e la voglia di conservare qualcosa che ha fatto parte della sua vita per un periodo di tempo non indifferente.


C’è ancora così tanto da dire. Così tanto di cui stupirsi, gioire e purtroppo anche incazzarsi. Il nostro paese ha preso, molti anni fa, una brutta malattia. Un male per il quale si credeva vaccinato, ma che alla luce della potenza mediatica è riuscito a mutare con una forza virulenta travolgente. Abbiamo visto trionfare la superficialità, l’ignoranza, il revisionismo storico, l’arroganza. Per diciassette anni la nostra Italia è giaciuta in uno stato febbrile, retrocedendo anziché avanzare, e scoprendosi sempre meno liberale, sempre più ipocrita, sempre più omofoba. Se oggi (per adesso) la testa del serpente non risiede al governo, molti elementi velenosi della mentalità da questi sdoganata sono rimasti tra noi, infettando in larga parte anche la sinistra, e facendo spazio ad aberranti figure retoriche che non hanno niente a che vedere con i concetti di democrazia o di buon senso. Una falsa bonomia, un’ipocrita livella di valori inconciliabili, una mancanza colpevole di argomenti forti, che permettono a tanti, troppi, di offenderci con eccessiva disinvoltura. Parliamo dei sedicenti “amici dei gay”. Di uomini e donne che, con sussiego, spesso infiorettano i propri argomenti con l’infelice frase «Ho tanti amici gay, io!». Frase da copione che non può non rammentarci celebri performance di Alessandra Mussolini, frequentatrice di questo slogan, fino a pochi minuti prima dell’altrettanto noto «Meglio fascista che frocio!» indirizzato a Vladimir Luxuria. O di Elisabetta Gardini (stessa storia), e la lista potrebbe allungarsi all’infinito.

 

Bene! Personalmente mi sono rotto i coglioni. Voglio dirlo. Sono pronto a ripeterlo. Questa è la forma di omofobia peggiore. La più ipocrita, la più disgustosa. «Ho tanti amici...» sembra essere diventata quasi una formula magica, uno scongiuro volto ad ammorbidire qualcosa che sta per seguire come lo schizzo di veleno di un cobra reale direttamente negli occhi dell’interlocutore. Fateci caso, nei forum, su Facebook, al bar, in piazza, nei salotti. E’ una dinamica dialettica talmente ingenua e spudorata da essere disarmante (tanto basso è il livello che dimostra). Niente più che un alibi, debole e sciocco. Un po' come dire che i gay ci possono pure stare, purché restino invisibili, nascosti, subordinati.
«Io ho molti amici gay!.» ...e subito, giù col manganello. «Ma la famiglia è una sola!». E ancora: «Io ho tanti amici omosessuali, ok? Ma l’atto sessuale in natura è mirato alla riproduzione. Non chiamarmi omofobo, dai! Lo sanno tutti, ho tanti amici omosessuali. Ma guarda quel frocio lì, che schifo! E non dovrei dirlo? A me piace la figa, ho amici gay... e allora? Guarda che mi stai discriminando!»


La frase «Ho molti amici gay» è una sorta di mantra sociologico, volto o a preparare il terreno a un’affermazione denigratoria nei confronti delle persone lgbt e dei loro diritti, oppure a smorzare il peso di un’uscita omofoba già messa a segno senza tanti complimenti. In entrambi i casi, è pura ipocrisia, o come minimo profonda ignoranza. Né più né meno di quanti, al tempo dello schiavismo, ritenevano di trattare con umanità la gente di colore, ma seguitavano a possederla come se fosse stata un oggetto o una bestia. Io la chiamo “sindrome dell’animaletto domestico”. L’omofobia, come tutte le odiose forme di pregiudizio, si basa sul vuoto. L’omofobo si accanisce contro il nulla, se non la propria paura della diversità. Non è bizzarro, ma abbastanza normale, se conoscendo un po’ di più un individuo omosessuale e iniziando a percepirne la complessità di essere umano, si prende a trattarlo con uno zinzino di vago rispetto. Ciò, purtroppo, nella maggior parte dei casi non cancella l’atteggiamento di massima, che induce spesso i presunti “amici di UN gay” a insultare altri omosessuali, a non frenare le proprie reazioni intolleranti, rese ancora più odiose dall’ipocrita sindrome che ti fa accarezzare una bestiola solo perché sei abituato ad averla intorno, ma per la cui condizione sociale non provi alcuna solidarietà (in fondo, è sempre, solo una bestia).

