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giovedì 12 settembre 2013
lunedì 12 agosto 2013
Lettera dell'attore Stephen Fry contro le Olimpiadi a Mosca.
Lettera dell'attore Stephen Fry contro le Olimpiadi a Mosca.
“Gentile Primo Ministro, M Rogge, Lord Coe e membri del Comitato Olimpico Internazionale,Scrivo nella più sincera speranza che tutti quelli di voi con un minimo di spirito olimpico e amore per lo sport terranno a mente la macchia sui cinque Anelli Olimpici che venne lasciata quando gli stessi Giochi Olimpici di Berlino del 1936 proseguirono sotto l’esultante egida di un tiranno che, appena due anni prima, aveva tramutato in legge un decreto che isolava e perseguiva una minoranza sociale la cui unica colpa era quella di essere venuti al mondo. Nel suo caso, egli probì agli ebrei di ricoprire ruoli pubblici o accademici, si assicurò che la polizia fosse pronta a chiudere un occhio sopra ogni eventuale pestaggio, furto o umiliazione che venisse loro inflitto, bruciò e vietò libri scritti dagli stessi ebrei. Dichiarò che essi “inquinavano” la purezza e la tradizione di quello che doveva essere tedesco, che essi stessi erano una minaccia per lo stato, per i bambini e per il futuro del Reich. Incolpò loro simultaneamente per i crimini del Comunismo che si escludevano a vicenda e per voler controllare i capitali internazionali e le banche. Li incolpò di voler rovinare la cultura con il loro liberalismo e diversità. Il comitato olimpico del tempo prestò nessuna attenziona a questo male e diede il via alle note Olimpiadi di Berlino, con il solo risultato di fornire un palco ad un glorioso Führer e accrescere il suo prestigio in casa e all’estero. Gli diede confidenza. Tutti gli storici sono d’accordo su questo. Quello che poi egli fece con tale confidenza è noto a tutti noi.
Putin sta ripetendo questi crimini insani in maniera subdola, questa volta contro la comunità LGBT russa. Pestaggi, assassinii e umiliazioni sono ignorati dalla polizia. Ogni forma di difesa o di sana discussione dell’omosessualità è contro la legge. Ogni affermazione, per esempio, che Tchaikovsky fosse gay e che la sua arte e la sua vita riflettono la sua sessualità e sono di ispirazione per altri artisti gay verrebbe punita con la galera. Semplicemente non è abbastanza dire che gli olimpionici gay potrebbero o non potrebbero essere sicuri nel loro villaggio. Il Comitato Olimpico Internazionale deve, nella maniera più assoluta, prendere una ferma posizione a nome di tutta l’umanità che è chiamato a rappresentare contro tali leggi barbare e fasciste che Putin è riuscito a spingere nella Duma. Non ci dimentichiamo che gli eventi olimpici erano soliti essere non solo di natura atletica, ma includevano anche competizioni a livello culturale. Lo sport, ammettiamolo, è cultura. Lo sport non vive in una bolla al di fuori della società e della politica. L’idea che lo sport e la politica non siano connessi è peggiore dell’ipocrisia, peggiore della stupidità. È malvagiamente e volutamente sbagliato. Tutti sanno che la politica è legata a tutto per il significato stesso del termine “politica” dal grego “fare con il popolo”.
Un divieto assoluto ai Giochi Olimpici russi del 2014 a Sochi è semplicemente necessario. Fateli da qualche altra parte, in Utah, Lillyhammer, ovunque voi vogliate. Ad ogni costo, Putin non può essere visto come se avesse l’approvazione di tutto il mondo civilizzato.
Egli sta facendo della popolazione gay un capro espiatorio, proprio come Hitler fece con gli ebrei. Non possiamo permettergli di farla franca. So di cosa parlo. Ho visitato la Russia, ho fronteggiato il deputato che introdusse la prima di queste leggi, nella sua città di San Pietroburgo. Ho guardato in faccia quell’uomo e, di fronte ad una telecamera, ho provato a ragionare con lui, contraddirlo, fargli capire quello che stava per fare. Ciò che vidi in ritorno fu quello che Hannah Arendt chiamò, memorabilmente, “la banalità del maligno”. Un uomo stupido ma, così come tanti altri tiranni, uno con un naturale istinto per sfruttare una popolazione scontenta dando loro capri espiatori. Putin forse non è così brutale e stupido come il deputato Milonov ma i loro istinti sono gli stessi. Può anche affermare che i “valori” della Russia non sono i “valori” dell’occidente ma questo è in totale disaccordo con la filosofia di Pietro il Grande e contro le speranze di milioni di russi, quelli che non sono nella morsa di quella mistura tossica fatta della violenza delle teste rasate e religioni bigotte, quelli che stanno agonizzando mentre vedono la democrazia retrocedere e il sorgere di nuove autarchie, proprio nella stessa madre terra che già ne ha sofferto così tanto (e la cui musica, letteratura e teatro, tra l’altro, amo con passione).
Sono gay. Sono ebreo. Mia madre ha visto cadere più di una dozzina di parenti sotto l’anti-semitismo di Hitler. Ogni volta che in Russia (e ciò accade constantemente) un adolescente gay è costretto a suicidarsi, una ragazza lesbica violentata a fini “correttivi”, uomini e donne gay picchiati a morte dai nuovi delinquenti Nazi mentre la polizia russa se ne sta a guardare, il mondo si riduce e io, tra tutti, mi ritrovo a piangere ancora una volta nel vedere la storia che si ripete.
“Tutto quello di cui il male ha bisogno per trionfare sono uomini buoni che non facciano nulla”, così scrisse Edmund Burke. Uomini e donne del COI, siete voi quei “buoni” che permettono al male di trionfare?
