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sabato 5 novembre 2016

Trashdance: Un orso danza sul tubo...


E' un po' di tempo che non aggiorno questo blog. Il web 2.0 ha fatto proliferare talmente tanto l'estetica e i feticci ursini (ogni tanto ricordiamocela la parola italiana per indicare il termine inglese Bear), da farmi trascurare questo spazio. Forse ormai, storico, ormai inutile. Ma che non mi riesce di abbandonare del tutto.
E allora, ecco il pretesto. Vi presento Xander. Ve ne avevo parlato qualche anno fa, a proposito della sua attività di pittore. Acqua sotto i ponti ne è passata. Si è trasferito in terra anglofona, è andato in palestra e ha sviluppato dei bicipiti da urlo, e suppongo continui anche a dipingere. Ora lancia una pagina Facebook e contestualmente il suo canale Youtube. Argomento? Cazzeggio ursino, vogliamo chiamarlo così? Il nostro amico è simpatico, sempre estroso e pieno di umorismo. Supportiamolo, sia su Youtube che su Facebook, forza.



lunedì 14 febbraio 2011

Reinventare Xander...

 [Xander visto da Sean Christian Woods]
Reinventare Alessandro, è un progetto artistico che nasce dalla mente di Xander Beaverhousen, giovane pittore sardo di cui abbiamo già più volte parlato. Oggi Xander muta ruolo, e si fa oggetto e tema ispiratore, sia pur restando regista, di un’ulteriore iniziativa grafica, stavolta collettiva. Molti illustratori e fotografi bear, italiani e stranieri, sono stati interpellati affinché producessero una personale visione di Xander, a volte traendo ispirazione da foto preesistenti, altre in modo più libero, ma ricorrendo inevitabilmente alla propria cifra stilistica.

[Xander visto da Tony Mogan]

«L'idea nasce dalla curiosità di sapere cosa gli altri pensino di me», spiega Xander.  «Credo che sia un aspetto importante, non solo per gli aspetti puramente narcisistici, ma anche per capire come si potrebbero migliorare alcuni aspetti della propria persona. L'invito è stato rivolto a tutti gli artisti che conosco su Facebook indipendentemente dalla loro preparazione artistica. Ognuno era libero di fare ciò che voleva senza alcun condizionamento. L'intero progetto è una cosa ironica, ovviamente basata anche su un po’ di narcisismo. Ma è anche una sorta di calcio nel culo a me stesso, in modo da scuotermi dalla mia attuale lentezza e tornare a fare arte con maggiore lena. Va da sé che devo essere io a Reinventare Alessandro, ma vedere che le persone ti apprezzano e si interessano a te, anche per mezzo di espressioni artistiche, è un buon incentivo. Gli esiti sono sorprendenti sono davvero soddisfatto non sono tantissimi lavori ma sono buoni alcuni molto dolci e colorati.»

 [Xander visto da Giacomo Serj Favilla] 

Una ricerca di se stessi e della propria strada artistica attraverso il lavoro degli altri che parla di noi. Osservarci attraverso il loro occhio che ci smonta e rimette insieme secondo una sensibilità differente.  Un magma creativo in cui l’uomo artista si tuffa per lasciarsi decostruire, conoscersi e poi forgiare un nuovo se stesso. Un esperimento dal sapore new age che non manca di interesse, né di creatività. Ogni singolo artista è riconoscibile e modella le fattezze di Xander secondo le peculiarità che lo identificano sulla scena della bear art. Un rituale che lavora sul corpo di Xander come se fosse la tela su cui dipingere o la creta da manipolare. Tema, oggetto e soggetto nello stesso tempo. Reinventare Alessandro è solo un punto di partenza, e auguriamo ad Alessandro che la carica dionisiaca che emerge da queste opere (ancora in fase di produzione) contribuisca a dare forma al suo già promettente futuro di pittore ursino.