Mi sono rotto le palle. Da un amico mi aspetto che mi tratti da amico. Mi aspetto sia educato e rispettoso con la gente come me, che non gli ha fatto nulla di male se non esistere. Mi aspetto sia coerente o che almeno taccia. Così come mi aspetto, così come spero, che i tanti omosessuali definiti amici da codesti ipocriti aprano gli occhi, e se proprio vogliono... discutano con questi loro “amici”, da pari a pari. Gli parlino dei diritti delle coppie di fatto, della dignità di un bacio d’amore che non deve sentire il bisogno di nascondersi, della vigliaccheria e falsità insite nella sterile formula di chi afferma di avere «tanti amici gay.» per continuare a vivere coerentemente da omofobo. Può anche darsi che tra questi “omofobi-buoni” qualcuno ci sorprenda. Non si può escludere. Ma l’esperienza di vita e il vento che soffia nel nostro paese, rende legittimo dubitarne.
Per questo ai gay tirati in ballo come “amici” da chi si risciacqua la bocca davanti a temi gay, insultando o discriminando... a costoro, chiedo di riflettere e non lasciarsi abbagliare da specchietti per le allodole. Forse queste persone, gli etero irriducibili, sostenitori dell’unica famiglia naturale, avranno anche molti amici gay. Ma LORO, mie stimate persone lgbt, NON SONO amici VOSTRI.

Woof! Forever!

venerdì 31 dicembre 2010

Buon 2011: Woof!


Un post piccolo piccolo, quasi un dovere... No, è comunque un piacere augurare buon anno a una comunità che segue questo blog con tanto affetto, e che magari seguiva ancor prima la fanzine cartacea con la quale WOOF! è venuto al mondo e ha tirato le prima zampate. Nessun fronzolo, nessun bilancio (lasciano sempre il tempo che trovano). Soltanto un garbato disegno con due orsacchiotti in amore e un sincero augurio di buon 2011. In bocca all'orso per tutti i vostri progetti, sogni, amori, aspirazioni. E un WOOF! possente... di cui possiate sentire l'eco nei primi giorni del prossimo, ormai quasi iniziato anno.

sabato 23 ottobre 2010

RicOrsi Storici - la cosiddetta disfatta dei Bears


Gli Orsi sono definitivamente andati in letargo?
La rivoluzione culturale dell’estetica bear è davvero fallita?
Ha ancora un senso coltivare terminologie e feticci relativi a qualcosa che ha finito, a suo modo, con lo standardizzarsi secondo i più omologati canoni egemonici?