Le Olimpiadi Estive del 2012 sono state uno dei momenti più gloriosi della mia vita e quella del mio Paese. Ci fossero i Giochi Olimpici russi, ciò macchierebbe per sempre l’intero movimento e spazzerebbe via tutta quella gloria. I Cinque Anelli ne rimarrebbero macchiati per sempre, imbrattati e rovinati agli occhi del mondo civilizzato.
Vi sto supplicando di resistere all pressioni del pragmatismo, dei soldi, della codardia oleosa dei diplomatici e innalzarvi risolutamente e con fierezza per l’umanità del mondo, come il vostro movimento è chiamato a fare. Sventolate la vostra bandiera olimpica con orgoglio proprio come noi uomini e donne gay sventoliamo la nostra bandiera arcobaleno con lo stesso orgoglio. Siate abbastanza coraggiosi da essere all’altezza dei giuramenti e dei protoccolli del vostro moviento, che ci terrei a ricordarvi di seguito:
Regola 4: Cooperare con le oganizazioni pubbliche o private competenti e le autorità nell’intento di mettere lo sport al servizio dell’umanità e di conseguenza di promuovere la pace.
Regola 6: Agire contro ogni forma di discriminazione che possa turbare il Movimento Olimpico
Regola 15: Incoraggiare e supportare le iniziative atte ad unire lo sport con la cultura e l’istruzione
Mi rivolgo specialmente a lei, Primo Ministro, uomo di cui ho il più alto rispetto. Nonostante leader di un partito a cui mi sono opposto e che ho instintivamente respinto per quasi tutta la mia vita, ha mostrato un determinato, appassionato e chiaro impegno in fatto di diritti della comunità LGBT e ha aiutato a spingere la legge per i matrimoni gay in entrambe le camere del nostro parlamento nonostante la veemente opposizione di parecchi membri della sua stessa fazione. Per questo l’ammirerò per sempre, nonostante tutte le altre differenze che possano esserci tra noi due. Alla fine, credo fermamente che lei sappia quando qualcosa è sbagliato o giusto. La prego, adesso agisca sulla base di quell’istinto.
Vostro, in disperata speranza di umanità
Stephen Fry“
Putin sta ripetendo questi crimini insani in maniera subdola, questa volta contro la comunità LGBT russa. Pestaggi, assassinii e umiliazioni sono ignorati dalla polizia. Ogni forma di difesa o di sana discussione dell’omosessualità è contro la legge. Ogni affermazione, per esempio, che Tchaikovsky fosse gay e che la sua arte e la sua vita riflettono la sua sessualità e sono di ispirazione per altri artisti gay verrebbe punita con la galera. Semplicemente non è abbastanza dire che gli olimpionici gay potrebbero o non potrebbero essere sicuri nel loro villaggio. Il Comitato Olimpico Internazionale deve, nella maniera più assoluta, prendere una ferma posizione a nome di tutta l’umanità che è chiamato a rappresentare contro tali leggi barbare e fasciste che Putin è riuscito a spingere nella Duma. Non ci dimentichiamo che gli eventi olimpici erano soliti essere non solo di natura atletica, ma includevano anche competizioni a livello culturale. Lo sport, ammettiamolo, è cultura. Lo sport non vive in una bolla al di fuori della società e della politica. L’idea che lo sport e la politica non siano connessi è peggiore dell’ipocrisia, peggiore della stupidità. È malvagiamente e volutamente sbagliato. Tutti sanno che la politica è legata a tutto per il significato stesso del termine “politica” dal grego “fare con il popolo”.
Un divieto assoluto ai Giochi Olimpici russi del 2014 a Sochi è semplicemente necessario. Fateli da qualche altra parte, in Utah, Lillyhammer, ovunque voi vogliate. Ad ogni costo, Putin non può essere visto come se avesse l’approvazione di tutto il mondo civilizzato.
Egli sta facendo della popolazione gay un capro espiatorio, proprio come Hitler fece con gli ebrei. Non possiamo permettergli di farla franca. So di cosa parlo. Ho visitato la Russia, ho fronteggiato il deputato che introdusse la prima di queste leggi, nella sua città di San Pietroburgo. Ho guardato in faccia quell’uomo e, di fronte ad una telecamera, ho provato a ragionare con lui, contraddirlo, fargli capire quello che stava per fare. Ciò che vidi in ritorno fu quello che Hannah Arendt chiamò, memorabilmente, “la banalità del maligno”. Un uomo stupido ma, così come tanti altri tiranni, uno con un naturale istinto per sfruttare una popolazione scontenta dando loro capri espiatori. Putin forse non è così brutale e stupido come il deputato Milonov ma i loro istinti sono gli stessi. Può anche affermare che i “valori” della Russia non sono i “valori” dell’occidente ma questo è in totale disaccordo con la filosofia di Pietro il Grande e contro le speranze di milioni di russi, quelli che non sono nella morsa di quella mistura tossica fatta della violenza delle teste rasate e religioni bigotte, quelli che stanno agonizzando mentre vedono la democrazia retrocedere e il sorgere di nuove autarchie, proprio nella stessa madre terra che già ne ha sofferto così tanto (e la cui musica, letteratura e teatro, tra l’altro, amo con passione).
Sono gay. Sono ebreo. Mia madre ha visto cadere più di una dozzina di parenti sotto l’anti-semitismo di Hitler. Ogni volta che in Russia (e ciò accade constantemente) un adolescente gay è costretto a suicidarsi, una ragazza lesbica violentata a fini “correttivi”, uomini e donne gay picchiati a morte dai nuovi delinquenti Nazi mentre la polizia russa se ne sta a guardare, il mondo si riduce e io, tra tutti, mi ritrovo a piangere ancora una volta nel vedere la storia che si ripete.