[Xander visto da Rudolfo Wibisono]


[Xander visto da Barabba Sergio Milloncic]

[Xander visto da Neil Bruce]


[Xander visto da Perdido]






lunedì 15 febbraio 2010

MicroHeart 2010: Vince Xander Beaverhousen

E’ con piacere che torniamo a parlare di Xander Beaverhousen, il giovane artista sardo che sta attualmente spopolando nella comunità bear italiana grazie ai suoi dipinti, alla sua simpatia e allo pseudoreality “Desperate Bears”. Oggi, Xander ha appena vinto MicroHeart 2010, manifestazione indetta da Microbo.net, spazio espositivo virtuale dedicato alle arti figurative. Un altro traguardo raggiunto per il nostro orso pittore, con il quale ci congratuliamo sinceramente. Tema centrale scelto da Microbo.net per la competizione, in vista (e in contrasto) con la festa di San Valentina, è stato l’Amore per l’Arte. Una chiamata alle armi per una schiera di artisti che – commentano gli stessi organizzatori – si sono rivelati sorprendentemente in sintonia nella scelta dei lavori da inviare.

«Davanti al tema dell’amore, in questo caso per l’arte, era fin troppo facile cadere nello scontato» racconta Xander. «In quei giorni, però, ricorreva  la Giornata della Memoria. E quindi anche il ricordo di un tempo in cui l'amore fu calpestato senza riguardo.  Pian piano si insinuava in me il desiderio di usare questo elemento, ma pensavo che non sarei mai riuscito a ripetere l'intensità di un’opera che già in passato avevo dedicato al medesimo tema. All’inizio volevo evitare di ripetermi, ma più tentavo di esplorare altre strade e più dal cassetto sentivo levarsi le urla del lavoro che rivendicava il posto che era suo di diritto. Ecco, dunque, la decisione di partecipare con un disegno in cui si parla di amore negato, con il cuore sostituito da un triangolo rosa sanguinante, simbolo appunto del vuoto d’amore in quei giorni bui. Il principio era quello di evidenziare l’importanza di un concetto (l’amore, appunto) marcandone in questo caso l’assenza, e di farlo mediante quello stesso simbolo che oggi è diventato un vessillo di orgoglio.»

Xander ha da poco partecipato allo stage “Da lontano era un isola”, omaggio a Bruno Munari organizzato dal critico d’arte e letterario Alessandra Menesini, dallo scultore Andrea Forges Davanzati e dall’arteterapeuta Monica Mariani, e alla relativa mostra collettiva dal medesimo titolo presso lo Spazio P, rinomata galleria di Cagliari. Xander continua senza sforzo a far parlare di sé. Attualmente attende gli esiti dell’ennesimo concorso: il Man-Gasworks, che potrebbe portarlo a frequentare una scuola per giovani artisti a Londra. Ed è da Londra, dai suoi contatti e dai suoi amori che si prospettano gli sviluppi e le collaborazioni più entusiasmanti. Come il lancio della canzone dal titolo “The way love goes”, dedicatagli dal suo compagno compositore anglosassone, e attualmente presente con un video musicale su Mtv UK e Youtube nell’interpretazione del cantante Lemar.
«Nella canzone,» spiega Xander, «si ripete più volte la parola italiana AMORE. In mio onore. Sì, ha voluto dedicarmela, ed è stato profetico. Siamo entrambi artisti, e mi piacerebbe molto un giorno poter disegnare anche le copertine dei suoi dischi».

 
 

mercoledì 24 giugno 2009

Dopo le ombre... Xander Beaverhousen

Un omino calvo, soffuso di un timido colore azzurrino, muove un passo incerto. Il capo chino, come a suggerire la profonda incertezza della sua andatura e una fragilità di fondo. La vulnerabilità dell’essere umano. Eppure è ancora diritto, e procede per la sua strada, tempestato dallo stesso azzurro che modella la sua sagoma. Un mondo ostile che è parte di lui. Di cui lui è parte. Una selva luminosa quanto oscura, che dovrà comunque attraversare.


Lo stesso omino. Qualche passo più avanti. O forse qualche passo fa. Il verde che lo illumina potrebbe richiamare la gioventù e l’inizio della vita. Momento di grandi promesse, ma anche tunnel irto delle peggiori paure. Il capo, sempre chino, è in parte violaceo, in parte bianco gesso. E’ il momento delle domande e della ricerca di un’identità. Istante possente e lacerante, che sembra far esplodere un’anima di sangue intorno al pellegrino. Egli si muove in un contesto illuminato da un chiarore dorato, ma sembra non curarsene. Forse perché è al principio che si teme di più l’arrivo della fine. Eppure va. Il suo passo umile continua a spingerlo avanti.


