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lunedì 14 gennaio 2013
Tummy Talk: an Epic Drum Solo
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sabato 1 dicembre 2012
mercoledì 14 novembre 2012
Hirsuite Pursuit
sabato 7 aprile 2012
lunedì 13 febbraio 2012
mercoledì 1 febbraio 2012
Il Calendario 2012/13 di D.ChooiDoodles
Conoscerete sicuramente D.ChooiDoodles, artista Bear neozelandese dal tratto inconfondibile, sfavillante e molto, molto sensuale. Le sue illustrazioni, i suoi orsi possenti e maliziosi, le sue eroticissime cartoline festive, puntualmente realizzate ogni anno per le ricorrenze più importanti, hanno fatto il giro della rete regalandogli una meritata notorietà (sono celeberrimi, soprattutto, i suoi splendidi Babbo Natale in chiave sexy fetish).
Il suo stile, graficamente dirompente, acceso spesso da colori forti, è stato presto adottato da siti web che gli hanno commissionato accattivanti banner promozionali per le loro attività. Ma il lavoro del nostro amico è frutto soprattutto di passione, amore per l'arte figurativa e per i simboli erotici maschili, che emergono dalla sua immaginazione come veri monumenti all'eros virile. E' con piacere, dunque, che diamo ulteriore visibilità al suo Calendario Bear Monocromatico 2012-2013. Non avete letto male. 2012-2013, completato adesso, sul finire di Gennaio, e che riscalda di pelo e massa muscolare tutti i restanti mesi fino all'inizio del prossimo anno. Il calendario è stato messo a disposizione gratuitamente, in formato pdf o in una gallery di jpg zippate, che gli estimatori del grande illustratore ursino potranno scaricare a piacimento.
Un'occasione imperdibile per collezionare un pezzo della produzione di questo artista (la cui popolarità, siamo certi, continuerà a emergere) e possedere un trasgressivo calendario che potrà essere stampato o usato, di mese in mese, come sfondo del vostro desktop. Non in ufficio, certamente, al di là della vostra personale visibilità. Le illustrazioni di D.ChooiDoodles portano in scena puntualmente un desiderio e un vigore sessuale selvaggio, fortemente esplicito, ma nello stesso tempo plastico e tenerissimo, pieno di vita. La blanda malizia (qualcuno, altrove, l'ha definita cattiveria) dei suoi orsoni accentua l'eros e lo consegna a una dimensione epica e fantastica nel medesimo tempo. D.ChooiDoodles, insomma, è un vero artista, a metà strada tra il fumetto e l'illustrazione senza confini. Lo ringraziamo per il suo bel lavoro, e per la grande gentilezza con cui ha fatto questo dono alla comunità ursina intera. Woof!
DOWNLOAD 12MONTH JPEGS
http://hotfile.com/dl/ 144709857/dc0e675/ DCHOOI_CAL2012_13_DESKTOPS. zip.html
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lunedì 23 gennaio 2012
Strip The Chubs Game
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lunedì 16 gennaio 2012
Tassisti inglesi a nudo (a fin di bene)
Considerato il quadro economico italiano, lo spread impietoso, la polemica sulle liberalizzazioni e soprattutto le agitazioni che negli ultimi giorni hanno riguardato proprio la categoria dei tassisti, è quasi ironico che dall'Inghilterra giunga questa news, che ci parla di tassinari ridotti in mutande, anzi, senza neppure quelle, allo scopo di raccogliere fondi di beneficienza con l'ennesimo, trasgressivo calendario che offre nudi inusuali nella loro normalità.
Scopo del calendario è anche quello di dare risonanza alla nuova iniziativa riguardo la sicurezza femminile nelle strade, lanciata dal servizio GetTaxi in collaborazione con il Suzy Lamplugh Trust, fondazione per la tutela delle donne sole costrette a spostarsi per le vie di Londra a tutti gli orari. Un'applicazione che permetterà alle clienti di visualizzare sui loro smartphone l'immagine dell'auto prenotata, dell'autista che sta arrivando, il suo numero di cellulare, più una serie di altre opzioni volte a garantire la sicurezza della persona. L'iniziativa prevede anche che i tassisti si accertino che le loro clienti siano al sicuro dietro una porta chiusa, prima di abbandonare la strada dove le hanno accompagnate. Il calendario, che naturalmente simboleggia l'innocenza e l'assenza di segreti all'interno della rete di taxi in questione, ha coinvolto dodici tassisti selezionati tra centinaia di operatori del settore, e si propone di guadagnare migliaia di sterline per scopi benefici. Ogni tassista è ritratto vicino alla vettura con indosso nient'altro che il cartello indicativo di una strada di Londra a coprire le parti "critiche".
