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lunedì 12 agosto 2013

Lettera dell'attore Stephen Fry contro le Olimpiadi a Mosca.



Lettera dell'attore Stephen Fry contro le Olimpiadi a Mosca. 


“Gentile Primo Ministro, M Rogge, Lord Coe e membri del Comitato Olimpico Internazionale,Scrivo nella più sincera speranza che tutti quelli di voi con un minimo di spirito olimpico e amore per lo sport terranno a mente la macchia sui cinque Anelli Olimpici che venne lasciata quando gli stessi Giochi Olimpici di Berlino del 1936 proseguirono sotto l’esultante egida di un tiranno che, appena due anni prima, aveva tramutato in legge un decreto che isolava e perseguiva una minoranza sociale la cui unica colpa era quella di essere venuti al mondo. Nel suo caso, egli probì agli ebrei di ricoprire ruoli pubblici o accademici, si assicurò che la polizia fosse pronta a chiudere un occhio sopra ogni eventuale pestaggio, furto o umiliazione che venisse loro inflitto, bruciò e vietò libri scritti dagli stessi ebrei. Dichiarò che essi “inquinavano” la purezza e la tradizione di quello che doveva essere tedesco, che essi stessi erano una minaccia per lo stato, per i bambini e per il futuro del Reich. Incolpò loro simultaneamente per i crimini del Comunismo che si escludevano a vicenda e per voler controllare i capitali internazionali e le banche. Li incolpò di voler rovinare la cultura con il loro liberalismo e diversità. Il comitato olimpico del tempo prestò nessuna attenziona a questo male e diede il via alle note Olimpiadi di Berlino, con il solo risultato di fornire un palco ad un glorioso Führer e accrescere il suo prestigio in casa e all’estero. Gli diede confidenza. Tutti gli storici sono d’accordo su questo. Quello che poi egli fece con tale confidenza è noto a tutti noi.

Putin sta ripetendo questi crimini insani in maniera subdola, questa volta contro la comunità LGBT russa. Pestaggi, assassinii e umiliazioni sono ignorati dalla polizia. Ogni forma di difesa o di sana discussione dell’omosessualità è contro la legge. Ogni affermazione, per esempio, che Tchaikovsky fosse gay e che la sua arte e la sua vita riflettono la sua sessualità e sono di ispirazione per altri artisti gay verrebbe punita con la galera. Semplicemente non è abbastanza dire che gli olimpionici gay potrebbero o non potrebbero essere sicuri nel loro villaggio. Il Comitato Olimpico Internazionale deve, nella maniera più assoluta, prendere una ferma posizione a nome di tutta l’umanità che è chiamato a rappresentare contro tali leggi barbare e fasciste che Putin è riuscito a spingere nella Duma. Non ci dimentichiamo che gli eventi olimpici erano soliti essere non solo di natura atletica, ma includevano anche competizioni a livello culturale. Lo sport, ammettiamolo, è cultura. Lo sport non vive in una bolla al di fuori della società e della politica. L’idea che lo sport e la politica non siano connessi è peggiore dell’ipocrisia, peggiore della stupidità. È malvagiamente e volutamente sbagliato. Tutti sanno che la politica è legata a tutto per il significato stesso del termine “politica” dal grego “fare con il popolo”.

Un divieto assoluto ai Giochi Olimpici russi del 2014 a Sochi è semplicemente necessario. Fateli da qualche altra parte, in Utah, Lillyhammer, ovunque voi vogliate. Ad ogni costo, Putin non può essere visto come se avesse l’approvazione di tutto il mondo civilizzato.