Il passo successivo tocca la tragedia, e la memoria a essa collegata. I colori si fanno cupi intorno all’omino che avanza stoicamente. Un triangolo rosa si è acceso sul suo petto come una ferita dai colori delicati, ma non per questo meno sanguinante. Testimonianza di una piaga storica da non dimenticare. La sua figura è ora di un triste blu che non manca però di luce, segno di una speranza irriducibile. Le vampe color ruggine che lo assediano contribuiscono a definirne i contorni, e gli donano un incedere epico. Inarrestabile. Muto. Dignitoso.

E’ uno straordinario ciclo sequenziale del giovane artista sardo che si firma Xander Beaverhousen. Il mondo bear sta imparando a conoscerlo con il nome di Grandaddy all’interno dello pseudoreality “Desperate Bears”, dove gareggia in simpatia con altri giovani orsi. Ma la sua vena pittorica è distante anni luce dalla goliardia che pure non disdegna in contesti differenti. I temi che tratta nelle sue opere appaiono profondi e serissimi. Le tecniche miste, che integrano la pittura canonica con l’assemblaggio di materiali di scarto, dimostrano che Xander ha già alle spalle un percorso artistico vissuto con grande consapevolezza.

Come molti figli degli anni 80, Xander ha scoperto la sua attitudine al disegno imitando lo stile degli anime giapponesi e intraprendendo gli studi superiori presso il Liceo Artistico. Quindi ha cominciato molto presto ad allestire mostre nella sua città. Tra queste ricordiamo, nel 2008 presso il Vintage Club di Cagliari, “Placatis umbris” (“Dopo aver placato le ombre”), collettiva in cui cinque artisti erano chiamati a esprimersi sul tema dell’avversità e della sopravvivenza.
«Ho partecipato anche a un importante concorso nazionale», racconta lo stesso Xander. «Il Premio Terna per l’Arte Contemporanea. Non posso dire di aver vinto. Ma considerando che mi sono classificato al 162esimo posto su 3156, ricevendo tra l’altro ben 200 voti... Beh. Credo di aver ragione nel sentirmi incoraggiato.»


E la sua arte, in effetti, è in crescita. L’uso dei materiali assemblati, trattato a volte alla stregua di palinsesto su colorazioni acriliche, permette a Xander di squarciare la pelle della sua stessa opera, spezzarne i sigilli più superficiali e mostrarne a tutti l’aspetto profondo. Il pasto nudo metaforizzato da William Burroughs. L’idea spogliata dalle convenzioni ed esibita nella sua forma più intima. La plastica deformata, lo spago attorcigliato apparentemente alla rinfusa, diventano finestre spalancate sulle idee dell’artista. Non manca una vena surrealista, che echeggia in alcune delle opere forse meno sperimentali, ma di sicura suggestione. Colori caldi per rischiarare ambienti dalle architetture aliene, e tocchi fumosi per celebrare la relazione tra pianta e essere umano. Entrambi radicati nella terra, entrambi aspiranti al cielo. Un destino comune incerto, suggerito dalla luce di un tramonto (o è un’alba?) caliginoso.

Dopo aver firmato anche scenografie per spettacoli teatrali, attualmente Xander sta portando avanti un nuovo progetto.
"Xander Beaverhousen for Radiohead", una serie di lavori ispirati alle canzoni della band Radiohead. Ma è in fase di preparazione anche una serie di illustrazioni destinate a libri per ragazzi e altro ancora.
«Sto pensando a una nuova mostra, stavolta personale», racconta con entusiasmo. «Intendo stravolgere la concezione canonica di quadro. Non sempre è necessaria o sufficiente una tela per rappresentare quel che si ha dentro. Vedrete. Sarà un’installazione che mixerà pittura, musica e scultura. Un’espressione artistica oltre i limiti.»
Gli auguriamo di cuore di raggiungere presto il traguardo che si propone. Finora le sue opere hanno mostrato una capacità di maturazione molto veloce e una passione pittorica dirompente. Teniamo le dita incrociate affinché la sua stella cominci a brillare, e nonostante le asperità culturali del nostro paese, possa portare una ventata d’aria fresca in un panorama artistico mai come adesso bisognoso di talenti in crescita.




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