venerdì 4 febbraio 2011
martedì 28 dicembre 2010
Bear performance
venerdì 7 maggio 2010
giovedì 21 gennaio 2010
Gli Orsi di Sade: Bear Carousel
sabato 19 dicembre 2009
martedì 15 dicembre 2009
venerdì 15 maggio 2009
sabato 9 maggio 2009
giovedì 5 marzo 2009
venerdì 26 dicembre 2008
venerdì 28 marzo 2008
sabato 22 marzo 2008
giovedì 13 marzo 2008
domenica 20 gennaio 2008
lunedì 23 luglio 2007
Gli Orsi di Sade: Non mostrare la foto
Quello che ci doveva essere era già stato. Il caffè era finito, ed allora un bicchere d'acqua. Sorgeggiando acqua cominciammo a raccontarci. Lui canuto con pizzetto. Una presenza da Giove. Stava seduto sulla sedia, addosso solo il mio accappatoio che a stento riusciva a contenerlo. Io con in bocca ancora il suo sapore. Eravamo li a raccontarci. Ricordi passati che quando cominci a raccontarli senti il peso degli anni. Lui aveva una smania, qualcosa che voleva uscire fuori. Unito ad una donna attraverso un matrimonio e pieno di rimpianti, si raccontava con nostalgia. Io invece come eroico ribelle che non sta male nel suo corpo .
Il mondo non è. Siamo noi ad averne una visione di parte. E ci adeguiamo alla nostra visione. E sarà per questo che lui non trova nei suoi occhi la stessa bellezza che io vedo con i miei. Ha bisogno di conferme continue per tranquillizzarsi. E non credo serba ricordo di ciò che gli racconto. Perchè le persone insicure sono piene di sè?
Mi chiede se ho foto mie da giovane, non mi va di mostrargliele. E questo era il punto, cazzo. Mi piace giocarci con il passato e non piangerlo. Raccontarlo ma non morirci.
“Allora ti faccio vedere una mia foto” fra me pensavo, o meglio speravo, che mi mostrasse una sua foto recente. Invece era una foto di lui ventenne. Con tutti i capelli, e corvini, senza pizzetto, molto più magro e con un viso inespressivo. La storia del brutto anatraccolo rivisitata al contrario. Lui si vedeva come brutto anatraccolo e rimpiangeva quando era stato un magnifico cigno. Io invece vedevo la storia tradizionale ed ero lì seduto con accanto il magnifico cigno con il mio accappatoio.
E mentre io ero ancora lì a saziarmi gli occhi di ciò che avevo davanti, lui smontava tutto mostrandomi la sua passata gioventù.
Rino, spero tu abbia capito che non devi mostrare la foto. Perchè sei adesso, quello che pensi di essere stato, soprattutto per chi ti sceglie oggi.
mercoledì 20 giugno 2007
Gli Orsi di Sade: Gay Pride 2007
lunedì 11 giugno 2007
Gli Orsi di Sade: 1974 Ancora Umberto
Un casino di rose e fiori con lui. Dei suoi limiti riusciva a farne pregi, con ingenuità disarmante. Era piacevole stare insieme, riusciva a superare anche lo scoglio del saper ascoltare. Mi sembrava quasi strano trovarlo accanto e in sintonia. Lui era amico e amante, ma vero amico in fondo.
Mitico, nel ricordo, un viaggio da Milano a Roma con un pulmino, io e lui da soli. Storie che da semplici ricordi, ora con il tempo si sono trasformati nella storia di un periodo. Il tragitto lungo e tortuoso passava da Padova, Bologna, Pistoia, Firenze, Roma. Ma per me farlo in pochi giorni fu meraviglioso. On the road...Oh yeahh.
Ci si nutriva di cibo spazzatura comprato a caro prezzo nei vari autogrill. Era un viaggio di lavoro per la distribuzione. Io mi ero allontanato per una settimana dalla comunità dove lavoravo. Ero partito con Umberto per lavoro. Io solo non riuscivo a crederci e non solo quando ci ritrovavamo distesi su pile di Re Nudo e Rosso.
Nel lungo viaggio fra le persone che si incontravano, ogni tanto si parlava di Ultimo Tango a Parigi, film uscito da poco. Una volta qualcuno fece una battuta sulla famosa scena del burro. Umberto non capì la battuta, perché non aveva visto il film. Sinteticamente gli feci capire in cosa consisteva lo scandalo del film.
Non se ne parlo più fino al ritorno a Milano. Una sera eccezionalmente ebbi l'onore di cenare a casa sua. O meglio a casa dei suoi che momentaneamente non c'erano. E lì ritorno il burro, prima come argomento di curiosità, poi come lubrificante da provare.
lunedì 28 maggio 2007
Gli Orsi di Sade - 1974: Umberto
L'unica porta aperta, arrivato a Milano, fu Umberto. Illuso dalla carta, pensavo che il mondo dell'underground fosse molto disponibile. Invece si comportò come il resto della città. Tranne Umberto.
