lunedì 15 novembre 2010

Chuckles: West, Orsi e Creditori


Il selvaggio west. Polvere, sudore, sangue...
Uomini ruvidi, pellerossa, banditi e cacciatori di taglie. Odio, vendetta, sesso violento. Ingredienti per un pulp di frontiera davvero tosto, ma anche per una fantasia bearish torrida, dove l’erotismo è abrasivo e i caratteri spigolosi. Avevamo già parlato, in passato, di Chuckles e della sua arte. Le notizie su questo artista erano e rimangono davvero pochissime, suggerendo l’idea che talento e timidezza spesso camminano insieme. Un profilo su Biggercity, dove per la prima volta è apparsa una cospicua gallery di suoi disegni, lo presenta come un chaser filippino, e altro non è dato sapere. Un tempo pensavamo che fosse solo un illustratore, i cui disegni abbozzati seguissero il filo narrativo di una fantasia orsofila dall’ambientazione pittoresca. Ma il tempo ha svelato l’arcano. Quella florida collezione di bozzetti altro non era che una raccolta di sketchboard preparatori di veri e propri fumetti. Fumetti bear che possono essere acquistati e scaricati in formato elettronico presso il sito Chubold, in mezzo a molti altri titoli interessanti di cui in futuro parleremo.


L’immagine del cacciatore di taglie Pete Sanchez, con la sua silhouette a dir poco esuberante, è già diventata un’icona popolarissima nel panorama bear internazionale, riconoscibile grazie ai numerosi bozzetti visibili, oltre che su Biggercity, su molti siti dedicati alla bear art. Né deve sorprendere, perché il talento di Chuckles è veramente straordinario, e riesce a evocare fantasmi erotici di rara potenza. Il ciclo di fumetti che vede Pete protagonista può essere ascritto al genere sex and violence, dove l’oggetto del desiderio (in questo caso un bifolco ciccione) subisce attenzioni sessuali e sevizie di ogni genere. Niente di nuovo sotto il sole, soprattutto nell’ambito dell’erotismo in chiave western, dove il fumetto per adulti (negli anni settanta, in Italia) ha consacrato il personaggio femminile di Vartàn, eroina di frontiera creata dal mitico Sandro Angiolini, che spesso e volentieri era spogliata, abusata e torturata dai suoi nemici. Facendo un passo in più, e passando sulla sponda dell’eros omosessuale e orsofilo, avremo modo di scoprire che il ciclo di Pete Sanchez firmato da Chuckles non segue binari troppo differenti. Solo che al posto di una sinuosa bionda troviamo Pete, un bounty killer obeso, maturo e sporco. Un individuo laido, arrogante (ma terribilmente sexy per chi ama le taglie forti) che colleziona nemici ovunque vada, innescando un’eterna girandola di vendette, scaramucce e prevaricazioni.



Non si può, parlando di ciccioni, di sesso e di west nei fumetti, non pensare al nostrano Mauro Padovani, artista genovese che ha fatto dell’eros ursino e delle ambientazioni di frontiera il proprio cavallo di battaglia. In comune con Chuckles c’è parte della componente sadomaso, ma la similitudine finisce qui. Se la violenza di Padovani è estrema, volta a far scorrere sangue per mixare erotismo e orrore, il sadismo messo in scena dalle tavole di Chuckles è più insinuante, ironico e giocato sui rapporti tra personaggi. Leggendo i fumetti di Chuckles, insomma, ci si accorge presto che l’onda erotica veicolata dalle spettacolari illustrazioni si fonda molto su un gioco emotivo, e fa leva su pulsioni primordiali che trovano nell’ambientazione western il teatro ideale per essere rappresentate senza inibizioni. 
 

La saga di Pete Sanchez, al momento consta di due lunghe storie intitolate Injun Bang e Payback. Due racconti da cui emerge chiaramente che il ruolo principale dell’eroe è quello di vittima sacrificale. Lo spunto si riassume con facilità. Il cacciatore di taglie Pete, nel suo girovagare a cavallo su e giù per il west, ha pestato molti piedi. Sono in tanti a odiarlo, a tramare vendetta o a volersi riprendere quel che ritengono gli sia stato sottratto. Pete cade nelle mani dei suoi avversari, e subisce le conseguenze di ogni loro capriccio. Questi pochi, semplici elementi sono rappresentati graficamente da Chuckles con una maestria sorprendente, che ci fa sospettare che l’autore lavori sotto altro nome nel settore professionale. Straordinarie le tavole di Injun Bang, dove Pete è seguito e spiato da alcuni nativi americani mentre, dopo una lunga cavalcata, fa il bagno nudo in un fiume. La scena della lotta in acqua tra il corpulento bounty killer e i pellerossa è di un dinamismo che lascia senza fiato. Altrettanto d’effetto è la violenta saga intitolata Payback, in italiano Riscossione. Ma che nella nostra lingua renderebbe di più come Creditori. Caduto in una trappola tesa dai suoi nemici che lo attendevano nascosti in casa sua, Pete subisce sevizie e violenze sessuali senza fine. Un torbido confronto tra uomini del west che sembra però nascondere l’inconfessato fantasma della passione omosessuale. Quasi che la violenza e la prevaricazione fossero l’unico modo praticabile, per questi fuorilegge di frontiera, per concedersi piaceri altrimenti banditi dalla loro mentalità di presunti uomini veri.