L'intero cast di modelli improvvisati è stato ritratto in una foto di gruppo, sotto gli occhi sorpresi di centinaia di turisti e pendolari, di fronte al Tower Bridge. La giornata, pare, fosse davvero fredda. Tuttavia, l'iniziativa è stata svolta con allegria, e si punta molto tanto sulle vendite del calendario 2012, che potrà essere acquistato online su www.gettaxi.co.uk.
«Ero piuttosto nervoso, all'inizio» racconta uno dei protagonisti. «Ma sono orgoglioso di avere partecipato all'iniziativa. Ora non resta che vedere se qualcuno dei miei futuri passeggeri mi riconoscerà con i vestiti addosso.»
Nel video, un Making Off dei lavori. Woof!
lunedì 17 ottobre 2011
L'Uomo Piuma della Sorgenia
Ci piace molto questo spot della Sorgenia, uno dei quattro (per ora) spot che calcano l'accento sul risparmio energetico e il rispetto per l'ambiente. Ci piace perché proposto con una certa delicatezza che riesce a essere fiabesca senza essere stucchevole. Ci piace per la scelta di mostrare un omone in grado di essere un protagonista felice (carino per giunta), cosa di solito piuttosto rara nella pubblicità. Ci piace per la sua capacità di utilizzare dei cliché in modo alternativo, giocando sul contrasto tra esteriorità e interiorità. Insomma, la consideriamo una pubblicità da Woof!, e ve la proponiamo con piacere.
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lunedì 19 settembre 2011
Capitan (Woof!) America - Una parodia a budget zero
Non si è salvato neanche Capitan America. Dal cinema, dal logoramento mediatico, dal trash, e dalle parodie. Il supereroe fuori dal tempo, avversario dei nazisti, resuscitato tanti anni fa dalla Marvel e reintrodotto ai nostri giorni dal geniale Stan Lee, sta attualmente vivendo una nuova avventura cinematografica con Captain America - The First Avenger, il film kolossal a lui dedicato e diretto dal regista Joe Johnston. Ecco arrivare, dunque, anche per il buon capitano una parodia che non le manda a dire. Una parodia da tempi di crisi, a zero budget. Ma soprattutto, a sorpresa: una parodia ursina, con un modesto nanerottolo trasformato dal siero del supersoldato in qualcosa di... molto più interessante, e inarrestabile come uno schiacciasassi. L'intento del video è sicuramente trash, ma che importa? Noi lo troviamo divertente. E nel vedere irrompere questo Capitan Bear, dietro il suo minuscolo scudo, gli diamo il benvenuto con un forte: «Capitano! Mio capitano!»
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mercoledì 7 settembre 2011
Oso De Peluche
martedì 2 agosto 2011
IKEA. Tested by everyday life.
giovedì 23 giugno 2011
Cambia il Ventre
"Cambia il vento", bufera sul manifesto per la Festa Democratica di Roma
http://alessiospataro.blogspot.com/
martedì 14 giugno 2011
Pelotas: L'ammiratore di Flo
Pelotas (letteralmente “Palle”) è una serie televisiva spagnola che ruota intorno a un gruppo di persone, tutte appassionate di calcio e in vari modi connessi con una modesta squadra locale. Protagonista della serie è l’affascinante attore Ángel de Andrés Lòpez, nella parte di Florencio Sáez, un chubby daddy di notevole sex appeal, che in questo montaggio (tratto dalla puntata 20 della seconda stagione) vediamo in una situazione molto imbarazzante. Flo (come lo chiamano gli amici) è finito in prigione, e subisce le attenzioni erotiche di un altro soggetto ursino. Orsoni notevoli e ironia tutta spagnola. L’episodio completo può essere visionato (in lingua spagnola) seguendo il link in fondo al post. Woof!