“Tutto quello di cui il male ha bisogno per trionfare sono uomini buoni che non facciano nulla”, così scrisse Edmund Burke. Uomini e donne del COI, siete voi quei “buoni” che permettono al male di trionfare?
Le Olimpiadi Estive del 2012 sono state uno dei momenti più gloriosi della mia vita e quella del mio Paese. Ci fossero i Giochi Olimpici russi, ciò macchierebbe per sempre l’intero movimento e spazzerebbe via tutta quella gloria. I Cinque Anelli ne rimarrebbero macchiati per sempre, imbrattati e rovinati agli occhi del mondo civilizzato.
Vi sto supplicando di resistere all pressioni del pragmatismo, dei soldi, della codardia oleosa dei diplomatici e innalzarvi risolutamente e con fierezza per l’umanità del mondo, come il vostro movimento è chiamato a fare. Sventolate la vostra bandiera olimpica con orgoglio proprio come noi uomini e donne gay sventoliamo la nostra bandiera arcobaleno con lo stesso orgoglio. Siate abbastanza coraggiosi da essere all’altezza dei giuramenti e dei protoccolli del vostro moviento, che ci terrei a ricordarvi di seguito:
Regola 4: Cooperare con le oganizazioni pubbliche o private competenti e le autorità nell’intento di mettere lo sport al servizio dell’umanità e di conseguenza di promuovere la pace.Regola 6: Agire contro ogni forma di discriminazione che possa turbare il Movimento OlimpicoRegola 15: Incoraggiare e supportare le iniziative atte ad unire lo sport con la cultura e l’istruzione
Mi rivolgo specialmente a lei, Primo Ministro, uomo di cui ho il più alto rispetto. Nonostante leader di un partito a cui mi sono opposto e che ho instintivamente respinto per quasi tutta la mia vita, ha mostrato un determinato, appassionato e chiaro impegno in fatto di diritti della comunità LGBT e ha aiutato a spingere la legge per i matrimoni gay in entrambe le camere del nostro parlamento nonostante la veemente opposizione di parecchi membri della sua stessa fazione. Per questo l’ammirerò per sempre, nonostante tutte le altre differenze che possano esserci tra noi due. Alla fine, credo fermamente che lei sappia quando qualcosa è sbagliato o giusto. La prego, adesso agisca sulla base di quell’istinto.
Vostro, in disperata speranza di umanità
Stephen Fry“
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Stop Omofobia
giovedì 18 luglio 2013
Il sogno di AltroQuando
Noi di AltroQuando abbiamo un sogno...
Noi abbiamo un sogno...
che dopo la chiusura della bottega,
AltroQuando rinasca, magari sotto forma di un'associazione culturale
che prosegua, idealmente, il cammino già intrapreso. Magari con il
sostegno di quanti lo hanno amato e sono cresciuti tra le sue mura.
Che l'eredità sia raccolta da chi possiede ancora forze e passione,
in modo che le istanze principali che hanno fatto battere il cuore di
questa attività sopravvivano.
Noi abbiamo un sogno...
la fondazione di una biblioteca del fumetto che sappia
passare sopra a mode e meccanismi commerciali, e possa spaziare tra i
generi come in tanti anni ha fatto la nostra libreria, senza
fossilizzarsi, ma tenendo desta l'attenzione su ciò che è nuovo,
sperimentale, controtendenza, a volte economicamente debole, ma
culturalmente forte e degno di supporto.
Abbiamo un sogno...
che le mostre bizzarre, imprevedibili,
che hanno donato visibilità ad artisti esordienti, possano
continuare, spigolando in quell'humus culturale antagonista che di
solito non trova spazio nei canali ufficiali. Che le produzioni
alternative, di fumetti e riviste di controcultura, possano
ripartire, sia in cartaceo che in formato digitale, come forma di
resistenza a un mercato omologante che tutto soffoca e appiattisce,
sostenendo nuovi talenti che hanno cose da dire e forse sono ancora
in cerca di un posto da poter chiamare casa. Che si continui a
promuovere etichette musicali fuori dal coro, piccoli grandi libri,
piccole grandi performance, piccole grandi idee.
Abbiamo un sogno...
che la divulgazione della cultura LGBT
e l'accoglienza relativa a questo tema sociale possa proseguire più
agguerrito che mai. Sempre contro ogni forma di omologazione, sempre
caratterizzata da una vena creativa e dall'attenzione offerta alle
realtà meno ascoltate anche all'interno dello stesso mondo
omosessuale. Che si continuino a osservare e a promuovere le arti gay
e si mantenga la militanza politica nel movimento.
Noi di AltroQuando abbiamo un sogno...
che questo messaggio, affidato alla
corrente, possa fungere da spunto per nuove voci, nuove proposte, e
che la linea di allegra follia, di imprevedibilità, con tutto il suo
carico di iniziative eterogenee non si spenga mai, ma che continui ad
ardere... sebbene in un altro quando.
E non ce ne voglia il reverendo King
per l'audace citazione.
[Quella che segue è la bozza di una cronologia essenziale di quella che è stata l'attività della libreria AltroQuando di Palermo. Nelle intenzioni di chi l'ha compilata - senza nessuna pretesa di completezza - avrebbe dovuto essere lo spunto di partenza per una pagina su Wikipedia che lasciasse traccia di questa avventura culturale, in attesa che altri wikipediani volenterosi potessero integrarla e modificarla con le proprie testimonianze e ricordi. La pagina, appena creata, è stata subito rimossa da un amministratore in quanto "voce non enciclopedica". Si sta provando a contattare gli amministratori e a discutere la questione. Nel frattempo, considerate questa nota come un lavoro in progress, aperto a tutti i contributi possibili.]