L’implosione della cultura Bear (con particolare riferimento alla sua culla d’elezione, cioè la società statunitense) sta diventando, negli ultimi tempi, un dibattito ricorrente. Un approccio critico al fenomeno degli orsi espresso a livelli differenti, a tratti ossessivo, e nelle sedi più disparate. Tra serie riflessioni sociologiche e superficiali lettere alla posta del cuore, fino al lapidario e qualunquistico rifiuto di ogni definizione. Abbiamo ricevuto con piacere la segnalazione dell’interessante intervista (sul blog noirpink.blogspot.com) a Les Wright, il sociologo americano autore del celebre "The Bear Book - Readings in the History and Evolution of a Gay Male Subculture”, testo fondamentale nel cammino della bear culture. Un po’ meno piacere ci fa dover convenire con Les Wright praticamente su tutta la linea, pensando che per quanto egli si basi sulla realtà americana che ben conosce, l’Europa si è fatta specchio fedele dei meccanismi di oltre oceano, mimandone gli aspetti meno felici.
Bisogna ammetterlo: è un peccato. L’idea portante, anzi, la verità all’origine del concetto di Orso, è il potenziale sovvertimento dell’estetica dei corpi, del desiderio e di tutto ciò che da questo deriva, come rapporti sociali, ruoli nell’immaginario collettivo, ridimensionamento dei canoni di bellezza su cui si basano leggi di mercato... insomma, tutto. Les Wright dice il vero quando afferma che il fattore destabilizzante legato ai Bears è stato presto imbrigliato da una logica borghese che ha prodotto nuovi stereotipi e realtà umane socialmente chiuse. Si può condividere la delusione per lo spreco di una passione che, pur nascendo nell’ambito sottovalutato della sessualità e dell’eros, avrebbe tutti gli attributi per mettere il mondo a testa in giù, ed è stata invece ridotta a un innocuo franchise commerciale. Si può masticare amaro pensando a quanto di politico, di grande e realmente rivoluzionario sarebbe stato (sarebbe) possibile se l’essere umano medio non trovasse più rassicurante lasciarsi assimilare da un sistema che gli offre frequenti feste in discoteca, possibilità di incontri sessuali, divertimento e poco altro.
 
Tutte cose tristemente vere. Ma anche tristemente vecchie. Forse addirittura prevedibili. La storia dell’uomo è piena di meravigliose utopie, grandi e piccole, che sono rimaste tali. Oggi si può sentir parlare anche di fallimento del femminismo e del crollo delle massime ideologie. E’ un ciclo antico quanto il mondo. Un mondo che produce bellezza e grandi intuizioni, ma è sempre pronto a ridurle nei ranghi di potere comodi alla maggioranza e convenienti per chi dispone degli strumenti atti a sfruttarle economicamente. Lo storico calvinista Paul Sabatier usò questa metafora: “Qui il fiume è ancora lo stesso. Ma se questo sa verso quale mare corre, non sa nulla degli affluenti fangosi che turberanno la sua limpidezza.”

In questo contesto potrebbe suonare dissacrante o poco opportuno, ma Sabatier si riferiva a Francesco d’Assisi e a quello che sarebbe stato il destino dell’ordine monastico da lui fondato. Francesco rappresentò una svolta sconcertante per la mistica dei suoi tempi. Gli era bastato riscoprire e mettere in pratica gli originali principi cristiani di povertà, umiltà e carità per gettare in confusione le gerarchie della chiesa cattolica e apparire un disturbo per l’ordine costituito. Tuttavia, l’istituzione religiosa non tardò a fagocitarlo, trasformando il suo rifiuto della ricchezza in uno strumento adeguato a ricondurre sotto il proprio controllo le classi più povere, quelle che già da un po’ si erano allontanate da un clero ingioiellato e odoroso d’incenso.

In altre parole, la storia dell’uomo è densa di buone idee usate male. Tuttavia, è opportuno ricordare, che se alla fine della fiera i risultati sono scarsi, questo non significa che l’ispirazione di partenza non fosse valida, e che magari andrebbe rivalutata alla luce di una maggiore consapevolezza. In principio, per gli Orsi, tutto iniziò così. Qualcuno si accorse che il desiderio, la tenerezza e tutte quelle pulsioni che (per quanto negate) sono motore dell’esistenza umana, sfuggivano in realtà alle tipizzazioni ufficiali, mentre esisteva una vastissima regione emozionale ancora priva di voce. Non parliamo qui dei percorsi sociali documentati da Les Wright, ma dell’esigenza naturale che ha originato un codice linguistico. Codice che ha portato alla formalizzazione della cultura bear, al suo sviluppo e – si direbbe – al suo arenarsi in ulteriori cliché. 