La particolarità del personaggio di Pete, oltre al suo aspetto imponente, è l’insistita grossolanità con la quale Chuckles ne delinea il carattere. Pete non è uno dei buoni. E’ volgare, cattivo, bullo, vagamente razzista. E’ un uomo eterosessuale che ha preso in casa una giovane e bella squaw che tratta a sua volta come un giocattolo erotico. Impudente e borioso, non sta mai zitto. Insulta tutti, anche quando non gli converrebbe. E’ violento, irriverente, coraggioso, indomabile. In parole povere: Pete è l’immagine stereotipata del maschio eterosessuale, ruvido e dispotico. Il frutto proibito di una fantasia omosessuale mai del tutto sopita. Pete è un simbolo irriducibilmente maschilista, ammantato di lercia virilità. Tutte caratteristiche espresse attraverso un linguaggio che fa largo uso di slang, di vocaboli politically incorrect, e di una spavalderia che spesso sconfina nell’ottusità. Una caratterizzazione simile associata a un corpo immenso e dalla forza erculea rappresenta, nei fumetti di Chuckles, il tabù definitivo da infrangere. La sacralità di un assoluto maschile da profanare e possedere contro la sua volontà, affinché ne resti intatta la fondamentale rudezza, il suo essere un premio irraggiungibile. E dalla sottomissione (sia pure con la fantasia) di un simbolo di autorità, deriva il turbamento erotico più profondo. Una sensualità che nei fumetti di Chuckles è talmente densa da potersi tagliare con il coltello.


Il corpo di Pete, che Chuckles disegna mostrando una conoscenza dell’anatomia che lascia senza fiato, buca letteralmente la tavola a fumetti con un impatto erotico sconvolgente. L’uso abile di mezzetinte e retini contribuisce a dare consistenza alle membra del protagonista, sempre generose di dettagli fino alla più piccola goccia di sudore. Per chi ama i chubs, il bounty killer, nudo e incazzato, appeso a un ramo d’albero come un quarto di bue, risulta veramente bellissimo. Pete sembra in grado di resistere a qualunque prova fisica neppure fosse il supereroe Wolverine. Non importa quante volte venga umiliato, percosso, sodomizzato. Pete sfida e insulta i suoi nemici, e ne alimenta la ferocia. Legato e inerme, li provoca duramente, con l’unico risultato – sembra – di attizzarne la lussuria. Il perverso gioco delle parti è suggerito, tra l’altro, dalla sua costante erezione, probabile sintomo di un occulto masochismo. Ma si può supporre che l’irriducibile ciccione non lo ammetterà mai, e seguiterà a sputare in faccia al suo avversario di sempre, da lui accusato di mirare a ben altro: «Tu... vuoi soltanto... succhiarmi il cazzo!»
 

La trama procede secondo i canoni inevitabili della novella erotica, dove il desiderio innesca un girotondo senza fine, e il grande baal di carne è più volte violato a dispetto della sua autorevole prosopopea virile. Un Prometeo incatenato, cui il fegato divorato dall’aquila ricresce per nutrire ancora il suo tormentatore. Mito di un eros che coniuga lussuria e violenza, il desiderio vietato per una figura paterna ridotta a oggetto di piacere. Il west è il palcoscenico perfetto per rappresentare questa tragicommedia di passioni e rivalità. Chuckles, disegnatore d’eccezione, ci si trova a suo agio, piegando linee e chiaroscuri alle finalità del proprio immaginario erotico, rendendolo abbastanza universale da affascinare una larga fetta di pubblico interessato alla cultura bear. Le copertine dei suoi fumetti sono un’ulteriore festa per gli occhi. Colorazione impeccabile, capacità di osare sin dalle immagini introduttive, e sfiziosi vezzi grafici per reinventare di capitolo in capitolo lo stesso titolo di testata, facendone un gancio per la scena più conturbante contenuta nell’albo. A suo modo, un vero gioiello della grafica gay bear che meriterebbe la stampa su carta e le attenzioni di un editore. Un vero peccato che Chuckles abbia scelto di tenere un profilo così basso, giacché le sue opere hanno tutte le carte in regola per conquistare un posto nell’olimpo del fumetto bear internazionale.


Il sito Chubold, è discretamente organizzato, e presenta più fumetti (non solo quelli di Chuckles) caratterizzati dalla bizzara variante del “pelo sì – pelo no”. E’ possibile, cioè, scegliere quale versione del fumetto si preferisce acquistare. Se quella in cui Pete appare come un ciccione irsuto o quella in cui è un classico chubby dalle carni levigate. Invenzione commerciale divertente, ma che non aggiunge né sottrae nulla alla qualità grafica dell’opera. Con il ciclo di Pete Sanchez, l’artista Chuckles ci ha donato un’altra interessante visione degli orsi di frontiera. Se quelli di Mauro Padovani sono dirompenti, sensuali e sanguinari, il divino ciccione di Chuckles è un Falstaff del west, erotico, rozzo e ironico. La violenza che subisce è da cartone animato, ed incarna l’euforia di un banchetto dionisiaco che gioisce dell’abbondanza da lui rappresentata. Un archetipo sempre esistito. A volte rimosso. Ma che fa parte dell’immaginario di tanti, e in una forma o nell’altra finisce sempre col tornare.

“Pizzica pizzica Fatine a turno/ Pizzica pizzica il grasso vigliacco/ Pizzica scottalo giragli intorno/ E dopo, voltalo,/ E poi rivoltalo tutto/ Quel brutto;/ Finché di seguito/ Esauste cedano/ A una a una/ Candele e stelle: e i raggi della luna.” 

[Le allegre comari di Windsor]




[La traduzione italiana della tavole-trailer di Chuckles è opera dello staff di Woof! Bear Blog]

2 commenti:

Mauro Padovani ha detto...

Grazie per la citazione! ottimo articolo!

lovebears78 ha detto...

bello