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martedì 24 maggio 2011
TiggerBear at Drenched Fur
venerdì 20 maggio 2011
Mario - SXSW 2011 Film Bumper
Kingpin: Rape and Revenge
La Marvel Comics ha recentemente aperto, nelle proprie serie a fumetti, a un contenuto gay friendly più marcato rispetto agli anni precedenti. La giovane coppia omosessuale Wiccan-Hulking, militanti nei Young Avengers, gode attualmente di una grossa visibilità e la loro popolarità è in crescita sia presso la comunità LGBT che tra lettori etero. La loro storia d’amore ha fatto piazza pulita di precedenti relazioni omosessuali targate Marvel, fatte più che altro di emozioni suggerite (Mystica e Destiny, Rictor e Shatterstar) e sfuggenti sottotesti. Nello stesso tempo (ma con molta più parsimonia) qualcosa si è andato muovendo nella rappresentazione di un eros meno asservito ai cliché e più aperto a suggestioni di genere Bear, mostrando nudo il guerriero asgardiano Volstagg e regalando persino un velato ditirambo della sua arma virile, oppure spogliando con maliziosa frequenza il villosissimo semidio Ercole. Certo, non tutto è oro quel che riluce, e alcune escursioni nell’extraterritorialità dell’erotismo mainstream si tingono ancora di trash... e di violenza. Soprattutto se mostriamo un ciccione (per molti portatore, nel suo corpo, di simboli erotici sia maschili che femminili) diventare oggetto di attenzioni sessuali. L’effetto «Squeal like a Pig» subito dal paffuto attore Ned Beatty nel classico film Deliverance (Un tranquillo week-end di paura) sembra essere ancora l’approccio più presente nella fiction destinata a un pubblico generalista. E l’episodio della violenza carceraria pare essere ancora una caramella da lanciare in pasto ai lettori di crime story, avidi di conoscere i traumi che hanno forgiato i loro truci beniamini.
Lo scoop è che la scena incriminata, stavolta, riguarda il personaggio di Kingpin, il gigantesco e cattivissimo gangster che in casa Marvel è un po’ il burattinaio di tutto il crimine organizzato. Creato come avversario dell’Uomo Ragno e molti anni dopo reintrodotto, in una chiave più virata al noir, come nemesi di Daredevil, Wilson Fisk (in arte Kingpin, cioè il Capo) subisce un ulteriore restyling nel reboot della nuova serie “per lettori maturi” dedicata al Punisher (Punisher Max: Kingpin). Il racconto fa un salto indietro nel tempo, mostrandoci gli inizi delle carriere sia dell’inarrestabile vigilante che dello spietato e gigantesco criminale. Per la prima volta, vediamo Kingpin bambino, scopriamo gli orrori della sua infanzia e i suoi primi delitti. Lo vediamo crescere, diventare calvo, ingrassare come un Budda, finire in prigione e prenderlo brutalmente nel didietro mentre la canaglia di turno gli sussurra «Hai le tette più grosse di quelle di mia moglie».
Lo sceneggiatore Jason Aaron e il disegnatore Steve Dillon (già presente da tempo sulle serie dedicate al Punisher) presentano l’episodio inserendolo in un banchetto di turpitudini non estranee ai fans delle avventure di Frank Castle. Il pur meritevole Dillon, reduce degli eccessi pensati da Garth Ennis per il suo Preacher, sembra (ahilui) destinato a percorrere la stessa china dello sceneggiatore irlandese con il quale ha realizzato il suo primo exploit importante. Diventare, cioè, un cantore dei dettagli più sordidi e stucchevoli, dei volti perversi fino alla caricatura, e della sofferenza spesso fine a se stessa. Lo sceneggiatore Jason Aaron in questo non lo aiuta, spingendo sul pedale del gore al punto che le atmosfere noir del Punisher assomigliano sempre più al torture porn che al poliziesco e alla crime story.
Proprio l’episodio della violenza sessuale sull’obeso e cattivissimo Kingpin (non ancora conosciuto e temuto come in seguito) mostra la corda di questa scelta stilistica. Se per un orsofilo, vedere il corpo di Wilson Fisk trasformato in oggetto erotico può suscitare un fugace brivido, il contenuto risulta scontato, e paradossalmente, per un fumetto con il marchio “Max – riservato a lettori maturi”, desolatamente infantile e privo di una logica narrativa degna di questo nome.
La violenza subita da Kingpin (glielo fanno sentire tutti i detenuti presenti nelle docce spedendolo in infermeria per tre settimane) è ovvio preludio a una feroce vendetta che richiama alla memoria il Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Senza entrare nei dettagli, Fisk attende di uscire di galera. Fa scempio (indovinate un po’ come) dell’ignara moglie del suo principale stupratore (dopotutto, non poteva competere in fatto di tette) e fa recapitare al marito, ancora in prigione, un pacco di foto che documentano dettagliatamente il rito. Il marito sclera, fa una carneficina, evade in tempo record e si precipita a casa dove trova ad attenderlo... Kingpin che ne farà lentamente polpette per barboncini.