Noi di WOOF! (prima su carta fotocopiata - più o meno com’è accaduto alla rivista americana Bear Magazine - e in seguito come blog) abbiamo contribuito a questa bizzarra evoluzione dalla Sicilia, un po’ distanti dai maggiori centri dove l’ambiente ursino ha trovato maggiore diffusione. Praticamente da subito, ci siamo trovati a fare i conti con resistenze culturali e l’eterna, inutile crociata contro le odiate etichette. Termine spesso usato in modo improprio, giacché “etichetta” è qualcosa da applicare su un prodotto in vendita. “Nome” è invece un segno pratico volto a riconoscere e comprendere un fenomeno della vita. Qualcosa che i semiologi chiamerebbero una “figura del mondo”. Un mondo che ancora oggi trabocca di persone che non sanno che il cielo su di loro è azzurro solo perché non hanno mai pensato di poter alzare lo sguardo. Ed è in questo che consiste l’importanza dei linguaggi, dei patrimoni culturali, delle forme espressive e della comunicazione. A conoscere. A sapere. A vivere.
La rivoluzione degli Orsi, a nostro parere, non è fallita per il semplice fatto che non è mai neppure iniziata. La componente destabilizzante è tuttora un mero potenziale, ed è innegabile che le logiche tiranne della società dei consumi abbiano affossato qualcosa di così interessante sul nascere. Se l’intervista – scientifica e circostanziata – a Les Wright tocca l’argomento in modo puntuale, quel che ci dispiace è notare in altri media l’emergere di un sentimento anti-ursino basato sul niente, se non sulla necessità di sensibilità gay d’altro stampo di riconquistare una ribalta in realtà mai persa. Sentir parlare di “fascismo” a proposito degli Orsi a causa del loro culto dell’aspetto mascolino, o di “negazione del proprio lato femminile” (come se tutti i lati femminili dovessero esprimersi nel medesimo modo) ci irrita e fa ridere nello stesso tempo. Quel che invece ci fa piacere ricordare è quante persone sono uscite dall’isolamento dopo essere entrati in contatto con i codici del mondo bear. Tanti – anche tra noi della fanzine – vivevano inconsapevoli della propria omosessualità proprio perché calati in un quotidiano afasico rispetto al proprio desiderio, quello che spingeva verso uomini dall’aspetto generalmente giudicato non attraente. Pertanto, se il marchio dell’orma su un sito web, un articolo su un blog o una collezione di immagini, può aiutare qualcuno a scoprire che non è né unico né malato solo perché attratto da maturi omoni anziché da sinuose gazzelle, non possiamo negare che tali linguaggi abbiano una funzione sociale di per sé. Certo, i codici sono in continuo cambiamento, si prestano a stravolgimenti ed estremizzazioni. Ma questo fa parte della tragedia umana in ogni campo. I buoni propositi sono affidati agli individui e realizzati o deteriorati a seconda del loro cammino intellettuale. Il pericolo è quello di confondere gli intenti con le cattive applicazioni, finendo praticamente col buttare con l’acqua anche il bambino.

E’ vero. La cultura bear è oggi inquinata da logiche che in origine le erano estranee. Eppure, noi che abbiamo iniziato a vivere in modo più pieno dopo averla scoperta, seguitiamo a sentirci legati a essa, o perlomeno ai suoi elementi essenziali, quelli che Les Wright chiama “definizione fluida”. Tutti noi, nei più disparati ambiti politici, filosofici e ideologici, possiamo a buon diritto sentirci traditi o delusi dalla direzione materiale presa dalla comunità, gruppo, partito, in cui c’eravamo riconosciuti. Ma per fortuna si può ancora scegliere se restare fedeli al sogno (e alla prospettiva della sua migliore realizzazione) piuttosto che alla forma canonizzata di questo.
Vale per tutti, per tutto. E sarà sempre così.



lunedì 18 ottobre 2010

Tornare al lavoro...

  
Diario del Capitano. Data bestiale 18.10.2010. 


