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martedì 18 giugno 2013

Speciale Fumetti LGBT - per il Palermo Pride 2013

Quest'anno la nostra Palermo ospita per la prima volta l'edizione del Pride LGBT nazionale. La stessa esperienza del Pride è ancora giovane per la città, iniziata tra mille incertezze solo tre anni fa. Questa quarta edizione cresce per numeri, mezzi... e polemiche interne. Purché si faccia. Purché ci si ostini a conservare un appuntamento storico che rammenta quel primo atto di resistenza e dignitià. Nella speranza di aprire qualche testa strada facendo. In occasione del Pride, abbiamo realizzato uno specialino che parla dei fumetti a tematica LGBT, dei loro sottogeneri, dei diversi stili e altro. Poca cosa, ma è un contributo che tenevamo molto a dare.
Ovunque vi troviate, buon Pride a tutti e tutte.



 

giovedì 7 marzo 2013

X-Treme X-Men: Estremamente Gay Bear


C' è qualcosa nell'aria, di questi tempi... Anzi, nei fumetti...

Northstar degli X-Men è appena convolato a giuste nozze con Kyle, il suo compagno storico (ma ricordiamo che Apollo e Midnighter di Authority lo avevano già fatto molto tempo prima, adottando subito una bambina), e Alan Scott, il Lanterna Verde-Sentinel della JSA è diventato dichiaratamente gay dopo il reboot messo in atto dalla DC Comics nei mesi scorsi (alla faccia di immaturi blogger dalla lingua lunga, del tutto inconsapevoli della loro stessa ignoranza). Sempre in casa DC, la nuova, fascinosissima e omosessuale Batwoman ha appena chiesto alla sua amata di sposarla.
Il fumetto, soprattutto quello supereroistico, giacché stiamo parlando di comics popolari e non di produzioni militanti, si sta aprendo alle tematiche LGBT più che in passato. Che sia un segno dei tempi? Sarebbe molto bello. Già tanti anni fa, sempre su X-Men, Chris Claremont, senza una parola, suggeriva l'appassionata relazione lesbo tra Mystica e Destiny e il rapporto con due madri della loro figlioletta adottiva, la futura x-girl Rogue. Ma si trattava di sfumature, e il non detto, per quanto gestito con mestiere, continuava a far percepire l'esistenza di un muro invisibile oltre il quale, in un fumetto rivolto a un pubblico generalista, non si poteva andare.


Le cose stanno forse lentamente cambiando, e oggi qualche segnale arriva dalla serie X-treme X-Men, ancora inedita nel nostro paese, e prossima alla chiusura negli Stati Uniti. Al di là delle vendite scarse, sembrà però che la serie abbia guadagnato in poco tempo un discreto numero di estimatori. E anche qui, tra le innovazioni, troviamo una storia d'amore omosessuale, ma con una declinazione ancora differente, che punta oltre gli stereotipi più diffusi. La componente Gay Bear.


Per i puristi e non addetti ai lavori, è opportuna una precisazione tutta nerd. L'attuale X-treme X-Men non ha niente a che vedere con la serie omonima uscita qualche anno fa come spin off della serie madre (Uncanny X-Men) e che raccontava le vicende di un drappello di mutanti alla ricerca dei diari della defunta veggente Destiny. Il perché del riciclaggio di un titolo già utilizzato è da cercare nei consueti meccanismi commerciali della Marvel. Fatto sta che ci troviamo davanti a uno scenario completamente diverso, e soprattutto in un universo parallelo a quello classico, dove incontriamo versioni alternative di eroi che conosciamo da tempo.
Lo scoop LGBT (e molto Bear) consiste nella passione che all'interno di questa serie lega i personaggi di Wolverine (qui chiamato semplicemente Howlett) e il semidio Ercole. Un bacio appassionato tra i due nerboruti e villosi eroi sta facendo il giro della rete, e fioccano gli esperimenti di Fan Art, alcuni discretamente spinti (e non per questo meno divertenti). 