Per la serie “mi prendi per il culo?”. In questo caso, alla lettera. Forse qualcuno, in casa Marvel, ha pensato che mostrare le chiappe striate di sangue di quell’omone di Kingin, e un nerboruto che gli si appressa a brache calate, avrebbe eccitato i lettori al punto di annebbiare ogni loro ulteriore giudizio.
Beh, non funziona. Nella dinamica narrativa proposta non esistono ostacoli istituzionali di nessun tipo, né è sufficiente dire che l’istituzione carceraria (in questo caso americana) sia difettosa o che la polizia non sa fare il proprio mestiere. Parliamo di un’evasione fin troppo facile (infatti non viene neppure mostrata), di un pacco di foto che documentano brutali violenze su una donna, un marito nel panico che invece di denunciare l’emergenza fa fuori tutti ed evade per correre a casa. Un vendicatore che fa i suoi comodi nell’abitazione del suo nemico, dove già si è consumato un brutale assassinio, e addirittura lo attende senza temere alcuna interferenza.
Al di là del potere criminale (qui peraltro mostrato ancora in una fase di ascesa) gli sviluppi di questa storia, ascrivibile al genere rape and revenge, sono, più che illogici, decisamente puerili. Privi di logica e con più buchi di un colabrodo, giusto per mostrare maschioni che si scannano indisturbati. Non è facile da scusare a un fumetto che vorrebbe presentarsi come adulto, tosto e cazzuto. Ma che alla fine della fiera risulta soltanto noiosamente violento, e ormai anche lo splatter, nei fumetti, ha perso gran parte della sua carica provocatoria. Appare leziosa, e le smagliature dei contenuti si affacciano evidenti come larghi sorrisi beffardi.
Resta soltanto un sguardo alle morbide natiche del più grande gangster della Marvel e sempre più voglia di fare l’amore e... mandare a farsi fottere la guerra.
Lo scoop è che la scena incriminata, stavolta, riguarda il personaggio di Kingpin, il gigantesco e cattivissimo gangster che in casa Marvel è un po’ il burattinaio di tutto il crimine organizzato. Creato come avversario dell’Uomo Ragno e molti anni dopo reintrodotto, in una chiave più virata al noir, come nemesi di Daredevil, Wilson Fisk (in arte Kingpin, cioè il Capo) subisce un ulteriore restyling nel reboot della nuova serie “per lettori maturi” dedicata al Punisher (Punisher Max: Kingpin). Il racconto fa un salto indietro nel tempo, mostrandoci gli inizi delle carriere sia dell’inarrestabile vigilante che dello spietato e gigantesco criminale. Per la prima volta, vediamo Kingpin bambino, scopriamo gli orrori della sua infanzia e i suoi primi delitti. Lo vediamo crescere, diventare calvo, ingrassare come un Budda, finire in prigione e prenderlo brutalmente nel didietro mentre la canaglia di turno gli sussurra «Hai le tette più grosse di quelle di mia moglie».
Lo sceneggiatore Jason Aaron e il disegnatore Steve Dillon (già presente da tempo sulle serie dedicate al Punisher) presentano l’episodio inserendolo in un banchetto di turpitudini non estranee ai fans delle avventure di Frank Castle. Il pur meritevole Dillon, reduce degli eccessi pensati da Garth Ennis per il suo Preacher, sembra (ahilui) destinato a percorrere la stessa china dello sceneggiatore irlandese con il quale ha realizzato il suo primo exploit importante. Diventare, cioè, un cantore dei dettagli più sordidi e stucchevoli, dei volti perversi fino alla caricatura, e della sofferenza spesso fine a se stessa. Lo sceneggiatore Jason Aaron in questo non lo aiuta, spingendo sul pedale del gore al punto che le atmosfere noir del Punisher assomigliano sempre più al torture porn che al poliziesco e alla crime story.
Proprio l’episodio della violenza sessuale sull’obeso e cattivissimo Kingpin (non ancora conosciuto e temuto come in seguito) mostra la corda di questa scelta stilistica. Se per un orsofilo, vedere il corpo di Wilson Fisk trasformato in oggetto erotico può suscitare un fugace brivido, il contenuto risulta scontato, e paradossalmente, per un fumetto con il marchio “Max – riservato a lettori maturi”, desolatamente infantile e privo di una logica narrativa degna di questo nome.