L'Estate dovrebbe essere finita da un pezzo, ma sulla nostra isola esita a ritirare gli artigli del caldo. Le prime pioggie non fanno che aumentare l'umidità nell'aria, e alla sera si patisce freddo per strada e un caldo soffocante tra le mura di casa. Nondimeno, siamo già a metà Ottobre, e sarebbe il momento - anche per questo blogger ursino - di rimboccarsi le maniche e tornare al lavoro. Da queste parti, gli ultimi mesi sono stati intensi. Un primo Pride di successo per la città di Palermo, nella speranza che, dopo tanti sforzi e tanta visibilità, la nostra comunità non scivoli di nuovo nel torpore. Momenti di crisi, reazione e lavoro per la nostra libreria (tuttora in acque agitate). Stanchezze e disillusioni personali. La visita del pontefice nella nostra città, coincisa con una cattolicizzazione forzata dell'intero territorio imposta da autorità sempre meno laiche. La crisi che (a dispetto di chi si ostina a dire il contrario) non accenna a finire e così via. Ci restano le passioni e le cose belle per darci la forza di andare avanti. I nostri amici orsi, con i loro miti, il loro codice e i loro feticci. Tenere vivo questo blog, erede della storica fanzine cartacea prodotta anni fa dalla nostra libreria nell'ambito delle sue iniziative LGBT, diventa sempre meno facile. Gli argomenti in realtà non mancherebbero, ma la proposta di siti ursini in rete aumenta ogni giorno, e confrontarsi, differenziarsi e non cadere nel semplice riciclaggio inizia a farsi un'impresa. Ma noi mica ci arrendiamo.


Niente affatto. WOOF! per noi è diventato una costante di vita. Anzi, una sorta di portafortuna, e finché non ci ritroveremo definitivamente col culo per terra, senza neanche più il fiato per parlare, continueremo a tenerlo in vita. C'è tanto là fuori. Tanto di intrigante, affascinante e ursino. Individui dal talento artistico che esprimono il proprio eros in modo strabiliante, personaggi in grado di farsi notare per carisma e imponenza, notizie serissime e altre da ridere fino alle lacrime. Al lavoro, dunque. Pronti a spalare pelame e a scavare nelle notizie più curiose e conturbanti che abbiano a che fare con la nostra peculiare mitologia erotica: gli orsi. Magari quest'anno riprendiamo un po' in ritardo, ma i lavori sono ufficialmente incominciati.
Woof! Forever!



mercoledì 12 maggio 2010

Venti caldi... aspettando il Palermo Pride

 Diario del Capitano. Data bestiale 12.05.2010. 

E' arrivato lo scirocco. L'Estate ancora no. Ma la voglia di mare è tanta. Nel frattempo succede di tutto. Le contraddizioni nel partito di maggioranza, presenti già ai tempi della prima vittoria elettorale, quindici anni fa, iniziano a scricchiolare rumorosamente. Nel frattempo, la Lega vola, e gli istinti intolleranti dell'italietta che  gonfia il petto lievitano a discapito dei diversi. Ministri ricevono in dono case costose a loro insaputa. Una canzone orribile e retoricamente fastidiosa si piazza ai primi posti della più popolare delle gare canore. La chiesa non riesce più a nascondere un massa cancerosa che da tempo si annidava in essa come in molti focolari da questa indicati come l'unica famiglia "naturale". Naturale come la predazione, la crudeltà, la prevaricazione. Rigurgita l'omofobia e la violenza su gay e trans. La Corte Costituzionale getta acqua sul fuoco per quanto riguarda il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La crisi avanza. E l'Italia è un posto sempre più grigio. Triste. Provinciale.
Nel frattempo, si prospetta all'orizzonte una piccola novità. Almeno per la città di Palermo. Il Gay Pride, il primo nella storia del capoluogo siciliano, che il collettivo Stop Omofobia sta organizzando in queste settimane e che avrà luogo il 19 Giugno 2009.