Se ancora oggi, vedere sposarsi due flessuosi giovanotti può sembrare sovversivo a qualche mente ristretta, vedere due omacci pelosissimi e massici scambiarsi effusioni affettuose, forse, lo è ancora di più. Sappiamo già che il dibattito sulle implicazioni commerciali di questi elementi inseriti nei fumetti è lontano dal terminare. Resta il fatto che una pubblicazione popolare (e un fumetto di supereroi lo è) può trasformarsi in un megafono per realtà sommerse a prescindere dalle sue intenzioni iniziali, e se il matrimonio di Northstar ha regalato grande visibilità alla comunità LGBT americana, iscrivendosi nel solco degli attuali progetti politici di Barack Obama, il bacio tra l'Ercole e il Wolverine alternativi potrebbe contribuire ad abbattere un'altra barriera. Quella che spinge molti a vedere il mondo omosessuale come se fosse un salottino dai colori pastello, popolato solo da fatine e da elfi. La relazione tra i due titani Marvel presenta una verità diversa. La realtà LGBT ha radici nel mondo reale, nei corpi reali e in tutte le età, e può esprimersi anche attraverso i feticci più virili, in apparente contraddizione con la volgata ancora così diffusa.
Tutto questo lo riassumiamo spesso con la parola Bear, etichetta che a sua volta è stata cannibalizzata dal commercio (in particolar modo in America) producendo talvolta insofferenza e scetticismo presso la sua stessa comunità. Ma quello che importa davvero è lo sdoganamento delle differenze come valore positivo, la rottura dei cliché e l'allargamento degli orizzonti. Sia pure in una dimensione alternativa a quella ufficiale, con il sapore dell'esperimento, del potrebbe essere... Affidato a una di quelle che nei fumetti sono definite “storie immaginarie”, cioè slegate dalla continuità delle serie regolari, dove ci si può permettere di fare accadere qualunque cosa a personaggi altrove considerati intoccabili.
Eppure, come ha scritto una volta il grande Alan Moore a proposito di storie immaginarie: «Non lo sono tutte?»


Se i sogni (e le storie) influenzano e modellano la realtà, diamo il benvenuto a questa nuova coppia omosessuale a fumetti, non ci importa in quale universo vivano. Noi, dal canto nostro, viviamo ancora in una dimensione (e in un paese) dove uscire allo scoperto e chiedere a volto scoperto di aver riconosciuti dei diritti sacrosanti è definito “datato” e “controproducente” da chi ancora si rifiuta di capire le ragioni e le origini profonde del frastagliato popolo LGBT. Se i fumetti potranno giocare un piccolo ruolo in un auspicabile cambiamento sociale, non lo sappiamo. Ovviamente ci auguriamo di sì, che le cose stiano pian piano cambiando. E anche questa è una storia immaginaria.
Ma in fondo... non lo sono tutte?

lunedì 18 febbraio 2013

Il Forzuto e il Pianista: l'arte di Polly Guo


Polly Guo è una disegnatrice e animatrice free lance, molto attiva sul web e dal tratto particolarissimo. Morbido, delicato. Essenziale e nello stesso tempo estremamente espressivo, arricchito da colori caldi e avvolgenti. Autrice (completa) di fumetti come Houdini & Holmes (sì, proprio quei due) e innumerevoli illustrazioni, parodie e schizzi. Il web è prodigo di lavori firmati da Polly, il cui stile è conosciuto dalle nostre parti senza essere però ricondotto al nome dell'artista. Peccato, perché il talento è davvero strepitoso e merita una conoscenza approfondita. Per proporlo ai nostri lettori scegliamo l'aspetto dell'amore gay nell'arte di Polly, rappresentato sempre in modo delicatissimo, con una sensualità romantica, serena, che a volte attinge all'immaginario supereroistico per regalare ai fans baci omoerotici mai visti nei fumetti ufficiali. 


Ma di Guo amiamo in particolare Strongman and Pianist, un racconto breve a fumetti che Polly sta attualmente producendo con l'intento, una volta completata l'opera, di renderlo disponibile sul web per la lettura gratuita. La storia d'amore nasce in un vaudeville nel quale lavorano sia un possente forzuto che un raffinato musicista. La grazia dell'artista consiste nella geometria di questi due corpi così diversi e così complementari tra loro, nelle immagini come nei loro cuori innamorati. La massa virile dell'erculeo baffuto e la sagoma sottile, diafana del musicista biondo, ritratti spesso come un nodo grafico che lascia parlare le immagini meglio di mille parole, portando in scena la tenerezza, il rossore, i baci dati quasi con il timore di scottarsi. La fisicità della forza bruta intrecciata con l'arte più inafferrabile di tutte: la musica. Due icone... anzi un'unica icona a due teste che sta spopolando in rete e che già può contare una consistente galleria di fan art, illustrazioni e varianti sulla coppia di personaggi realizzate da appassionati e altri artisti dallo stile personale. Insomma, un'idea grafica (ma anche concettuale) di successo, che si impone all'immaginario con una carica di romanticismo e virtuosismo grafico non indifferenti.
Visitate il sito di Polly Guo e il suo DeviantArt, e seguitene gli sviluppi. Siamo sicuri che sentiremo ancora molto parlare di lei e dei suoi lavori. 