Egli sta facendo della popolazione gay un capro espiatorio, proprio come Hitler fece con gli ebrei. Non possiamo permettergli di farla franca. So di cosa parlo. Ho visitato la Russia, ho fronteggiato il deputato che introdusse la prima di queste leggi, nella sua città di San Pietroburgo. Ho guardato in faccia quell’uomo e, di fronte ad una telecamera, ho provato a ragionare con lui, contraddirlo, fargli capire quello che stava per fare. Ciò che vidi in ritorno fu quello che Hannah Arendt chiamò, memorabilmente, “la banalità del maligno”. Un uomo stupido ma, così come tanti altri tiranni, uno con un naturale istinto per sfruttare una popolazione scontenta dando loro capri espiatori. Putin forse non è così brutale e stupido come il deputato Milonov ma i loro istinti sono gli stessi. Può anche affermare che i “valori” della Russia non sono i “valori” dell’occidente ma questo è in totale disaccordo con la filosofia di Pietro il Grande e contro le speranze di milioni di russi, quelli che non sono nella morsa di quella mistura tossica fatta della violenza delle teste rasate e religioni bigotte, quelli che stanno agonizzando mentre vedono la democrazia retrocedere e il sorgere di nuove autarchie, proprio nella stessa madre terra che già ne ha sofferto così tanto (e la cui musica, letteratura e teatro, tra l’altro, amo con passione).

Sono gay. Sono ebreo. Mia madre ha visto cadere più di una dozzina di parenti sotto l’anti-semitismo di Hitler. Ogni volta che in Russia (e ciò accade constantemente) un adolescente gay è costretto a suicidarsi, una ragazza lesbica violentata a fini “correttivi”, uomini e donne gay picchiati a morte dai nuovi delinquenti Nazi mentre la polizia russa se ne sta a guardare, il mondo si riduce e io, tra tutti, mi ritrovo a piangere ancora una volta nel vedere la storia che si ripete.

“Tutto quello di cui il male ha bisogno per trionfare sono uomini buoni che non facciano nulla”, così scrisse Edmund Burke. Uomini e donne del COI, siete voi quei “buoni” che permettono al male di trionfare?

Le Olimpiadi Estive del 2012 sono state uno dei momenti più gloriosi della mia vita e quella del mio Paese. Ci fossero i Giochi Olimpici russi, ciò macchierebbe per sempre l’intero movimento e spazzerebbe via tutta quella gloria. I Cinque Anelli ne rimarrebbero macchiati per sempre, imbrattati e rovinati agli occhi del mondo civilizzato.

Vi sto supplicando di resistere all pressioni del pragmatismo, dei soldi, della codardia oleosa dei diplomatici e innalzarvi risolutamente e con fierezza per l’umanità del mondo, come il vostro movimento è chiamato a fare. Sventolate la vostra bandiera olimpica con orgoglio proprio come noi uomini e donne gay sventoliamo la nostra bandiera arcobaleno con lo stesso orgoglio. Siate abbastanza coraggiosi da essere all’altezza dei giuramenti e dei protoccolli del vostro moviento, che ci terrei a ricordarvi di seguito:

Regola 4: Cooperare con le oganizazioni pubbliche o private competenti e le autorità nell’intento di mettere lo sport al servizio dell’umanità e di conseguenza di promuovere la pace.
Regola 6: Agire contro ogni forma di discriminazione che possa turbare il Movimento Olimpico
Regola 15: Incoraggiare e supportare le iniziative atte ad unire lo sport con la cultura e l’istruzione

Mi rivolgo specialmente a lei, Primo Ministro, uomo di cui ho il più alto rispetto. Nonostante leader di un partito a cui mi sono opposto e che ho instintivamente respinto per quasi tutta la mia vita, ha mostrato un determinato, appassionato e chiaro impegno in fatto di diritti della comunità LGBT e ha aiutato a spingere la legge per i matrimoni gay in entrambe le camere del nostro parlamento nonostante la veemente opposizione di parecchi membri della sua stessa fazione. Per questo l’ammirerò per sempre, nonostante tutte le altre differenze che possano esserci tra noi due. Alla fine, credo fermamente che lei sappia quando qualcosa è sbagliato o giusto. La prego, adesso agisca sulla base di quell’istinto.