AltroQuando è stata la prima libreriaspecializzata in fumetti ad aprire nella città di Palermo, mentre ilfenomeno delle fumetterie si andava diffondendo in Italia all'iniziodegli anni novanta.
La fumetteria AltroQuando nasce nel1991, fondata da Salvatore Rizzuto Adelfio, insieme con il suocompagno del tempo, Boris (Liborio Rizzuto). L'attività iniziarilevando un'edicola in via Vittorio Emanuele (la strada conosciuta aPalermo anche con il nome di Cassaro), e si distingue presto per laparticolare attenzione al media fumetto, prodotto fino a quel momentosnobbato e poco visibile presso le edicole locali.
Pian piano, il settore dedicato aifumetti si allarga fino a diventare la caratteristica principaledell'attività. La possibilità di reperire una varietà di fumetticon maggiore facilità, senza dover effettuare pellegrinaggi tra levarie edicole cittadine, inizia a dare origine a uno zoccolo duro diclientela che presto influenza la bottega con suggerimenti importantie la produzione di elementi artistici che contribuiscono acaratterizzare il luogo e le sue tematiche. Il nome AltroQuando, checita il titolo del secondo speciale dedicato al personaggio diDylan_Dog “Gli orrori di AltroQuando” è suggerito proprio dalprimo nucleo di giovani clienti, costituito da appassionati easpiranti professionisti del settore.
Caratteristica della fumetteriaAltroQuando è la particolare cura per la varietà dell'offerta. Inun mercato in cui stanno emergendo soprattutto manga e americani, sicerca di dare visibilità anche a produzioni europee, curiosità eautoproduzioni, senza tralasciare l'ambito underground, allargandoanche a riviste di controcultura, alcune delle quali nella stessacittà di Palermo, come Cyberzone e molte altre.
Rimasto solo a gestire l'attività,Salvatore Rizzuto Adelfio riceve presto il supporto di Dino Piazzache lo affiancherà per molto tempo nella gestione pratica delnegozio. L'attività continua a evolversi come vero e proprio centroculturale, allargandosi alle tematiche LGBT, dando spazioall'accoglienza, alla promozione di riviste e letteratura a tematicaomosessuale.
Nel 2000, Salvatore si legaaffettivamente a Filippo Messina, che lo affiancherà anche nellaconduzione della libreria, e con lui fonda la fanzine Woof!, dedicataalla cultura Bear, la categoria dei gay corpulenti e pelosi chepropongono una visione estetica e un approccio all'eroscontrocorrente, fino a quel momento sommerso nella città di Palermo.La rivista autoprodotta, ibrido di approfondimento giornalistico,curiosità e contenuti erotici, ha un discreto successo e continua aessere prodotta per ben sette anni, mentre la libreria propone, trale altre, mostre dedicate alla cosiddetta Bear Art, espressioniartistiche dedicate all'estetica trasgressiva degli orsi.
Sempre nel 2000, AltroQuando organizzain collaborazione con la vicina libreria I Fiori Blu, lamanifestazione Vucciria 2000: convegno dedicato alla piccolaeditoria, nel quale si può riconoscere il seme da cui alcuni annidopo sarebbe sbocciato il ciclico evento cittadino “Una marina dilibri”.
Nella bottega di AltroQuando sonocresciuti fumettisti siciliani oggi professionalmente attivi, tra iquali Sergio Algozzino, Claudio Stassi, Emiliano Santalucia, GiuseppeLo Bocchiaro e molti altri. La particolare attenzione alle produzioniindipendenti ha generato una particolare vicinanza con autori chesarebbero diventati di culto, come Leo Ortolani, l'autore di Rat-Man(fumetto che ha esordito proprio nell'ambito delle autoproduzioni) eMakkox (innovatore e pioniere del web fumetto a scorrimentoverticale), con i quali si è mantenuta negli anni una relazione diamicizia e comunione di intenti.
A causa della grave malattia deltitolare e delle difficoltà legate alla crisi economica globale,AltroQuando ha annunciato la cessazione dei lavori nel Luglio del2013, dopo oltre vent'anni di attività.
domenica 7 luglio 2013
AltroQuando: chiusura dei lavori
Inizio questo post che non avrei mai voluto scrivere citando l'amatissima Maria Grazia Perini, quando negli ormai lontani anni settanta, comunicò sulle pagine di Kriminal e Satanik la chiusura delle due storiche testate dell'editoriale Corno.
Sono appena stato nominato sul campo Generale per l'armistizio...
E' ufficiale: ALTROQUANDO CESSERA' PRESTO LE ATTIVITA'.
Avvertiamo quindi tutti i nostri abbonati che, per causa di forza maggiore (la crisi che tutto stritola), i loro abbonamenti non potranno più essere soddisfatti a partire da questo mese. Ce ne scusiamo, ma non dipende dalla nostra volontà. Nello stesso tempo, chiediamo a tutti i clienti che hanno una giacenza di fumetti da parte a loro nome, di farsi vivi e venire a ritirarli, giacché non resteranno disponibili ancora per molto tempo. Un'attività ventennale, fatta di fumetti, controcultura, mostre, lotte per i diritti LGBT e altre iniziative (tra cui la fondazione della fanzine WOOF! di cui questo blog è l'erede), giunge così alla fine del suo viaggio, strozzata dalla crisi globale e dalle regole perverse di un mercato spietato.
Grazie a tutti quelli che ci hanno sostenuto. E' stato molto bello.
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martedì 18 giugno 2013
Speciale Fumetti LGBT - per il Palermo Pride 2013
Quest'anno
la nostra Palermo ospita per la prima volta l'edizione del Pride LGBT
nazionale. La stessa esperienza del Pride è ancora giovane per la città,
iniziata tra mille incertezze solo tre anni fa. Questa quarta edizione
cresce per numeri, mezzi... e polemiche interne. Purché si faccia.