lunedì 6 agosto 2012

Insieme al capo: i fumetti online della Ren Books


Tencho toissho (Insieme al capo) di Okura è una delle ulteriori tappe della scommessa (finora in buona parte già vinta) della Ren Books, la giovane casa editrice bolognese specializzata in fumetti a tematica LGBT. Dopo aver fatto innamorare l'Italia con Baciando il cielo di Kotaro Takemoto, sdoganato il manga lesbo con Rika'tte Kanji?!, osato affrontare le torbide atmosfere sadomaso di Gengoro Tagame con Virtus e proposto l'estetica Bear con Shirtlifter, Ren Books ha iniziato a presentare anche fumetti online, leggibili gratuitamente sul sito dell'editore. 
Una scelta varia e interessante per contenuti e stili che sicuramente premierà gli sforzi di una casa editrice la cui passione in tutto ciò che fa è chiaramente percepibile. Abbiamo visto così Finn e Charlie arehitched di Tony Breed, il primo episodio di LoveRevolution, scritto dallo spagnolo Javi Cuho e disegnato dall'italianissimo Giulio Macaione (che ricordiamo, tra le altre cose, per l'incantevole Ofelia), e l'interessante She Said dell'americana Kris Dresen, candidata al premio Eisner.


Inizia, ora, la serializzazione di Insieme al capo, una commedia gaia che presenta tutti quei criteri di leggerezza ed espressività codificati dal sottogenere slice of life (fetta di vita) nel paese del Sollevante. Racconti che presentano in una manciata di vignette spaccati di esistenze di gente spesso comune, catturandone i tic, palesandone pensieri e timori, con risultati espressivi e frizzanti. In Insieme al capo, faremo la conoscenza di Mikio Kimoto, omone dall'aspetto truce gestore di una caffetteria disertata proprio a causa del suo aspetto imponente e minaccioso. La ricerca di un aiuto sul lavoro che gli permetta di interfacciarsi con la clientela in modo più accattivante, porterà Kimoto a incontrare e assumere Edano, che dovrebbe rappresentare il volto femminile, sorridente e invitante del bar finora rimasto deserto. Solo che Edano non è proprio quel che sembra, e il suo interesse per quella montagna barbuta e perennemente corrucciata potrebbe  non essere semplicemente lavorativo.


Ren Books continua a proporci esperimenti editoriali coraggiosi e coinvolgenti che meritano senz'altro attenzione. I suoi fumetti online, come già i volumi editi e quelli che seguiranno, sono l'ennesimo tassello di una piccola rivoluzione nel panorama del fumetto reperibile sul suolo italiano. Una ventata di novità e freschezza di cui c'era davvero un gran bisogno.
Buona lettura. 





mercoledì 30 maggio 2012

Di nozze gay, supereroi e piccola omofobia quotidiana


Cos’è veramente l’omofobia? Come potremmo definirla? Siamo sicuri che sia tanto facile tenerla fuori dalla nostra vita, come pure il razzismo, il sessismo e tante altre “cattive abitudini” sociali, dure da estirpare? Vogliamo parlarne? Sicuramente a molti non interessa. Molto più facile liquidare spinose questioni con un «Ma va laaaaaà!» di ghediniana memoria, e andare dritti per la propria strada. Per quanti vivono sulla propria pelle un clima sfavorevole, incerte trasformazioni culturali e uscite pubbliche infelici, la cosa può apparire sotto una luce ben diversa. Soprattutto se sono avvezzi a occuparsene in modo quotidiano, mettendoci la propria faccia, il proprio impegno, la propria reputazione.

La notizia è vecchia, e non particolarmente entusiasmante. La Marvel ha annunciato che il suo personaggio omosessuale di rappresentanza (lo potremmo chiamare così) Northstar (Alpha Flight, X-Men), presto convolerà a giuste nozze con il suo compagno di vita. Un matrimonio gay che casa Marvel sta pubblicizzando facendo risonare la consueta grancassa mediatica, e suscitando (ma tu guarda!) una marea di reazioni eterogenee, tra chi plaude al lieto evento e chi teme un’influenza negativa sulle menti più acerbe (con buona pace delle carneficine consumate dal popolarissimo Punisher, come ha giustamente fatto notare in rete l’attore gay George Takei).