Anni settanta, mi trovavo in città per il servizio civile. Servizio che svolsi nel gruppo di Don Gino Rigoldi, ci si occuppava perlopiù di ragazzi che entravano e uscivano dal carcere minorile.
Umberto distribuiva diverse riviste e libri legati al movimento. Una bella persona in tutti i sensi, tanto che iniziai a fargli la corte quando frequentavo la distribuzione. Gli davo una mano a sistemare pacchi di riviste, appena consegnate dall'editore, negli scaffali di metallo dell'ufficio. In un secondo tempo diventò un quasi lavoro. Mi occupavo degli ordini delle varie librerie sparse in Italia.
Ci guadagnavo qualcosa, ma avrei anche pagato per lavorare in quel posto.Anche, ma non solo, per la presenza di Umberto
Il locale era diviso con la CISL, vi era in comune solo il gabinetto. Non so quali problemi sorsero e ad un certo momento i locali furono separati. La distribuzione restò senza il bagno, per cui quando il sindacato era chiuso, si ricorreva ad un bottiglione nascosto in un angolo.
Qualche volta ci si incontrava la domenica pomeriggio e chiaccheravamo per ore. Mi parlava del suo rifiuto a un contratto che lo avrebbe riempito di soldi, molti soldi, ma legandolo ad un lavoro che non riteneva gratificante. Della scelta di utilizzare il nome della vecchia azienda, ISAT, per mettere su una distribuzione di materiale prodotto dal movimento. Quasi una beffa nei confronti del vecchio lavoro.
Una volta mi raccontò una sua avventura con uno dei suoi amati sbarbatelli. Arrivato alla fine mi chiese “A te che tipi piacciono?”, come facevo a non dirgli “Quelli come te”?.
Credo che da quel momento cominciò a prendere forma nella sua mente l'ipotesi che si poteva provare a farlo.
E avvenne un pomeriggio di una fredda domenica, sdraiti per terra su un cartone. Tutto cominciò chiaccherando, con la testa che piano piano cade sulla spalla dell'altro. Il mio braccio che non trovava la posizione giusta raggiunse la pace sul suo petto. Le parole diventarono bisbigli, e gli occhi si trovarono. E lui a cercare di convincermi, che in fondo anche Milano a modo suo sa essere una città accogliente.
martedì 24 aprile 2007
Gli Orsi di Sade: Primo bacio

A Pisa frequentavo soprattutto due cinema. Quello vicino alla stazione centrale con accanto la mensa ferroviaria dove ogni tanto pranzavo. L'altro era un cinema d'essai. Non capivo che volesse dire quella definizione. E ancora oggi ho qualche dubbio sull'accento. Ben presto capii che i film proiettati in quel locale erano quelli che gradivo di più. Lì incontrai Bunuel, Polansky, Ferreri e la fantascienza. Frequentavo spesso il cinema quando ero libero dal lavoro di cuoco (esattamente dovrei dire comì di cucina, aiutante). Anche perchè qualche volta ci scappava un incontro. Questo cinema si trovava a pochi metri dalla piazzetta Garibaldi dove, nel bar, incontravo i compagni del circolo anarchico.
Non ricordo come avvenne l'incontro, ricordo il suo viso che si avvicinava al mio. E poi due labbra che si posavano sulle mie.
L'ambiente del cinema era vario. Spesso frequentato dai compagni del movimento extra-parlamentare, il pubblico variava a secondo della programmazione. Io mi godevo sia i film di fantascienza sia film come La Via Lattea o L'Angelo Sterminatore. Anche se devo dire che Cul-de-sac di Polansky non l'ho mai capito.
Era anche un rifugio, il cinema. Qualche volta risposta ad una giornata vuota, libera dal lavoro. I primi tempi che lavoravo a Pisa i giorni liberi li passavo gironzolando per la città. C'era il bar dove facevo un paio di partite a flipper. La libreria Mondadori dove passavo ore, e qualche volta mi ritrovavo ad indicare io ad un cliente dove poteva trovare il titolo che cercava. Pomeriggio quasi sempre al cinema. Cena spesso con pizza, o cecina, che consisteva in farina di ceci sciolta in acqua e cotta, come la pizza, al forno: una mala panella.
O sfinito mi ritiravo, o si pensava ad un'altro film da vedere.
In uno di questi giorni incontrai il mio primo appassionato bacio.
In tuta blu, in un cinema d'essai pisano, arrivò, bruno, il primo bacio. Momento dolcissimo di un diciasettenne palermitano scappato di casa. Un giro di testa, e gambe molli, dentro un cesso. Un incancellabile ricordo. Con una seicento mi portò via da lì. In mezzo ad un campo di viti, con sassi che si affondavano nei fianchi, riprovammo a manifestare nell'atto il ricordo.