Vostro, in disperata speranza di umanità

Stephen Fry“

Putin sta ripetendo questi crimini insani in maniera subdola, questa volta contro la comunità LGBT russa. Pestaggi, assassinii e umiliazioni sono ignorati dalla polizia. Ogni forma di difesa o di sana discussione dell’omosessualità è contro la legge. Ogni affermazione, per esempio, che Tchaikovsky fosse gay e che la sua arte e la sua vita riflettono la sua sessualità e sono di ispirazione per altri artisti gay verrebbe punita con la galera. Semplicemente non è abbastanza dire che gli olimpionici gay potrebbero o non potrebbero essere sicuri nel loro villaggio. Il Comitato Olimpico Internazionale deve, nella maniera più assoluta, prendere una ferma posizione a nome di tutta l’umanità che è chiamato a rappresentare contro tali leggi barbare e fasciste che Putin è riuscito a spingere nella Duma. Non ci dimentichiamo che gli eventi olimpici erano soliti essere non solo di natura atletica, ma includevano anche competizioni a livello culturale. Lo sport, ammettiamolo, è cultura. Lo sport non vive in una bolla al di fuori della società e della politica. L’idea che lo sport e la politica non siano connessi è peggiore dell’ipocrisia, peggiore della stupidità. È malvagiamente e volutamente sbagliato. Tutti sanno che la politica è legata a tutto per il significato stesso del termine “politica” dal grego “fare con il popolo”.
Un divieto assoluto ai Giochi Olimpici russi del 2014 a Sochi è semplicemente necessario. Fateli da qualche altra parte, in Utah, Lillyhammer, ovunque voi vogliate. Ad ogni costo, Putin non può essere visto come se avesse l’approvazione di tutto il mondo civilizzato.
Egli sta facendo della popolazione gay un capro espiatorio, proprio come Hitler fece con gli ebrei. Non possiamo permettergli di farla franca. So di cosa parlo. Ho visitato la Russia, ho fronteggiato il deputato che introdusse la prima di queste leggi, nella sua città di San Pietroburgo. Ho guardato in faccia quell’uomo e, di fronte ad una telecamera, ho provato a ragionare con lui, contraddirlo, fargli capire quello che stava per fare. Ciò che vidi in ritorno fu quello che Hannah Arendt chiamò, memorabilmente, “la banalità del maligno”. Un uomo stupido ma, così come tanti altri tiranni, uno con un naturale istinto per sfruttare una popolazione scontenta dando loro capri espiatori. Putin forse non è così brutale e stupido come il deputato Milonov ma i loro istinti sono gli stessi. Può anche affermare che i “valori” della Russia non sono i “valori” dell’occidente ma questo è in totale disaccordo con la filosofia di Pietro il Grande e contro le speranze di milioni di russi, quelli che non sono nella morsa di quella mistura tossica fatta della violenza delle teste rasate e religioni bigotte, quelli che stanno agonizzando mentre vedono la democrazia retrocedere e il sorgere di nuove autarchie, proprio nella stessa madre terra che già ne ha sofferto così tanto (e la cui musica, letteratura e teatro, tra l’altro, amo con passione).
Sono gay. Sono ebreo. Mia madre ha visto cadere più di una dozzina di parenti sotto l’anti-semitismo di Hitler. Ogni volta che in Russia (e ciò accade constantemente) un adolescente gay è costretto a suicidarsi, una ragazza lesbica violentata a fini “correttivi”, uomini e donne gay picchiati a morte dai nuovi delinquenti Nazi mentre la polizia russa se ne sta a guardare, il mondo si riduce e io, tra tutti, mi ritrovo a piangere ancora una volta nel vedere la storia che si ripete.
“Tutto quello di cui il male ha bisogno per trionfare sono uomini buoni che non facciano nulla”, così scrisse Edmund Burke. Uomini e donne del COI, siete voi quei “buoni” che permettono al male di trionfare?
Le Olimpiadi Estive del 2012 sono state uno dei momenti più gloriosi della mia vita e quella del mio Paese. Ci fossero i Giochi Olimpici russi, ciò macchierebbe per sempre l’intero movimento e spazzerebbe via tutta quella gloria. I Cinque Anelli ne rimarrebbero macchiati per sempre, imbrattati e rovinati agli occhi del mondo civilizzato.
Vi sto supplicando di resistere all pressioni del pragmatismo, dei soldi, della codardia oleosa dei diplomatici e innalzarvi risolutamente e con fierezza per l’umanità del mondo, come il vostro movimento è chiamato a fare. Sventolate la vostra bandiera olimpica con orgoglio proprio come noi uomini e donne gay sventoliamo la nostra bandiera arcobaleno con lo stesso orgoglio. Siate abbastanza coraggiosi da essere all’altezza dei giuramenti e dei protoccolli del vostro moviento, che ci terrei a ricordarvi di seguito:
Regola 4: Cooperare con le oganizazioni pubbliche o private competenti e le autorità nell’intento di mettere lo sport al servizio dell’umanità e di conseguenza di promuovere la pace.Regola 6: Agire contro ogni forma di discriminazione che possa turbare il Movimento OlimpicoRegola 15: Incoraggiare e supportare le iniziative atte ad unire lo sport con la cultura e l’istruzione
Mi rivolgo specialmente a lei, Primo Ministro, uomo di cui ho il più alto rispetto. Nonostante leader di un partito a cui mi sono opposto e che ho instintivamente respinto per quasi tutta la mia vita, ha mostrato un determinato, appassionato e chiaro impegno in fatto di diritti della comunità LGBT e ha aiutato a spingere la legge per i matrimoni gay in entrambe le camere del nostro parlamento nonostante la veemente opposizione di parecchi membri della sua stessa fazione. Per questo l’ammirerò per sempre, nonostante tutte le altre differenze che possano esserci tra noi due. Alla fine, credo fermamente che lei sappia quando qualcosa è sbagliato o giusto. La prego, adesso agisca sulla base di quell’istinto.
Vostro, in disperata speranza di umanità
Stephen Fry“