Al di là delle differenze, di alcune scelte forse superficiali, e delle fisiologiche resistenze, le prospettive perché la manifestazione abbia successo ci sono tutte. Una serie di incontri culturali a tematica LGBT organizzati presso il Left di Palermo, stanno preparando il terreno per la sfida più grande. Un rammarico su tutti, per noi di WOOF!, è l'apparente indifferenza della comunità ursina palermitana.
Gli eventi ludici e festivi, che pure non mancano nella realizzazione di questo Pride, sono stati finora l'unico segno di vita espresso da una categoria che tuttora non si è del tutto consolidata: quella degli orsi e relativi cacciatori nella città di Palermo. Le ovvie perplessità relative al concetto di visibilità, di presenza, comuni a tutto il mondo omosessuale, sembrano ancora prevalere, nel nostro paese, presso una tipologia di gay che spesso si allontana molto dagli stereotipi omosessuali di maggior presa mediatica. Motivazioni a volte legittime, ma non per questo meno tristi e foriere di ulteriore immobilità sociale. Né mancheranno (succede tutti gli anni!) le critiche del cazzo (sì, quello!) all'idea stessa di Pride e alla sua funzione ibrida di festa ed evento politico. Quante volte lo abbiamo sentito, lo sentiamo, lo sentiremo? Personalmente, quest'anno ho già iniziato.
«Fosse una manifestazione seria! Io... da gay... ripudio gli eccessi, ripudio i lustrini! Non voglio le drag queen con le paillette. Ci danneggiano. Guastano la nostra immagine. Serietà! Questo dico io... da gay.»

Da coglione, prego. Dice quest'altro gay. Semplicemente perché dovremmo ricordare Stonewall, e la resistenza di un gruppo di travestiti estremamente cazzuti.  Dovremmo tener presente che è a loro che dobbiamo la nascita del movimento LGBT, del Pride e le conquiste medie, piccole e grandi ottenute nel corso della storia contemporanea in alcune parti del mondo. E' loro che tributiamo la festa, la battaglia politica, il ritrovato orgoglio di esseri umani nella nostra specificità. Esattamente come altrove, in circostanze storiche  e culturali differenti, hanno fatto neri, ebrei e donne, scoprendo concetti come negritude, femminismo, e persino fondando un proprio stato. Ma la logica, come la verità, non è una chiave che apre tutte le porte. Puoi argomentare per ore mentre l'altro ti osserva con silenziosa supponenza. Puoi citare la storia, analizzare meccanismi sociologichi e politici. Arrampicarti sulle pareti se ce la fai. La conclusione del dialogo, al novanta per cento, sarà sempre la stessa. Il lapidario e stolido «Rispetto la tua opinione, ma resto della mia». Insomma, con qualcuno è proprio tempo sprecato. La paura è ancora troppa, e ne sono talmente ubriachi che neppure la riconoscono. E' come parlare una lingua diversa.


Peccato per gli orsi siciliani. Speriamo di sbagliare, speriamo ci sorprendano. Anche in pochi. La cosa ci renderebbe felici. L'importante è che il 19 Giugno 2010, a Palermo, verrà fatto un altro piccolo ma prezioso passo verso una nuova consapevolezza. Se il momento per uscire dal letargo non è questo, non saprei dire quando arriverà.





Coordinamento Stop Omofobia su Facebook

Segreteria Pride Sicilia 2010:
3664373195

Contributi per il Sicilia Pride 2010 

Articolo Tre mette a disposizione del Coordinamento Stop Omofobia Palermo il proprio conto corrente affinchè chi voglia contribuire per le spese del Sicilia Pride 2010 possa farlo da ovunque, ecco i dati:

IBAN
IT40W0102043074000300774654

Intestazione
Articolo Tre - Associazione Omosessuale
Banco di Sicilia
Agenzia Bagheria Umbeto I B

ABI 01020
CAB 43074
CIN W
C/C 000300774654

Causale: Sicilia Pride 2010


martedì 29 settembre 2009

WOOF! anche su Facebook


Il social network del momento ha fatto un'altra conquista. Anche WOOF! (prima fanzine cartacea autoprodotta, in seguito bear blog) ha voluto lasciare la sua orma su Facebook. La pagina presenta post vecchi e nuovi di maggiore interesse e qualche curiosità, ma si propone anche di raccogliere link interessanti, e ovviamente ursini, ad altre realtà bear presenti nella comunità Facebook.
Da oggi, è possibile diventare fan di questa piccola realtà bear italiana che si è ritagliata il suo pezzettino di storia. Grazie a tutti e benvenuti. Woof!