Di realmente nuovo e innovativo non c’è molto. Giusto l’atto ufficiale del matrimonio, e forse neppure quello. Non dimentichiamo che già in passato, la fiaccola dell’amore omosessuale nei fumetti di supereroi è stata tenuta alta dalla coppia Apollo e Midnighter (controfigure delle icone DC Batman e Superman sulla serie Authority). L’amore dei due eroi era sempre stato mostrato dagli autori (Warren Ellis per primo, Mark Millar e altri in seguito) come passionale, fedele e irriducibile. Fino a un matrimonio, già celebrato qualche anno fa, e persino l’adozione di una bambina, Jenny Quantum, cresciuta in modo illuminato dalla coppia di superpapà. Perché allora tanto scalpore per il matrimonio targato Marvel? Probabilmente proprio perché la parola su cui pesa l’accento non è matrimonio… ma Marvel Comics. Un colosso editoriale oggi proprietà della Disney, le cui scelte fanno un botto più consistente delle trasgressioni operate dalla Wildstorm in passato. Oltretutto, la Marvel ha sempre scelto personaggi secondari e defilati cui far portare la bandiera rainbow, forse con l’unica eccezione della versione Ultimate di Colosso degli X-Men (nessuno mi cancellerà dalla memoria la reazione di un lettore imbecille su un popolare forum di fumetti italiano: «Colosso checca?! Nooo! Come posso identificarmi con lui? Io sono ETERO!»). Oppure come componente ambigua di personaggi non proprio positivi, vezzo discutibile che la fiction occidentale si porta dietro da tempo immemorabile (vedi Daken, il malvagio figlio di Wolverine).
A seguito dell’annuncio Marvel, la storica concorrente DC ha subito colto la palla al balzo per allinearsi, anticipando che un suo noto eroe avrebbe presto fatto coming out.

Le noti dolenti iniziano adesso.


Gli espedienti commerciali, il rincorrersi tra marchi editoriali che ammiccano più o meno all’attualità, ci sono sempre stati, e sono da intendere più come specchio dei tempi che come vero atto trasgressivo. Quel che ci suscita fastidio e un senso di malessere è la povertà estrema di alcuni commenti, decisamente fuori luogo, apparsi su questo o quel blog dedicato al mondo delle nuvole parlanti. Ci asterremo in questa sede dall’accanirci contro un avversario preciso (niente nomi, quindi). Non ci interessa far salire nessuno sulla forca, ma sviscerare un atteggiamento paradigmatico che merita critiche decise. Quel che ci preme è ribadire la condanna di un’uscita oggettivamente offensiva, e analizzare in senso generale l’humus da cui questa ha tratto origine.

Come avevamo cominciato?
Ah sì! Che cos’è propriamente l’omofobia?
Per qualcuno, omofobia è trovarsi davanti un omosessuale e insultarlo apertamente a causa del suo orientamento. Sputando, dandogli del pervertito, della femmina mancata, o addirittura confondendo il suo orientamento sessuale con la pedofilia, cosa ben diversa.

Per qualcuno, omofobia è incontrare un omosessuale e saltargli addosso, magari in gruppo, rompergli il naso o peggio e mandarlo all’ospedale, perché ci disgusta e non possiamo fare a meno di dimostrarlo con l’unico linguaggio che conosciamo: la violenza.

Per qualcuno, omofobia è discriminare le persone omosessuali sul lavoro, rendendo irrespirabile l’aria dell’ufficio con una condotta inadeguata, o facendogli passare avanti soggetti che a nostro avviso meritano di più in quanto esemplari più validi della razza umana.

Per qualcuno, omofobia è ritenere che la condizione delle persone lgbt sia una malattia, che vada curata o perlomeno nascosta, che la loro visibilità sia diseducativa nei confronti dei bambini, che il matrimonio e la famiglia riguardino solo uomo e donna in quanto capaci di riprodursi e mettere al mondo altri omofobi, ignoranti, maleducati e reazionari, sorvolando sulla capacità effettiva di essere buoni genitori e sul valore insindacabile degli affetti.

Omofobia è tutte queste cose, ma la sua radice ha un significato ben preciso che è… paura… degli… omosessuali. Una paura che può manifestarsi in moltissimi modi, alcuni dei quali sfumati, composti, ipocriti.


Per questo, a nostro modesto parere, scrivere pubblicamente che “non si dovrebbe intaccare il dna editoriale di un personaggio per farlo diventare gay” è inaccettabile. Ma soprattutto troviamo veramente triste (e nessuna eco retorica, usata per risponderci, cambierà questo fatto) che l’annuncio di casa DC di rendere gay un personaggio già noto abbia scatenato tanta paura in alcuni lettori. I fumetti, con i quali noi lavoriamo e viviamo, sono una bellissima cosa. Un mondo dove può trovare spazio lo svago, la cultura, la creatività e la gioia di tutti. Ma pensiamo sia profondamente immaturo auspicare, anzi esigere, un’immobilità del proprio immaginario editoriale a dispetto di una questione sociale tanto grave, delicata e bisognosa di un forte cambiamento. Sia chiaro, siamo adulti, o almeno ci piace pensare di esserlo. Ce ne freghiamo di Crisi sulle terre infinite che cambiano lo status quo degli eroi, del demone Mefisto che azzera la continuity e baggianate del genere.
Ma che scherziamo? Perché il progetto (in verità più una vaga ipotesi) di rendere omosessuale un personaggio già popolare suscita così tanta paura? Al punto da definire il proposito “sbagliato e diseducativo”?  L’eventualità dà talmente fastidio da non capire che – qualora dovesse succedere – non sarebbe che un (peraltro blando) segnale di una mutazione culturale in atto? Davvero non comprendiamo quanto questa affermazione suoni ferocemente offensiva nei confronti di chi ogni giorno vive più forme di discriminazione sulla propria pelle? La società, se mai farà un passo avanti, dovrà comunque guardarsi bene dal rendere omosessuale un eroe che hai sempre conosciuto come etero, perché è sempre stato così, e per te non c’è niente che conti di più. Ma ti rendi conto dell’enormità di quello che dici? Non credi di stare manifestando un pochino di… immotivata paura?