martedì 18 giugno 2013

Speciale Fumetti LGBT - per il Palermo Pride 2013

Quest'anno la nostra Palermo ospita per la prima volta l'edizione del Pride LGBT nazionale. La stessa esperienza del Pride è ancora giovane per la città, iniziata tra mille incertezze solo tre anni fa. Questa quarta edizione cresce per numeri, mezzi... e polemiche interne. Purché si faccia. Purché ci si ostini a conservare un appuntamento storico che rammenta quel primo atto di resistenza e dignitià. Nella speranza di aprire qualche testa strada facendo. In occasione del Pride, abbiamo realizzato uno specialino che parla dei fumetti a tematica LGBT, dei loro sottogeneri, dei diversi stili e altro. Poca cosa, ma è un contributo che tenevamo molto a dare.
Ovunque vi troviate, buon Pride a tutti e tutte.



 

venerdì 17 maggio 2013

Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia 2013



Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie (Presses Universitaires de France, 2003), la prima Giornata internazionale contro l'omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2005, a 15 anni esatti dalla rimozione dell'omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall'Organizzazione mondiale della sanità.

[Wikipedia]


"Dobbiamo tutti impegnarci per eliminare l'omofobia, che ancora oggi impedisce la pari opportunità di esercitare diritti e doveri che sono la base della democrazia." (Billie Jean King)

"L'omofobia è razzismo, è indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell'autodeterminazione degli individui, sportivi compresi." (Cesare Prandelli)

"L’omosessualità o sodomia è considerata dalla Chiesa un peccato contro natura condannato da Dio nella Bibbia, ma papi, cardinali e sacerdoti l’hanno praticata e la praticano." Claudio Rendina


 "In Italia l’omosessualità è accettata solo su un palco, nella realtà i gay vengono bastonati in piazza. Vorrei che questi artisti invece di mettersi il lucidalabbra facessero uscire il messaggio che si può vivere l’omosessualità, tabù in Italia, in maniera naturale." Fabri Fibra


"L’omosessualità logora chi non ce l’ha." Franco Grillini


"Cerco di dirlo così come mi viene, mi scusino eventuali pignoli o suscettibili. Leggere sulle prime pagine le parole “contro natura”, pronunciate dal papa a proposito delle unioni omosessuali, mi fa rivoltare le viscere. La natura umana è così complicata e ricca che estrarne un pezzo e appenderlo al lampione del Giudizio Divino equivale ad amputarla." Michele Serra






lunedì 21 gennaio 2013

AltroQuando: un fiore per il Palermo Pride 2013



Sia chiaro una volta per tutte: non siamo malati.