sabato 1 agosto 2009

Non solo Bear - Una piccola storia di omofobia

Ogni tanto succede qualcosa che risulta come una ventata di aria fresca, e infonde giusto una briciola di speranza che le cose possano lentamente maturare. Ma i tempi sono biblici, e le piccole soddisfazioni fanno presto a evaporare. Avrei potuto aprire questo post con il consueto "diario del capitano...", ma non mi sono sentito di farlo. L'argomento è troppo serio. Anche se stavolta è stato neutralizzato con un sorriso. Si parla di omofobia, e del clima destrorso che serpeggia nel nostro paese con esiti inquietanti. Si pensi al caso recente della drag queen fermata dalla polizia in Sardegna, e allontanata con un foglio di via senza che avesse commesso alcun reato. Si vedano i raid in luoghi deputati di squadracce omofobe ringalluzzite dalla deriva politica di un paese sempre più becero, lecchino con i potenti, e ipocritamente religioso. Tutti segni che non lasciano certo ben sperare.

Come dicevo, però, ogni tanto uno spiraglio regala un attimo di sollievo. Di sicuro, imbattermi su Facebook nella presentazione di un gruppo (pomposamente ascritto alle categorie, cultura e società) chiamato "Anti Gay Alliance" mi ha fatto rabbrividire. Sono stato sul punto di voltarmi dall'altra parte e lasciar morire la cosa lì. Bagnarmi nell'ignoranza di chi ha bisogno di sentirsi migliore di qualcun altro per poter continuare a strisciare su questa terra ha un effetto deprimente sulla mia sensibilità. Poi la curiosità e lo sdegno hanno avuto il sopravvento, aiutate anche dal fatto che il gruppo omofobo in questione era stato condiviso sul profilo di un contatto che sapevo per certo essere gay. Che cosa stava succedendo davvero?

La lettura del manifesto introduttivo confermava le peggiori aspettative. Fondato da un ragazzo molto, molto giovane (e di conseguenza anche molto, molto immaturo), il gruppo FB si proponeva come punto di incontro per tutti gli immarcescibili eterosessuali che mal tollerano l'invasione gay (con uno spirito non troppo dissimile dall'attuale caccia al clandestino). Il pischello fascistoide (chiamiamolo così) esordiva affermando (ma va'?!) di non essere affatto razzista, ma di essere turbato dal presunto aumento di visibilità del mondo omosessuale. Ci sono sempre stati gay e lesbiche, scrive il sapiente, ma un tempo avevano il buon gusto di nascondersi (che comodità, nevvero!). Insomma, non eri costretto a vederli. Oggi... anzi, domani, continua a scrivere, e neanche tra troppi anni, quando avrò un figlio che mi domanderà come mai quei due uomini, quelle due donne, camminano mano nella mano, che cosa potrò rispondere? Questa grande performance retorica si concludeva con una dichiarazione di insofferenza nei confronti di quelle forze che vorrebbero convincere tutti che l'omosessualità è naturale, e con lo slogan gridato con caratteri maiuscoli: NATURALE UN CAZZO! e il conseguente invito a tutti gli etero di comprovata fama di unire le forze contro questo degrado morale.

E' stato un balsamo per l'anima, accolto con una risata liberatoria, vedere che la totalità delle persone iscritta al gruppo in quelle ore era formata da gay e da lesbiche. I commenti erano tanti, la maggior parte scherzosi. "Forse volevi dire 'naturale IL cazzo'". Corredate da foto a tema gay, lazzi e buuu a pioggia. Un'iscritta, donna, ha postato semplicemente il commento: "Viva la fica". Altri, le foto del divo bear Jack Radcliffe, king of the bears, a rendere il tutto ancora più piacevole. Qualcuno si è rivolto direttamente al fondatore del gruppo dicendo: "Hai avuto un successone. Dovresti essere contento."
Beh, l'indomani il gruppo era sparito. Almeno io non sono più riesciuto a trovarlo. E mi chiedo, perché le forze di gay, lesbiche e simpatizzanti non sono sempre così unite davanti ai comportamenti omofobi?