La violenza subita da Kingpin (glielo fanno sentire tutti i detenuti presenti nelle docce spedendolo in infermeria per tre settimane) è ovvio preludio a una feroce vendetta che richiama alla memoria il Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Senza entrare nei dettagli, Fisk attende di uscire di galera. Fa scempio (indovinate un po’ come) dell’ignara moglie del suo principale stupratore (dopotutto, non poteva competere in fatto di tette) e fa recapitare al marito, ancora in prigione, un pacco di foto che documentano dettagliatamente il rito. Il marito sclera, fa una carneficina, evade in tempo record e si precipita a casa dove trova ad attenderlo... Kingpin che ne farà lentamente polpette per barboncini.
Per la serie “mi prendi per il culo?”. In questo caso, alla lettera. Forse qualcuno, in casa Marvel, ha pensato che mostrare le chiappe striate di sangue di quell’omone di Kingin, e un nerboruto che gli si appressa a brache calate, avrebbe eccitato i lettori al punto di annebbiare ogni loro ulteriore giudizio.
Beh, non funziona. Nella dinamica narrativa proposta non esistono ostacoli istituzionali di nessun tipo, né è sufficiente dire che l’istituzione carceraria (in questo caso americana) sia difettosa o che la polizia non sa fare il proprio mestiere. Parliamo di un’evasione fin troppo facile (infatti non viene neppure mostrata), di un pacco di foto che documentano brutali violenze su una donna, un marito nel panico che invece di denunciare l’emergenza fa fuori tutti ed evade per correre a casa. Un vendicatore che fa i suoi comodi nell’abitazione del suo nemico, dove già si è consumato un brutale assassinio, e addirittura lo attende senza temere alcuna interferenza.
Al di là del potere criminale (qui peraltro mostrato ancora in una fase di ascesa) gli sviluppi di questa storia, ascrivibile al genere rape and revenge, sono, più che illogici, decisamente puerili. Privi di logica e con più buchi di un colabrodo, giusto per mostrare maschioni che si scannano indisturbati. Non è facile da scusare a un fumetto che vorrebbe presentarsi come adulto, tosto e cazzuto. Ma che alla fine della fiera risulta soltanto noiosamente violento, e ormai anche lo splatter, nei fumetti, ha perso gran parte della sua carica provocatoria. Appare leziosa, e le smagliature dei contenuti si affacciano evidenti come larghi sorrisi beffardi.
Resta soltanto un sguardo alle morbide natiche del più grande gangster della Marvel e sempre più voglia di fare l’amore e... mandare a farsi fottere la guerra.
lunedì 2 maggio 2011
Real Sex: il porno alternativa è il nuovo rock'n'roll
Real Sex: il porno alternativo è il nuovo rock'n'roll
di Sergio Messina con prefazione di Carlo Antonelli, pubblicato da Tunué.
«Eppoi si dice che viviamo tempi duri. Balle. Vi rendete conto di che razza di inferno era prima? Stavi isolato,perso dentro la tua innocente perversione sessuale. A chi potevi raccontare quanto ti mandassero in brodo di giuggiole i saccoccioni...»
mercoledì 27 aprile 2011
Zibba Forever
E' ormai ufficiale. Zibba della band Zibba e gli Almalibre, è la nuova icona Bear della musica italiana. Il gruppo musicale nata nel 1998, sta riscuotendo meritatissimi consensi, ma è il carisma (non soltanto canoro) del suo frontman a spopolare (per ovvi motivi) nell'ambito ursino, dove la sua silhouette va ad aggiungersi a quelle già consacrate di altri mitici orsi della musica nostrana, tra cui Luca Persico dei 99 Posse e Nitto dei Linea 77. Della musica di Zibba e gli Almalibre ci piace la freschezza che recupera onestamente sonorità d'autore, e ci affascina la voce di Zibba, che qualcuno ha paragonato a quella di Fred Buscaglione, ma che a noi ricorda certe performance di Vinicio Capossela, con tutte le emozioni che questo comporta. Per "buon peso" (alla siciliana, è il caso di dirlo), pensiamo che Zibba, oltre che un ottimo cantante, sia anche un bellissimo uomo. Un giovane orso con una voce di cui è impossibile non innamorarsi. Per questo ringraziamo l'amico PanEros, che ha documentato fotograficamente il concerto del nostro beniamino e della sua band a Roma lo scorso 25 Marzo 2011, e ci ha gentilmente offerto di linkare la sua galleria su Flickr.
Buona visione e buon ascolto.
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sabato 23 aprile 2011
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