Purché ci si ostini a conservare un appuntamento storico che rammenta
quel primo atto di resistenza e dignitià. Nella speranza di aprire
qualche testa strada facendo. In occasione del Pride, abbiamo realizzato
uno specialino che parla dei fumetti a tematica LGBT, dei loro
sottogeneri, dei diversi stili e altro. Poca cosa, ma è un contributo
che tenevamo molto a dare.
Ovunque vi troviate, buon Pride a tutti e tutte.
venerdì 17 maggio 2013
Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia 2013
Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie (Presses Universitaires de France, 2003), la prima Giornata internazionale contro l'omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2005, a 15 anni esatti dalla rimozione dell'omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall'Organizzazione mondiale della sanità.
[Wikipedia]
"Dobbiamo tutti impegnarci per eliminare l'omofobia, che ancora oggi impedisce la pari opportunità di esercitare diritti e doveri che sono la base della democrazia." (Billie Jean King)
"L'omofobia è razzismo, è indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell'autodeterminazione degli individui, sportivi compresi." (Cesare Prandelli)
"L’omosessualità o sodomia è considerata dalla Chiesa un peccato contro natura condannato da Dio nella Bibbia, ma papi, cardinali e sacerdoti l’hanno praticata e la praticano." Claudio Rendina
"In Italia l’omosessualità è accettata solo su un palco, nella realtà i gay vengono bastonati in piazza. Vorrei che questi artisti invece di mettersi il lucidalabbra facessero uscire il messaggio che si può vivere l’omosessualità, tabù in Italia, in maniera naturale." Fabri Fibra
"L’omosessualità logora chi non ce l’ha." Franco Grillini
"Cerco di dirlo così come mi viene, mi scusino eventuali pignoli o suscettibili. Leggere sulle prime pagine le parole “contro natura”, pronunciate dal papa a proposito delle unioni omosessuali, mi fa rivoltare le viscere. La natura umana è così complicata e ricca che estrarne un pezzo e appenderlo al lampione del Giudizio Divino equivale ad amputarla." Michele Serra
lunedì 25 febbraio 2013
Un segnalibro per il Palermo Pride LGBT 2013
Mancano
pochi mesi al Pride LGBT Nazionale. Quattro per la precisione, ma le
cose da fare sono tante, perché la festa si prospetta partecipata e
di conseguenza laboriosa.
Noi
di AltroQuando portiamo avanti la nostra promozione personalizzata
del Palermo Pride LGBT 2013 con la produzione di un nuovo segnalibro,
il numero 11 della collana Altre Brecce, sempre curato dal
bravo Riccardo Rizzo. Stavolta – giustamente – il nome della
nostra fumetteria lascia spazio alle date del Palermo Pride 2013 e
all'asterisco alternativo, affidando la parte del leone al
personaggio DC di Batwoman (che recentemente, nei fumetti, ha chiesto
alla sua amata di sposarla) e a un'elegante (e romantico) bacio tra
donne. Nei fumetti, i matrimoni omosessuali sono già una realtà
quotidiana. Altro segnale che la cultura popolare è un passo avanti
rispetto alle istituzioni.
Rammentiamo
che la nostra campagna è personalizzata in polemica (pacifica) con
l'aspetto mediatico che da tre anni avvolge il Pride cittadino. Un
logo (l'asterisco) che tre anni fa è stato scelto con eccessiva
fretta, ed è di fatto un simbolo consumato con contenuti tetri e
per nulla pertinenti. Ma è soprattutto il sintomo di un modo di
operare che – a nostro parere – si è arenato in un meccanismo
superficiale, che guarda troppo all'aspetto consumistico risultando
poco formativo sul piano politico. Nelle ultime settimane della
nostra campagna promozionale “alternativa”, ci siamo sentiti dire
di tutto. Non ultima l'affermazione, da parte di qualcuno, che se il
logo del Palermo Pride è così simile alla Star
of Life dei paramedici è... «perché noi
omosessuali dobbiamo curare la società dai suoi mali e dalle sue
disparità.» e che saremmo noi a offendere la gente lgbt,
giacché la Star of Life «è
simbolo di chi cura non dei malati».
Insomma,
se mai abbiamo avuto qualche dubbio sulla necessità di rendere
pubblico il nostro dissenso sulla forma del Palermo Pride,
oggi argomenti deliranti come quello suddetto li hanno completamente
spazzati via. Siamo più che mai convinti che quel logo
(semioticamente associato al concetto di medicina e soccorso) abbia
un effetto diseducativo sui più giovani e su quanti non dispongono
di strumenti culturali sufficientemente forti. Avendo partecipato in
prima persona alle assemblee da cui è scaturito il primo Palermo
Pride con il suo simbolo, sappiamo bene che le motivazioni dietro
questa scelta non hanno nulla a che vedere con simili farragini, ma
sono state piuttosto dettata dalla fretta e da una scarsa oculatezza.
Ma
non è tutto qui.
Il
logo (praticamente identico a un simbolo internazionale legato ai
frangenti più spiacevoli della vita) è soltanto un campanello
d'allarme.
La
nostra scelta di modificarne la sagoma è stata dettata solo dalla
volontà di essere presenti con una “controfigura” che possa
aprire un nuovo dialogo per i Pride futuri. Infatti, non possiamo
nascondere che il Palermo Pride (bellissima novità cittadina degli
ultimi anni) ha una struttura mediatica che non ci persuade. E'
l'unico Pride in tutto il mondo ad avere (e a conservare in modo
pertinace) un logo (peraltro semanticamente sbagliato) sempre uguale
e immutabile, laddove tutte le altre città ne producono uno nuovo
ogni anno.