La rete contiene di tutto. Spesso è come il muro di un enorme cesso, dove l'anonimato incoraggia anche il più ignorante a dire la sua con spocchiosa arroganza. In questo caso, il pischello si è trovato circondato. Forse, soltanto forse, questa esperienza potrebbe suggerirgli che quella dei gay e delle lesbiche è una minoranza apparente, e che se scelgono di uscire allo scoperto (e certo che hai paura, ragazzo mio!) e di cantartele in faccia, avresti a che fare con un esercito.
Ma in fondo al bicchiere c'è spesso l'amaro. E' sufficiente navigare su Youtube, imbattersi nei video in cui compare Vladimir Luxuria e fermarsi un attimo a leggere i commenti. La storia è sempre quella: anonimato, ignoranza, possibilità di far sentire le proprie flatulenze intellettuali.
Quel che mi chiedo è perché il mondo gay non reagisca sempre, o almeno con maggiore frequenza, nel modo in cui ha reagito alla fondazione dell'infame gruppo su Facebook? Mancanza di organizzazione? Paura? Pigrizia? Siamo sicuri di stare parlando di qualcosa di così piccolo? Leggere un commento che dà del "frocio di merda" a Luxuria su Youtube, mi spinge a pensare: che cosa succederebbe se al commentatore iniziassero ad arrivare a valanga commenti come "porco razzista" , "ignorante del cazzo" e altre cosette del genere? Siamo così certi che un ribaltamento dei ruoli non sia possibile? Dobbiamo sempre essere così... civili? Pensiamo davvero che far sentire la reazione di una categoria, in realtà molto più vasta di quanto molti credono, non minerebbe le certezze di impunità e di generica connivenza che questi sottosviluppati coltivano? Spesso ci diciamo di non scendere allo stesso livello dei nostri detrattori, ma io comincio a pensare che questo sia soltanto un frusto cliché. Non sostengo gli scontri di piazza, ma le parole (che sono pietre!) possono rendere benissimo l'idea in quella vasta e impervia arena che è il web. Un luogo dove il mondo gay finora ha prosperato, ma dove l'omofobia alza la sua lercia capoccia con troppa frequenza.
Agli amici di Facebook dico: bravi. Continuate così. Anzi, dateci dentro. Al pischello antigay, invece, rispondo: come dici tu, un giorno (forse, magari per disgrazia) potresti diventare padre. Ti ricordo che non esiste solo l'eventualità che tuo figlio ti chieda perché al mondo esistono i froci e le lesbiche. Esiste l'eventualità imponderabile che tuo figlio-figlia, crescendo scopra di essere uno di noi. E tu non potrai farci niente, perché la natura (quella natura che ti fa pensare al cazzo!) è molto forte, e l'omosessualità è una delle sue espressioni più antiche. Allora dovrai decidere, se vorrai che tuo figlio-figlia si nasconda come un topo di fogna, o che scelga di camminare a testa alta, fiero/a di avere un genitore maturo che lo sostiene per quello che è. Un uomo. Una donna. E non un frocio o una lesbica. Ma dubito che capirai. Almeno non in tempi brevi. L'iniziativa che hai preso su Facebook, anche se finita in burla, non ti fa fare una bella figura.
E per inciso... l'ignoranza è una cosa naturale. La cultura, il progresso sono valori acquisiti. E sicuramente restare delle bestie non è una scelta nobile.
Perciò, non rompeteci più il cazzo con questa natura!

[Segnalate alle strutture predisposte i comportamenti omofobi e l'incitamento all'odio. L'oscuramento in rete non deve riguardare soltanto innocenti riferimenti sessuali. Ma soprattutto l'ignoranza violenta, la volontà di offendere, le minacce anonime. Uscite dal silenzio. Reagite. Denunciate.]