Questa affermazione iniziale, aggressiva e per qualcuno (non tutti, temiamo) forse datata, ha una sua ragion d'essere che sarà presto chiara. Parliamo del Pride, anzi, del Palermo Pride LGBT, che dal 2010 la nostra città, amata e ferita, ospita con un successo che fino a pochi anni fa quasi nessuno osava sperare. Lo sforzo concentrato di più associazioni lgbt, pur con qualche fisiologica incertezza, è riuscito a produrre un piccolo miracolo catartico. Se Palermo oggi è un po' cresciuta oltre l'orizzonte del suo provincialismo cronico è anche grazie all'impegno di tutti questi uomini e donne, capaci di sfidare la secolare immobilità cittadina e persino i propri limiti. Perché il Pride è una festa per tutti e nello stesso tempo una marcia per dei diritti fondamentali. Occasione per ricordare la resistenza alle arbitrarie persecuzioni della polizia da parte degli avventori del club gay americano Stonewall nell'ormai lontano 1969, e continuare - oggi più che mai - a reclamare un'uguaglianza sociale tuttora inesistente nel nostro paese. Il Pride è uno strumento di lotta politica in quanto evento popolare, fatto per coinvolgere, nel tempo, i cuori prima ancora delle menti con la sua componente gioiosa, contribuendo a plasmare una cultura delle differenze e quindi della crescita culturale e civile. Un evento che in questo 2013 avrà la qualifica di nazionale e rappresenterà un'ennesima tappa per il movimento lgbt siciliano.


Detto questo, è il momento di spendere qualche parola sul ruolo di AltroQuando nelle vicende legate al Pride, e spiegare in sintesi le ragioni del nostro parziale allontanamento. Una dissidenza che, sia ben chiaro, riguarda solo alcuni aspetti formali e certi atteggiamenti circoscritti, non la sostanza della manifestazione e tanto meno le sue finalità profonde. Pertanto, AltroQuando appoggerà oggi come ieri il Palermo Pride, e contribuirà come può alla sua promozione. Solo, lo farà a modo proprio, con un approccio personale.

Perché?

Perché i simboli per noi sono importanti e vanno considerati con cura. Fare attivismo politico sottovalutando (o gestendo con superficialità) la componente mediatica, è a nostro avviso un errore serio che nei lunghi tempi potrebbe presentare il conto. Ed è proprio in questo che troviamo un retrogusto amaro nella bella avventura che il Pride lgbt di Palermo ha iniziato tre anni fa. Un evento politico pienamente riuscito, ma bacato da un dettaglio che, per quanto all'apparenza insignificante, è per noi campanello d'allarme di una debolezza formale che non riusciamo proprio a digerire.

Ci disturba il fatto che di tutto l'atlante degli asterischi sia stato scelto proprio quello. Quello che per tre anni ha spopolato su striscioni, spille, sulla pelle dipinta dei partecipanti in festa. Ignari o indifferenti del suo significato basico. Sì, giacché è la Storia (quella con la maiuscola) a fare della croce uncinata l'orrido ricordo di un'immensa tragedia, e non certo il simbolo buddista che oggi, in occidente, sono pochissimi a ricordare. Parliamo di quell'asterisco, oggi color fuxia, quello che già dagli anni sessanta è stato adottato per essere la Star of Life, simbolo internazionale dei paramedici presente su ogni ambulanza del pianeta, in ogni ambulatorio, sul camice di ogni infermiere, di ogni ausiliario addetto al trasporto delle salme, spesso anche nelle insegne delle farmacie. Colorato di rosa negli Stati Uniti come marchio dell'impegno femminile nelle forze paramediche, con sfondo rainbow dagli infermieri gay durante i Pride americani, ma sempre e comunque riferito al mondo degli operatori sanitari, di cui rappresenta il simbolo per antonomasia ormai da decenni.


Nel 2010, mentre il primo, fortunato Pride palermitano prendeva forma, ci accorgemmo dell'ambiguità inopportuna del simbolo che stava venendo acclamato e consultammo a nostra volta un grafico professionista (la cui schietta opinione sul logo scelto terremo per noi, per non scatenare inutili risse). Chiedemmo più volte che la silhouette dell'asterisco fosse modificata, in modo che si allontanasse dal suo omologo blu sui mezzi di soccorso pubblico, ma evidentemente... non riuscimmo a essere abbastanza persuasivi.