Nato
(lo sappiamo bene) con l'intento di essere un Pride fortemente
politicizzato e inclusivo, quello di Palermo si è presto lasciato
sedurre dalle sirene del facile consenso popolare, e il suo logo è
diventato una sorta di brand commerciale, difeso ossessivamente ed
esibito da tanti con la stessa passione con cui altrove si sfoggia il
logo della Nike. Eppure il Pride LGBT dovrebbe essere la
manifestazione-festa anticonformista per eccellenza, mutevole e in
continuo sviluppo. Invece ci ostiniamo a sventolare e a dipingere
sulle nostre facce, ogni anno, lo stesso identico simbolo. Forse per
il bisogno ancestrale di sentirsi parte di un clan, di una crew.
Pulsioni che richiamano alla mente il tipico provincialismo del
nostro Sud, sempre ansioso di distinguersi, ma - sembrerebbe - non di
maturare davvero. Il Pride dovrebbe simboleggiare un valore
liberatorio con un milione di facce, e proprio per questo, in quanto
politicamente caratterizzato, dovrebbe tendere ad andare
controcorrente e non ostinarsi a sguazzare in un ripetitivo trend.
Bocciare sul nascere la proposta di organizzare un concorso contest
per le scuole d'arte di Palermo, alla ricerca di un nuovo logo da
adottare di anno in anno (diventando, nello stesso tempo, presenti
presso realtà accademiche dove di norma gli argomenti LGBT non
esistono) ha lasciato il posto alla facile sbornia dell'omologazione.
Beh,
per noi il Pride non è questo. Pride è differenze. Pride è
mutazione. Pride è crescita. E ci amareggia l'assordante silenzio al
riguardo. Perché sì, partecipiamo con un logo alternativo, ma non
stiamo insultando nessuno. Qualunque cosa facciamo, stiamo lavorando
pur sempre per il Pride, per la sua promozione, per la sua buona
riuscita. Invece, a guardarsi intorno, si direbbe che per taluni
omologarsi conti di più. E che quello che stiamo preparando... non è
il Palermo Pride se... non ha il bollino blu, come recitava la
pubblicità della banana Chiquita qualche anno fa.
Tutto
questo ci fa ulteriormente riflettere. Non rispondiamo neppure più a
quanti ci dicono che ci facciamo inutili paranoie. Se abbiamo fatto
un passo indietro è perché abbiamo visto cambiare il clima
organizzativo, e oggi scegliamo di appoggiare questa grande
manifestazione a modo nostro, con la nostra piccola differenza.
Pensiamo che la politica abbia molti aspetti, e che uno di queste sia
il linguaggio con cui si sceglie di comunicare con le masse. Un
linguaggio che va meditato, approfondito, raddrizzato strada facendo
se necessario. Se ne facciamo un brand immutabile e conformista... Se
ci sentiamo rispondere che... è impossibile tornare indietro...
Beh, dev'esserci qualcosa che non va. E noi, sciocchi, paranoici...
rompiscatole... quello che volete, ve lo facciamo notare offrendovi
un fiore color fucsia. Appena diverso. Soltanto un pochino.
Nella
speranza che il Palermo Pride cresca ancora, si affranchi dai lacci
che rischiano di trasformarlo in qualcosa che assomiglia più a un
evento commerciale che politico, e possa spiccare il volo, diventando
realmente inclusivo, vario e vivo.
lunedì 18 febbraio 2013
Il Forzuto e il Pianista: l'arte di Polly Guo
Polly Guo è una disegnatrice e animatrice
free lance, molto attiva sul web e dal tratto particolarissimo.
Morbido, delicato. Essenziale e nello stesso tempo estremamente
espressivo, arricchito da colori caldi e avvolgenti. Autrice
(completa) di fumetti come Houdini & Holmes (sì, proprio
quei due) e innumerevoli illustrazioni, parodie e schizzi. Il web è
prodigo di lavori firmati da Polly, il cui stile è conosciuto dalle
nostre parti senza essere però ricondotto al nome dell'artista.
Peccato, perché il talento è davvero strepitoso e merita una
conoscenza approfondita. Per proporlo ai nostri lettori scegliamo
l'aspetto dell'amore gay nell'arte di Polly, rappresentato sempre in
modo delicatissimo, con una sensualità romantica, serena, che a
volte attinge all'immaginario supereroistico per regalare ai fans
baci omoerotici mai visti nei fumetti ufficiali.
Ma di Guo amiamo in
particolare Strongman and Pianist, un racconto breve a fumetti
che Polly sta attualmente producendo con l'intento, una volta
completata l'opera, di renderlo disponibile sul web per la lettura
gratuita. La storia d'amore nasce in un vaudeville nel quale lavorano
sia un possente forzuto che un raffinato musicista. La grazia
dell'artista consiste nella geometria di questi due corpi così
diversi e così complementari tra loro, nelle immagini come nei loro
cuori innamorati. La massa virile dell'erculeo baffuto e la sagoma
sottile, diafana del musicista biondo, ritratti spesso come un nodo
grafico che lascia parlare le immagini meglio di mille parole,
portando in scena la tenerezza, il rossore, i baci dati quasi con il
timore di scottarsi. La fisicità della forza bruta intrecciata con l'arte più inafferrabile di tutte: la musica. Due icone... anzi un'unica icona a due teste che
sta spopolando in rete e che già può contare una consistente
galleria di fan art, illustrazioni e varianti sulla coppia di
personaggi realizzate da appassionati e altri artisti dallo stile
personale. Insomma, un'idea grafica (ma anche concettuale) di
successo, che si impone all'immaginario con una carica di
romanticismo e virtuosismo grafico non indifferenti.