Certo, se Batman o Lanterna Verde, domani, rivelassero di essere omosessuali qualche bimbominchia si taglierebbe metaforicamente le vene. Ed è triste. Lo ripeteremo fino all’esaurimento. Triste. E anche questa è a suo modo paura dell’omosessualità. Una paura del cambiamento, una paura di qualcosa di diverso che entra in casa nostra e altera il nostro angolo di  mondo perfetto. Una forma di paura non meno violenta di altre, in quanto ferisce la sensibilità di chi aspetta un segnale positivo da una vita.


Omofobia è trincerarsi nella propria posizione, incapaci di comprendere di aver detto una bestialità, ricorrendo al tormentone di chi fino a ieri occupava un ruolo chiave in parlamento, e dire comodamente: «Sono stato frainteso!»
Il che suona più o meno come: «I cretini che non capiscono niente siete voi.»
E anche per questo ringraziamo.

L’omofobia può essere inconsapevole, strisciante, e per questo tanto più pericolosa. Non ci accorgiamo di aver alzato una barriera ideologica (affinché non ci tocchino i nostri amati fumetti, ricordiamo) tra noi e una categoria già bistrattata su più fronti. Di scusarsi per lo strafalcione, ovviamente, non se ne parla. E’ stato un fraintendimento, ed è molto più pratico agire da passivi-aggressivi, e urlare all’esagerazione e all'attacco immeritato. Magari approfittando della buona fede di amici blogger, reclutati e trasformati – per mera amicizia – in picchiatori informatici che tirassero acqua al nostro mulino (cosa che ci ha fatto infuriare ancora di più, allargando e aggravando non poco l’incidente). Del resto, siamo in Italia, e quando qualcuno dice una vaccata, se si scusa… è frocio, no?! Meglio usare la formula dello psiconano, andare a testa alta e chiamare alle armi quanti sappiamo ci daranno ragione.
Come dicevamo, siamo in Italia…
Personalmente, ricordiamo ancora il coglione di qualche anno fa, sul noto forum, e la migliore delle risposte indignate che ricevette riguardo il Colosso versione gay che tanto gli dava fastidio in quanto minava la sua possibilità di immedesimazione.
«Suppongo, allora, che eviti di leggere fumetti e romanzi che abbiano per protagonisti delle donne. Come potresti identificarti, se no?»
Santo subito.

L’omofobia è una bruttissima cosa proprio perché i suoi confini non sono netti, e spesso si sconfina in sciocchezze estremamente pericolose, fornendo ghiotti spunti alle menti reazionarie, per ignoranza più che per convinzione. Ciò non toglie che è sempre meglio parlarne, e che glissare su determinate questioni perché si ritengono non abbastanza macroscopiche non aiuterà nessuno a crescere. Se poi, nella circostanza contingente, secondo qualcuno la parola omofobia dovesse risultare proprio così stretta… Va bene, potremmo usarne molte altre. Ma non nascondiamoci dietro un dito, vi prego.

Nessuna delle parole scelte in alternativa sarebbe un complimento.

lunedì 26 marzo 2012

Shirtlifter - di Steve MacIsaac


Derek e Michael portano avanti il loro rapporto di coppia in Giappone, dove il secondo lavora per una grossa azienda. Se Michael è convinto di agire per il futuro di entrambi, Derek vive una lacerante insoddisfazione che gli rende difficile integrarsi nel paese straniero e far parte veramente dell'ambiente del compagno. Uomini, giovani e maturi, si sfiorano, incrociando le loro vite per attimi che possono durare secoli senza significare nulla. A volte si amano, a volte si perdono, secondo uno schema variegato eppure fatalmente riconoscibile. Tra occidente e oriente, l'universo interiore degli Shirtlifter, parola slang anglosassone che indica gli omosessuali maschi, echeggia una mitologia che sembra incisa nella pietra. Un'esistenza fatta di sussulti, timori, emozioni, epifanie, tormenti e gioie. Come lo è per tutti, così simili eppure così diversi...