La questione non si esaurisce semplicemente qui. Innanzitutto perché un simbolo dovrebbe unire,  non dividere in base alle emozioni che suscita, ma anche per via dell'approccio dialettico al problema. D'accordo, eravamo... siamo una minoranza. Ma la verità non può essere ridotta a una mera questione di gradimento. Non è che quel logo non ci piaccia. In realtà, ci offende, in quanto troppo vicino per forma e rimandi concettuali (è da sempre identificato con la sintesi grafica del caduceo: il bastone di Ermes con i serpenti attorcigliati, vessillo della scienza farmaceutica) a temi inerenti la salute che stridono ideologicamente con le lotte per i diritti lgbt.
Ma come? ci siamo detti. Abbiamo trascorso decenni a gridare che non siamo malati... e per il Pride di Palermo, la prima volta che la nostra città ospita la manifestazione, si sceglie proprio un simbolo con echi storici e culturali così dissonanti? Né ci consola (anzi, ci irrita) sentirci rispondere che tanto nessuno sembra farci caso. Per la nostra mentalità, chi si propone di fare politica e si avvede che il proprio uditorio ha un immaginario collettivo così fragile, dovrebbe prendersi il disturbo di svegliarlo, non mettersi comodo sulla generale distrazione. Ci spiace doverlo dire, ma questo atteggiamento ci ricorda più una strategia di marketing volta a vendere un prodotto che una campagna mirata alla maturazione sociale della propria gente. 

La storia della grafica è zeppa di simboli nati con un significato e divenuti strada facendo tutt'altro. Ed è in base alla storia se la croce runica, eletta a simbolo delle SS naziste, oggi non può che evocare ricordi sinistri. Se la croce celtica è oggi indiscutibilmente uno dei vessilli della destra estrema, si dovrebbe riflettere prima di riutilizzarla per scopi differenti. Ci sono impronte storiche indelebili, che nessuna dissertazione può lavare via. Esistono, inoltre, simboli assai generici e del tutto innocui. Come, ad esempio, lo stemma sul petto di Superman, che privato della S si rivela un comunissimo scudo araldico, non dissimile da quello di molte famiglie nobiliari anche italiane, e persino dal vecchio logo della Democrazia Cristiana. Tuttavia, nessun simbolo araldico – neppure quello dei Savoia – è mai stato accostato a medici e malati. Questo è toccato in sorte a omosessuali, lesbiche e transessuali per molto, troppo tempo. E così è per  l'asterisco squadrato e a sei punte scelto dall'assemblea che ha dato vita al primo Palermo Pride. Non un piccolo segno di interpunzione, arrotondato dal canonico corpo tipografico, ma un logo associato alla sanità a livello internazionale e visibile con cadenza quotidiana nei luoghi e momenti meno felici della vita. E' vero che la maggior parte delle persone non hanno realizzato subito questa (per noi) sciagurata sovrapposizione. Ma è vero anche che ci sarà sempre, in mezzo alla folla del Pride, qualcuno che ha da poco lasciato un ospedale, messo un infermo su un'ambulanza, visto trasportare la salma di un congiunto da barellieri con quel logo sulla divisa.  Sempre. E' inevitabile. E tale difetto di sensibilità (e di attenzione) è a nostro parere una mancanza non da poco.


Vedendo nel logo ciò che realmente è, noi di AltroQuando abbiamo sofferto per non poter essere più presenti nella promozione dell'evento negli anni trascorsi. Scusateci, ma a noi l'idea di mettere addosso la spilla con la paramedic cross ricolorata, dà i brividi. Lo troviamo macabro e decisamente inopportuno se accostato con le tematiche lgbt. Uno scivolone semantico che si sarebbe potuto evitare, soprattutto quando (come sembra) si vuol fare del logo una costante negli anni per il Pride cittadino. Non ce la sentiamo di esporre materiale promozionale con quel marchio, che oltretutto se girato assume la sagoma crudele di una croce di Sant'Andrea. Qualcuno ci ha detto che ormai è impossibile tornare indietro. Sarà, ma si può ancora andare avanti, e raddrizzare il tiro.
Crediamo profondamente nel significato dei simboli. Pensiamo che la gente vada avvertita, non abbandonata nella propria distrazione. E a dispetto di tutto, vogliamo, oggi più che mai, essere parte di questa festa, di questa lotta, di questo Pride...