Visitate il sito di Polly Guo e il suo
DeviantArt, e seguitene gli sviluppi. Siamo sicuri che sentiremo
ancora molto parlare di lei e dei suoi lavori.
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sabato 16 febbraio 2013
Il giorno di Mauro e Tom
Oggi vogliamo dedicare questa immagine ormai famosissima (alla faccia di blogger imbecilli e maleducati) ai nostri amici Mauro Padovani e Tom Freeman, che oggi si sono finalmente sposati. Ovviamente non in Italia, dove il loro legame (ora giuridicamente sancito altrove) sarebbe nullo. Auguriamo tanta felicità , a loro e a chi ancora ancora vive in Italia e spera in un progresso che tuttora si fa attendere. Congratulazioni, Mauro e Tom. Un abbraccio affettuoso.
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giovedì 24 gennaio 2013
Palermo Pride LGBT 2013 - Le date ufficiali
Palermo Pride LGBT Nazionale 22 Giugno 2013
Pride Village 14-23 Giugno 2013
lunedì 21 gennaio 2013
AltroQuando: un fiore per il Palermo Pride 2013
Sia chiaro una volta per tutte: non siamo malati.
Questa affermazione iniziale, aggressiva e per qualcuno (non tutti, temiamo) forse datata, ha una sua ragion d'essere che sarà presto chiara. Parliamo del Pride, anzi, del Palermo Pride LGBT, che dal 2010 la nostra città, amata e ferita, ospita con un successo che fino a pochi anni fa quasi nessuno osava sperare. Lo sforzo concentrato di più associazioni lgbt, pur con qualche fisiologica incertezza, è riuscito a produrre un piccolo miracolo catartico. Se Palermo oggi è un po' cresciuta oltre l'orizzonte del suo provincialismo cronico è anche grazie all'impegno di tutti questi uomini e donne, capaci di sfidare la secolare immobilità cittadina e persino i propri limiti. Perché il Pride è una festa per tutti e nello stesso tempo una marcia per dei diritti fondamentali. Occasione per ricordare la resistenza alle arbitrarie persecuzioni della polizia da parte degli avventori del club gay americano Stonewall nell'ormai lontano 1969, e continuare - oggi più che mai - a reclamare un'uguaglianza sociale tuttora inesistente nel nostro paese. Il Pride è uno strumento di lotta politica in quanto evento popolare, fatto per coinvolgere, nel tempo, i cuori prima ancora delle menti con la sua componente gioiosa, contribuendo a plasmare una cultura delle differenze e quindi della crescita culturale e civile. Un evento che in questo 2013 avrà la qualifica di nazionale e rappresenterà un'ennesima tappa per il movimento lgbt siciliano.
Detto questo, è il momento di spendere qualche parola sul ruolo di AltroQuando nelle vicende legate al Pride, e spiegare in sintesi le ragioni del nostro parziale allontanamento. Una dissidenza che, sia ben chiaro, riguarda solo alcuni aspetti formali e certi atteggiamenti circoscritti, non la sostanza della manifestazione e tanto meno le sue finalità profonde. Pertanto, AltroQuando appoggerà oggi come ieri il Palermo Pride, e contribuirà come può alla sua promozione. Solo, lo farà a modo proprio, con un approccio personale.
Perché?
Perché i simboli per noi sono importanti e vanno considerati con cura. Fare attivismo politico sottovalutando (o gestendo con superficialità) la componente mediatica, è a nostro avviso un errore serio che nei lunghi tempi potrebbe presentare il conto. Ed è proprio in questo che troviamo un retrogusto amaro nella bella avventura che il Pride lgbt di Palermo ha iniziato tre anni fa. Un evento politico pienamente riuscito, ma bacato da un dettaglio che, per quanto all'apparenza insignificante, è per noi campanello d'allarme di una debolezza formale che non riusciamo proprio a digerire.
Ci disturba il fatto che di tutto l'atlante degli asterischi sia stato scelto proprio quello. Quello che per tre anni ha spopolato su striscioni, spille, sulla pelle dipinta dei partecipanti in festa. Ignari o indifferenti del suo significato basico. Sì, giacché è la Storia (quella con la maiuscola) a fare della croce uncinata l'orrido ricordo di un'immensa tragedia, e non certo il simbolo buddista che oggi, in occidente, sono pochissimi a ricordare. Parliamo di quell'asterisco, oggi color fuxia, quello che già dagli anni sessanta è stato adottato per essere la Star of Life, simbolo internazionale dei paramedici presente su ogni ambulanza del pianeta, in ogni ambulatorio, sul camice di ogni infermiere, di ogni ausiliario addetto al trasporto delle salme, spesso anche nelle insegne delle farmacie. Colorato di rosa negli Stati Uniti come marchio dell'impegno femminile nelle forze paramediche, con sfondo rainbow dagli infermieri gay durante i Pride americani, ma sempre e comunque riferito al mondo degli operatori sanitari, di cui rappresenta il simbolo per antonomasia ormai da decenni.
Nel 2010, mentre il primo, fortunato Pride palermitano prendeva forma, ci accorgemmo dell'ambiguità inopportuna del simbolo che stava venendo acclamato e consultammo a nostra volta un grafico professionista (la cui schietta opinione sul logo scelto terremo per noi, per non scatenare inutili risse). Chiedemmo più volte che la silhouette dell'asterisco fosse modificata, in modo che si allontanasse dal suo omologo blu sui mezzi di soccorso pubblico, ma evidentemente... non riuscimmo a essere abbastanza persuasivi.