L'ancora giovane casa editrice bolognese Ren Books, specializzata per coraggiosa scelta in fumetti a tematica LGBT, dopo una prima infornata di perle nipponiche, presenta il suo primo autore occidentale. Steve MacIsaac, fumettista canadese finora apparso in Europa solo per i tipi di Bruno Gmunder con il volume Sticky, su sceneggiatura di Dale Lazarov. Shirtlifter presenta MacIsaac nella sua versione di autore completo, in larga parte autobiografico, scrittore e illustratore d'eccezione venerato sulla scena gay bear statunitense. L'edizione italiana di Shirtlifter presenta i primi due numeri di una serie attualmente giunta in America al quarto. Un racconto lungo (Letti disfatti) e una raccolta di dieci novelle più o meno fulminanti, dove l'ampio spettro della vita omosessuale è sviscerato con intelligenza e una capacità di sintesi che potremmo definire ai limiti del virtuosismo. Sicuramente, per Shirlifter, un valore aggiunto è rappresentato dall'attenta descrizione della vita svolta dai gay occidentali nel paese del Sollevante (MacIsaac ha realmente vissuto in Giappone) e delle influenze che cultura e norme straniere possono avere sulle loro esistenze.


Come scrivono gli stessi editori nella nota d'apertura del volume, commentare Shirtlifter è un'impresa ardua. Troppa è la precisione e l'intensità con cui Steve MacIsaac riesce a fotografare ogni dettaglio di vita, ogni tappa, ogni rito di passaggio dell'uomo omosessuale. Shirtlifter è un'opera parlante, dove una sceneggiatura minimale e tagliente è proposta tramite disegni altrettanto asciutti e privi di fronzoli, e proprio per questo incredibilmente veri ed espressivi. Come le scene di sesso presenti in questi racconti a fumetti. Esplicite, ma descritte in modo distaccato ed essenziale, dettagli di un unico affresco da ammirare in blocco. Sarebbe facile, ma anche scontato, ripetere che il lavoro di Steve MacIsaac si commenta da sé, e chiuderla lì. Eppure ogni opera, per essere visibile, per esistere nelle menti dei suoi potenziali lettori, ha sempre bisogno di essere discussa. Magari rilevando proprio l'incantevole capacità di riassumere in poche pagine e senza alcun artifizio retorico o provocatorio un intero mondo di emozioni, legato a una categoria umana spesso associata all'eccesso e al bizzarro.


Shirtlifter è un'opera esistenzialista, ed è un'opera d'autore, che pizzica corde nascoste nell'animo dell'essere umano nella sua complessità prima ancora che nell'individuo orientato affettivamente verso il proprio sesso. Steve MacIsaac, con la sua narrazione sintetica e parzialmente autobiografica, individua con grande candore quelli che potremmo definire i nodi nevralgici nell'esistenza di un gay, tessendo racconti dal sapore universale sia pure con una forte caratterizzazione formale. Vicino alla comunità degli orsi, gli omosessuali corpulenti e irsuti spesso attratti dai propri omologhi, MacIsaac la omaggia donando a più personaggi le fattezze a essa gradite. Ma Shirtlifter è lontano anni luce dall'essere un fumetto erotico, intenzionato a titillare i fantasmi della propria categoria d'elezione. E questo a dispetto delle disinvolte nudità villose e delle brevi scene di sesso. L'elemento dell'estetica gay bear si amalgama agli altri ingredienti diventando funzionale al senso di realtà che Shirtlifter trasuda da ogni pagina. Un mondo dove l'omosessuale può essere uno qualunque degli uomini incrociati per strada, a prescindere dalla postura, dagli interessi, e persino dalle sue stesse affermazioni. E' vero che in racconti come In bella vista e Attraverso il confine si accenna a codici e look specifici dell'ambiente gay, ma sempre in un modo molto pratico, su un palcoscenico dove sono del tutto assenti i più diffusi stereotipi.
Shirtlifter e il suo autore lasciano davvero paralizzati per l'ammirazione. Ammirazione per il linguaggio codificato da quello che si dimostra, pagina dopo pagina, uno scrittore di grande classe in grado di illustrarsi in modo perfettamente coerente. Un must non solo per la comunità omosessuale, ma anche per quanti provano la sincera spinta a confrontarsi e comprendere un angolo di mondo che forse ritengono estraneo, ma che la lettura appassionata e schietta, profondamente umana, offerta da Steve MacIsaac potrebbe fargli apparire molto più familiare.


Questa recensione è stata pubblicata anche su Fumettidicarta.