Per questo, in attesa del Palermo Pride Nazionale 2013, AltroQuando ha deciso di promuovere la manifestazione a modo proprio, utilizzando materiale alternativo (non usiamo più la parola dissidente, per favore) ed elaborando un asterisco che -  pur richiamando per colore e angoli il logo degli anni passati - possa essere un simbolo pacifico e distante da temi imbarazzanti: un fiore.
Nel corso del 2013, quindi, useremo i nostri strumenti di lavoro (i fumetti) e il nostro asterisco-fiore (anch'esso scelto nell'affollato atlante degli asterischi) per spingere e divulgare le attività preparatorie per il Palermo Pride Nazionale e la manifestazione finale. A modo nostro, senza sentirci costretti a ricordare momenti dolorosi, malattie e accostamenti offensivi. Non ci aspettiamo nulla, se non l'indifferenza che ci ha circondato sin dall'inizio. Eppure saremo qui, a parlare del Pride, a contribuire idealmente alla manifestazione e a incoraggiare tutti e tutte a parteciparvi. Nel nostro piccolo, nel nostro “non professionismo”, con i nostri brutti caratteri che ci fanno, secondo alcuni, tenere il broncio come bambini... Noi ci saremo, come ci siamo sempre stati.
Il Pride, tra le altre cose, è una festa delle differenze. Differenze senza le quali l'umanità non avrebbe potuto evolversi, perché spesso sono le mosche bianche che si azzardano a volare più lontano. Andremo avanti, fieri del nostro essere diversi, fieri di partecipare a un evento come il Pride. Fieri di offrire un fiore a chiunque vorrà accettarlo.





lunedì 13 agosto 2012

Flash Mob contro l'omofobia alla Vucciria di Palermo


Una grande partecipazione, sabato 11 Agosto, per il Flash mob organizzato presso la Vucciria di Palermo, piazza Caracciolo, dove qualche giorno prima il giovane Fulvio Boatta aveva subito un’aggressione omofoba, venendo insultato e schiaffeggiato, all’interno della Taverna Azzurra,  locale del quartiere storico molto frequentato anche da un pubblico omosessuale. La Palermo LGBT ed eterosolidale ha invaso la piazza della movida palermitana e, al suono delle sirene, si è accovacciata a terra per qualche minuto per poi scattare in piedi al grido di «Palermo libera tutta!»

La disavventura di Fulvio ha del surreale. Trascorrendo una normale serata con gli amici, si era recato nel bagno della taverna e, uscendone, si è trovato di fronte un uomo sulla sessantina che gli ha chiesto perché non avesse risposto al suo bussare. La risposta del giovane che, scusandosi, ha affermato semplicemente di non aver sentito a causa dell’alto volume della musica, non è servita a evitare quella che sembrava essere una rissa già programmata. L’uomo lo ha infatti strattonato, accusandolo di non aver risposto nella speranza che lui lo raggiungesse all’interno del bagno, in quanto… frocio. Alla risposta ironica, ma pacifica del giovane, è seguito un violento schiaffo e altri insulti. La confusione successiva ha permesso all’aggressore di sparire, e tuttora si sta cercando di risalire alle sue generalità in modo da non far partire la solita, inutile denuncia contro ignoti.

Ciò che più ci fa più indignare, però, non è tanto l’atto violento di un ignorante, la cui logica – ci piace pensare – risulta incomprensibile alla maggior parte di noi. Ma la frase chiodo (in quanto parte di un sentire superficiale troppo diffuso) di chi, una volta fuori del locale, ha cercato di placare Fulvio dicendo che “se la stava prendendo troppo per uno schiaffo e un insulto”. Personaggi che non hanno capito nulla, e che difficilmente capiranno, proprio perché mai hanno vissuto sulla propria pelle un’aggressione o del disprezzo per il solo fatto di esistere ed essere presenti. Questa miopia e queste insensate parole, sono la ragione principale per cui manifestazioni come quella di sabato in Vucciria, vanno organizzate e sostenute. La densa partecipazione, anche dei commercianti del quartiere, fa ben sperare. Nel frattempo, l’amministrazione comunale della città, su proposta delle associazioni Articolo Tre e Arcigay, ha investito Carlo Verri (ricercatore storico presso l’Università di Palermo e attivista di Articolo Tre) del ruolo di consulente alle politiche LGBT e anti omofobia. Un altro seme gettato di cui attenderemo, speranzosi, i frutti.