La questione non si esaurisce semplicemente qui. Innanzitutto perché un simbolo dovrebbe unire, non dividere in base alle emozioni che suscita, ma anche per via dell'approccio dialettico al problema. D'accordo, eravamo... siamo una minoranza. Ma la verità non può essere ridotta a una mera questione di gradimento. Non è che quel logo non ci piaccia. In realtà, ci offende, in quanto troppo vicino per forma e rimandi concettuali (è da sempre identificato con la sintesi grafica del caduceo: il bastone di Ermes con i serpenti attorcigliati, vessillo della scienza farmaceutica) a temi inerenti la salute che stridono ideologicamente con le lotte per i diritti lgbt.
Ma come? ci siamo detti. Abbiamo trascorso decenni a gridare che non siamo malati... e per il Pride di Palermo, la prima volta che la nostra città ospita la manifestazione, si sceglie proprio un simbolo con echi storici e culturali così dissonanti? Né ci consola (anzi, ci irrita) sentirci rispondere che tanto nessuno sembra farci caso. Per la nostra mentalità, chi si propone di fare politica e si avvede che il proprio uditorio ha un immaginario collettivo così fragile, dovrebbe prendersi il disturbo di svegliarlo, non mettersi comodo sulla generale distrazione. Ci spiace doverlo dire, ma questo atteggiamento ci ricorda più una strategia di marketing volta a vendere un prodotto che una campagna mirata alla maturazione sociale della propria gente.
La storia della grafica è zeppa di simboli nati con un significato e divenuti strada facendo tutt'altro. Ed è in base alla storia se la croce runica, eletta a simbolo delle SS naziste, oggi non può che evocare ricordi sinistri. Se la croce celtica è oggi indiscutibilmente uno dei vessilli della destra estrema, si dovrebbe riflettere prima di riutilizzarla per scopi differenti. Ci sono impronte storiche indelebili, che nessuna dissertazione può lavare via. Esistono, inoltre, simboli assai generici e del tutto innocui. Come, ad esempio, lo stemma sul petto di Superman, che privato della S si rivela un comunissimo scudo araldico, non dissimile da quello di molte famiglie nobiliari anche italiane, e persino dal vecchio logo della Democrazia Cristiana. Tuttavia, nessun simbolo araldico – neppure quello dei Savoia – è mai stato accostato a medici e malati. Questo è toccato in sorte a omosessuali, lesbiche e transessuali per molto, troppo tempo. E così è per l'asterisco squadrato e a sei punte scelto dall'assemblea che ha dato vita al primo Palermo Pride. Non un piccolo segno di interpunzione, arrotondato dal canonico corpo tipografico, ma un logo associato alla sanità a livello internazionale e visibile con cadenza quotidiana nei luoghi e momenti meno felici della vita. E' vero che la maggior parte delle persone non hanno realizzato subito questa (per noi) sciagurata sovrapposizione. Ma è vero anche che ci sarà sempre, in mezzo alla folla del Pride, qualcuno che ha da poco lasciato un ospedale, messo un infermo su un'ambulanza, visto trasportare la salma di un congiunto da barellieri con quel logo sulla divisa. Sempre. E' inevitabile. E tale difetto di sensibilità (e di attenzione) è a nostro parere una mancanza non da poco.
Vedendo nel logo ciò che realmente è, noi di AltroQuando abbiamo sofferto per non poter essere più presenti nella promozione dell'evento negli anni trascorsi. Scusateci, ma a noi l'idea di mettere addosso la spilla con la paramedic cross ricolorata, dà i brividi. Lo troviamo macabro e decisamente inopportuno se accostato con le tematiche lgbt. Uno scivolone semantico che si sarebbe potuto evitare, soprattutto quando (come sembra) si vuol fare del logo una costante negli anni per il Pride cittadino. Non ce la sentiamo di esporre materiale promozionale con quel marchio, che oltretutto se girato assume la sagoma crudele di una croce di Sant'Andrea. Qualcuno ci ha detto che ormai è impossibile tornare indietro. Sarà, ma si può ancora andare avanti, e raddrizzare il tiro.
Crediamo profondamente nel significato dei simboli. Pensiamo che la gente vada avvertita, non abbandonata nella propria distrazione. E a dispetto di tutto, vogliamo, oggi più che mai, essere parte di questa festa, di questa lotta, di questo Pride...
Per questo, in attesa del Palermo Pride Nazionale 2013, AltroQuando ha deciso di promuovere la manifestazione a modo proprio, utilizzando materiale alternativo (non usiamo più la parola dissidente, per favore) ed elaborando un asterisco che - pur richiamando per colore e angoli il logo degli anni passati - possa essere un simbolo pacifico e distante da temi imbarazzanti: un fiore.
Nel corso del 2013, quindi, useremo i nostri strumenti di lavoro (i fumetti) e il nostro asterisco-fiore (anch'esso scelto nell'affollato atlante degli asterischi) per spingere e divulgare le attività preparatorie per il Palermo Pride Nazionale e la manifestazione finale. A modo nostro, senza sentirci costretti a ricordare momenti dolorosi, malattie e accostamenti offensivi. Non ci aspettiamo nulla, se non l'indifferenza che ci ha circondato sin dall'inizio. Eppure saremo qui, a parlare del Pride, a contribuire idealmente alla manifestazione e a incoraggiare tutti e tutte a parteciparvi. Nel nostro piccolo, nel nostro “non professionismo”, con i nostri brutti caratteri che ci fanno, secondo alcuni, tenere il broncio come bambini... Noi ci saremo, come ci siamo sempre stati.
Il Pride, tra le altre cose, è una festa delle differenze. Differenze senza le quali l'umanità non avrebbe potuto evolversi, perché spesso sono le mosche bianche che si azzardano a volare più lontano. Andremo avanti, fieri del nostro essere diversi, fieri di partecipare a un evento come il Pride. Fieri di offrire un fiore a chiunque vorrà accettarlo.
sabato 1 dicembre 2012
mercoledì 28 novembre 2012
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