 

lunedì 9 gennaio 2012

Le Pape Terrible [di Jodorowsly e Theo]


Esistono fumetti che difficilmente vedremo sbarcare in Italia.
Per quanto ci si possa supporre evoluti, troppo profondi sono i tabù, le chiusure e l’ignoranza che rendono il nostro paese una gigantesca periferia europea, sotto molti aspetti arretrata e pavida. Una terra dove l’inadeguatezza della politica, per quanto evidente, rimane per lo più ignorata dalle masse, che trovano più agevole appassionarsi allo sconcio spettacolo di un potere corrotto quanto inetto. Come potrebbero, dunque, certi fumetti essere pubblicati là dove sorge il Vaticano, stato straniero dall’influenza potentissima su questioni di rilevanza nazionale? Come potrebbero trovare spazio testi polemici e irriverenti, in un paese che per la visita del pontefice blinda un’intera città, sopprimendo ogni libertà di espressione, e dove i tutori dell’ordine sono indotti a intimidire onesti cittadini affinché ciò che emerga sia solo un ottuso e acritico plauso all'illustre visitatore?


Difficile, pertanto, prevedere se in Italia leggeremo mai una traduzione de Le Pape Terrible, opera dirompente firmata da Alejandro Jodorowsky e dall’italiano Theo, che narra le vicende e gli intrighi del pontefice Giulio II, passato alla storia come il Papa Guerriero o anche (da cui il titolo) il Papa Terribile. Il grande progetto di Jodorowsky (regista, scrittore, esoterista) è quello di una trilogia di romanzi grafici dedicati alla storia vaticana tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI, già concretizzatosi con la pubblicazione di Borgia, illustrato da Milo Manara e giunto in Italia quasi contemporaneamente all’uscita francese. Sarà forse per la popolarità di Manara, o forse perché le malefatte dei Borgia, ampiamente filtrate nel tempo da tanta letteratura popolare, appaiono oggi distanti e romanzesche come gli eventi di un innocuo feuilleton, se un editore italiano si è fatto carico di proporre l’opera di Jodorowsky dalle nostre parti. Le cose sono abbastanza diverse per Le Pape Terrible, dove la scelta di prendere per buone e mostrare esplicitamente le attitudini omosessuali del cardinale Giuliano Della Rovere, in seguito Papa Giulio II, disturberebbero i benpensanti molto più dei numerosi intrighi, omicidi e manipolazioni politiche che la storia, prima dell'opera a fumetti, gli attribuiscono. 
 

Rivale acerrimo di Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, la cui fine non fu mai del tutto chiarita, Giuliano Della Rovere favorì l'elezione al seggio pontificio dell’anziano cardinale Francesco Piccolomini con il nome di Pio III, solo per prenderne il posto alla sua morte (avvenuta molto presto) ed entrare nella storia come il papa militare più feroce e ambiguo di sempre. Giunto a guidare personalmente la sua armata sul campo di battaglia, Giuliano si guadagnò presto la fama di feroce condottiero, donando ai posteri l'icona di un papa con la spada nel pugno.  La vita artistica sotto il suo pontificato fu comunque fervida, e si ricordano le sue relazioni con personaggi illustri quali l'architetto Bramante, che destinò alla carica di sovrintendente delle fabbriche papali. Fu Giulio II a commissionare a Michelangelo gli affreschi della Cappella Sistina, così come la decorazione delle Stanze Vaticane a opera di Raffaello. Pare che Giulio II amasse il lusso e che più di altri pontefici fosse percepito come distante dal suo ruolo spirituale. 


Benché la storia gli attribuisca anche più figli illegittimi, un concilio riunitosi a Pisa nel 1511 allo scopo di deporlo lo accusò di praticare la sodomia e di avere come amante segreto il suo stesso nipote, Francesco Alidosi. Tali voci sulla sessualità del papa non trovarono mai conferme definitive, eppure furono sdoganate presso i suoi oppositori finendo col diventare un vero motivo popolare. Ma ad Alejandro Jodorowsky non importa dare lezioni di storiografia, né gli preme la veridicità dei dettagli. Sceglie piuttosto di attingere alle accuse di sodomia per raccontare una verità metaforica, dove l’omosessualità non è che l’ulteriore allegoria di un potere ipocrita, da sempre avvezzo a sguazzare in pratiche che ufficialmente condanna. Il rapporto tra Giuliano e Francesco (nel fumetto chiamato Aldosi) è descritto in modo molto simile a quello di due amanti maledetti, in cui il giovane efebo è spesso usato come strumento di corruzione nei disegni del nuovo pontefice. Per questo, in un paese dove libertini, ruffiani e battipetto divorziati organizzano manifestazioni a sostegno dell’unica famiglia possibile, è difficile che un’opera così dura con il potere temporale della chiesa possa essere tradotta. 
 