Il Flash Mob è uno strumento aggregante e dimostrativo molto duttile e di sicuro effetto. La presenza massiccia di palermitani che hanno pubblicamente espresso il loro rifiuto a episodi come quello che ha visto come protagonista Fulvio Boatta è un tassello di una costruzione complessa che richiederà ancora tempo e fatica, e che proprio per questo non va sottovalutato. In quanto cittadini, esseri umani, in quanto democratici, idealisti, forse sognatori, magari anche un po’ nerd, ci piace usare qui la frase del protagonista di una popolarissima serie di fantascienza britannica, il quale afferma che «Il torto fatto a uno è un torto fatto a tutti. Quando l’umanità capirà questo, si evolverà oltre ogni aspettativa.»
Lo ricordiamo, soprattutto, a quel signore che, aprendo le braccia, ha detto a Fulvio,  nell’immediatezza del fatto, che se la stava prendendo troppo. Per fortuna, esistono anche persone pronte a reagire e che ricordano ancora il significato della parola solidarietà. Il Flash Mob di sabato in Vucciria è un piccolissimo passo verso l’evoluzione auspicata. Il giovane gambero di Gianni Rodari che contro tutto e tutti decise di saltare in avanti. E ancora salta, salta, salta. Nonostante l'incomprensione e il disprezzo dei suoi simili, continua a saltare.
In avanti. Sempre.


lunedì 25 giugno 2012

Gay Pride Palermo 2012


Un Gay Pride (o solo Pride, come spesso lo sentiamo definire oggi, quasi la parola gay abbia iniziato a venire stretta allo stesso movimento) di successo ormai annunciato. Voci entusiaste (forse un po' troppo) parlano di 40.000 partecipanti alla parata del 23 giugno 2012 a Palermo. Non importa se i numeri non corrispondono al millimetro. E’ stata una bella festa (perché bisogna ricordarlo: il Gay Pride è anche una festa), che la comunità lgbt palermitana (in compagnia di tutte le realtà eterosolidali, associate e singole) ha dimostrato ormai di attendere con fervore. E’ stato un carnevale (perché, al di là dell’uso dispregiativo che spesso viene fatto di questo termine, è il caso di ricordarlo: il gay pride è anche un bellissimo carnevale, dove l’estro personale è liberato da freni censori, e la creatività, il senso del favoloso (anche qui non solo di omosessuali e lesbiche) può finalmente esprimersi.

 
Da quel non troppo lontano 2010, in cui la città di Palermo, da sempre chiusa in una bolla di provincialismo, ha fatto il balzo in avanti e ha conquistato un momento di lotta e di festa che azzeri le differenze, è passata un po’ d’acqua sotto i ponti. Per qualcuno non abbastanza, ma il giro di boa è avvenuto. Per parlare di imperfezioni, scelte infelici, idee mediatiche da raddrizzare, ci sarà domani. La parata del Pride, anzi, del Gay Pride (che significa “gioia”, e la gioia è un diritto di tutti, etero e omo) è un momento dionisiaco che suscita ebbrezza, nuovi entusiasmi e desiderio di fare meglio e di più.
Per una volta, rimandando ai prossimi giorni le pur necessarie critiche, celebriamo questo momento inclusivo, questa ricorrenza che azzera le differenze più che celebrarle, invitandole a raccogliersi in un caleidoscopio dove tutto ha pari dignità, con un applauso. E quanti hanno scelto ancora una volta di restare a casa, convinti che il Gay Pride non li rappresentasse proprio in quanto festa, in quanto carnevale, in quanto manifestazione sfrontata di libertà, riflettano sul muro che hanno edificato intorno a sé. Il Gay Pride non prevede vergogna né paura, non discrimina nessuno, e per quanto fatto da realtà umane, di per sé fallaci, rimane uno dei momenti più puri, più fanciulleschi e panici che la lotta politica per il diritto a essere ciò che si è abbia prodotto da quella storica notte allo Stonewall del 1969.