Il Giulio II di Jodorowsky è maestoso, crudele e avido come solo un dittatore può essere. I suoi eccessi (che lo porteranno, nel racconto, a sedurre lo stesso Michelangelo, con il quale nella realtà ebbe un rapporto davvero ambiguo e conflittuale) fanno da filo conduttore a un’ascesa politica folgorante, dove ogni pedina è mossa con diabolica lungimiranza e dove ogni ostacolo è rimosso senza pietà. La descrizione, estrema ai limiti del barocco, di un’ambizione senza freno riesce molto bene a Jodorowsky, assistito da un artista italiano, Theo Caneschi, di grande raffinatezza. La scena del matrimonio celebrato dallo stesso Giuliano (e subito consumato furiosamente sull’altare) con il proprio amato Aldosi abbigliato come una sposa, fa supporre che Jodorowsky scrivendo avesse in mente le trasgressioni di Ken Russell e il suo I Diavoli. Ma al regista de La Montagna Sacra non manca la propria cifra visionaria, espressa magistralmente anche in quest’opera con l’apparizione di un Cristo putrescente che, oltre a simboleggiare la definitiva morte senza risurrezione, è simbolo della degenerazione del potere della Chiesa e del marciume che tra ori e incensi si annida sin dall’alba della sua storia, all’ombra di un simbolo più volte tradito e svilito, buono a figurare solo come marchio di potere sulle mura dei luoghi pubblici.  
 
«Più che il vicario di Cristo... Io sono un re. Un imperatore! Un sovrano designato dallo Spirito Santo stesso. Il che mi conferisce il diritto di comandare a tutti i principi della terra!»

Con questo monologo, il Giulio II di Jodorowsky suggella il suo trionfo e spazza via gli oppositori, tra ostie avvelenate, commercio sessuale ed elaborati inganni. Il ruolo di Niccolò Machiavelli, la morte di Cesare Borgia, il controverso rapporto con Michelangelo e la regia dei tanti delitti, devono parecchio all’inventiva dell'eccentrico scrittore cileno, ma questo conta veramente poco. Il ritratto moderno, truccato da affresco storico, dei guasti del potere spirituale e della sua nefasta influenza sulla politica, ha la forza di un pugno nello stomaco, ma soltanto le menti aperte potranno coglierne l’intensa luce. E’ più probabile che vedere un cardinale condividere il talamo con un giovinetto e un gigantesco servo di colore (pagato per ogni copula effettuata durante la notte appena trascorsa), turbi troppe prurigini italiote. E’ quasi certo che l’allegoria (sebbene nutrita da consistenti ipotesi storiche) verrebbe percepita come puro vilipendio, relegando Le Pape Terrible (giunto in Francia al secondo volume) nelle segrete del più infimo trash. Eppure la cronaca recente dovrebbe aprirci gli occhi e farci riflettere sulla storia passata. E sul presente. Dovremmo riflettere quando un vescovo si appella ai politici affinché i tanto temuti registri per le unioni civili non siano istituiti, giacché alle unioni di fatto non sia concesso neppure questo pallido simbolo di quello che dovrebbe essere un diritto sacrosanto. Quando si oltraggia la democrazia per mero servilismo nei confronti del capo di uno stato estero. Quando il marcio troppo a lungo nascosto viene oscenamente a galla, proprio intorno a coloro la cui sopravvivenza non è minacciata dalla crisi economica e dalle tasse sugli immobili.

Il potere è corrotto in quanto è il potere a corrompere. E il potere non logora chi non ce l’ha, ma piuttosto chi lo brama come principale veicolo di realizzazione. Il controllo sulla morale pubblica è la più pervasiva (e perversa) forma di potere, e da sempre va conservato a prescindere dalle proprie personali attitudini. Ed è di uomini, rapaci, licenziosi, avidi e falsi che Jodorowsky ci parla. Del male incarnato nella sua forma peggiore. Se la famiglia Borgia e il pontificato di Alessandro VI appariva, grazie a tanta fiction, come una scheggia impazzita, una fase distorta ma limitata nel tempo, la vicenda di Giulio II, il Papa della guerra e del sangue, sia pure romanzata, ci sbatte in faccia una continuità terrificante. Una contradizione consueta e pertinace delle istituzioni religiose, troppo avvezze ai privilegi per potervi rinunciare. E sottolinea, con la sua poesia estrema, che se sbagliare è umano, perseverare è sempre stato e sempre sarà diabolico.

Sul sito del disegnatore Theo Caneschi è possibile gustare alcune tavole a matita del secondo tomo de Le Pape Terrible. Sempre sul sito di Theo è disponibile il link ad Amazon per l'acquisto dei due volumi in lingua originale.

Le Pape Terrible - 1: Della Rovere ; 2: Jules II - Jodorowsky Theo  Edizioni Delcourt